Nel percorso di risveglio della Kundalini attraverso i sette chakra, il quinto centro energetico — Vishuddha, il chakra della gola — occupa una posizione strategica e spesso sottovalutata. Il suo nome sanscrito significa “ciò che è completamente purificato”, e questa purificazione avviene proprio attraverso uno strumento che usiamo ogni giorno senza conoscerne la vera natura: la parola.
L’elemento etere e la biblioteca delle memorie
A differenza dei quattro chakra inferiori, associati rispettivamente alla terra, all’acqua, al fuoco e all’aria, il quinto chakra corrisponde all’elemento etere — lo spazio puro, quella dimensione sottile che gli antichi chiamavano akasha e che oggi potremmo definire come il campo morfico, il luogo in cui le nostre memorie sono registrate. L’etere non è il vuoto, ma una presenza: è la biblioteca vivente di tutto ciò che è stato, è e sarà.
La porta blu del sogno
Vishuddha è anche la porta blu del sogno, quel portale di passaggio attraverso cui la coscienza transita dalla veglia al sonno e viceversa. Nel quinto chakra il sogno notturno e il sogno diurno — l’aspirazione, la visione, il desiderio profondo dell’anima — si incontrano e si amplificano a vicenda. Tanto più intensamente e liberamente sappiamo sognare di notte, tanto più le nostre aspirazioni diurne acquistano chiarezza e forza. È qui, in questo spazio liminale, che il sogno diventa soffio creatore.
La parola che non descrive, ma evoca
Il grande equivoco sulla parola è credere che essa serva solo a comunicare, descrivere, convincere. Nel lavoro sciamanico e yogico la parola ha una funzione radicalmente diversa: essa evoca, trasforma, crea. Il suono precede la forma: basta pensare agli esperimenti di cymatics, dove la sabbia su una membrana vibrante assume geometrie precise a seconda delle frequenze sonore. Il suono dà forma alla realtà.
Lo sciamano — il bardo, il narratore — conosce il nome segreto delle cose. Conoscere il nome segreto significa conoscere l’origine di un evento, la sua essenza più profonda, e quindi avere il potere di trasformarlo. Mantra, formule psichiche, canti rituali: sono tutti strumenti del quinto chakra, modi per evocare il numen — lo spirito vivente — delle cose.
Il collegamento tra cuore e visione
Se la Kundalini si ferma al quarto chakra, c’è amore, ma quell’amore resta muto. Se sale al sesto senza attraversare il quinto, la visione resta sterile perché non può essere comunicata. Il quinto chakra è il cerniera essenziale: è dove l’eros si fa parola sacra, dove il sentire si trasforma in voce dell’anima. È anche il luogo — secondo James Hillman — dell’immaginale: la grande terra di mezzo tra conscio e inconscio, dove le immagini prendono forma prima di manifestarsi come eventi.
Chi abita consapevolmente il quinto chakra smette di essere vittima degli eventi e diventa co-creatore della propria realtà. Perché il karma non risiede in ciò che accade, ma nel modo in cui ce lo raccontiamo. Cambiare la narrazione significa cambiare la vita.
La pratica: OMI One Minute Immersion
Per risvegliare il quinto chakra, ti propongo di fare una pratica breve ma potente, da ripetere più volte nel corso della giornata seguendo il metodo OMI, small and steady. Un minuto di pratica cosciente che potrai fare grazie all’approfondimento che trovi sulla app ORAYA, modulo CORPO.





