Selene Calloni Williams presenta la primavera come un momento privilegiato per la meditazione e la crescita interiore, paragonando il risveglio naturale a un insegnamento spirituale. La transizione dall’inverno, con il suo silenzio statico, alla vitalità primaverile – segnata da formiche, germogli, canti di uccelli e ruscelli – riflette un modello di armonia col cambiamento, invitando a osservare la realtà senza attaccamenti.
Nel dodicesimo articolo per la sua rubrica Agorà di iO Donna, l’autrice lega questo processo a tre principi buddhisti:
- Impermanenza: illustrata dalla fugacità dei fiori di ciliegio, simbolo di bellezza effimera che incarna il sacro nell’atto di donarsi.
- Interconnessione: evidenziata attraverso la pratica sciamanica giapponese del “reciproco potenziamento uomo-natura”. Durante una meditazione sul monte Koya con lo sciamano Noburo, l’interazione con lo spirito di un cedro rosso, accompagnata dal mantra *Amaterasu o-o mi kami*, rivela una simbiosi profonda tra umano e naturale, dove energie e consapevolezza si scambiano.
- Assenza di Io (Anatta): sviluppato durante un ritiro in Sri Lanka, dove l’osservazione di un fiume insegna che l’identità individuale è illusoria, simile a un’onda parte di un flusso più vasto.
La primavera, dunque, diventa un invito a superare la visione egoica, abbracciando la non-dualità: esistiamo nelle relazioni, non come entità isolate. La natura, con i suoi cicli, ricorda che la realtà è un intreccio dinamico di trasformazioni e connessioni. La meditazione, integrata con elementi come il *Shinrin Yoku* (bagno nella foresta), emerge come strumento per accedere a questa consapevolezza, trasformando l’osservazione del mondo esterno in un viaggio interiore verso l’equilibrio e l’unità col cosmo.