Continua il nostro viaggio nell’ansia. Dopo aver parlato dell’antidoto più potente contro l’ansia, voglio parlare di come trasformare l’ansia dei genitori e quindi della vecchiaia. Esistono due aspetti di questo argomento: l’ansia dei genitori verso i figli e l’ansia delle persone di una certa età nei confronti della vecchiaia.
Sono due forme di ansia intense e ovviamente molto diffuse. Come abbiamo visto in più occasioni, possiamo trasformare l’ansia in un’energia positiva. L’ansia del genitore verso i figli è particolare, perché non riguarda se stessi, il proprio Io, ma un prolungamento di sè, che è il figlio. Questo tipo di ansia è davvero deleteria, perché si trasmette, spinge i figli ad avere immagini tremende. Quando il genitore investe il figlio con la sua ansia, il figlio inizia a produrre immagini influenzate dall’ansia del genitore.
Tutto ciò che immaginiamo possiamo diventarlo e quindi i genitori dovrebbero evitare di influenzare i figli, tanto da spingerli a produrre immagini negative del loro futuro. L’ansia dei genitori verso i figli inizia da subito, dal primo momento in cui il figlio viene al mondo. Anzi, forse addirittura quando il bimbo è nella pancia e riguarda in modo specifico la sua salute. L’ansia che al bambino che si trova nella pancia o al neonato possa accadere qualcosa di grave. Non è tanto l’ansia in sè, ma il significato negativo che attribuiamo alla stessa a produrre effetti negativi.
Il genitore inizia a manifestare immagini, dovute a una modifica del cervello che avviene anche durante il parto. Si attivano aree che hanno a che fare con l’accudimento, la sopravvivenza, con l’attenzione. La mente traduce poi queste mutazioni biologiche in immagini che sono in fondo molto utili e positive.
Pensiamoci bene: quando partorisce, la madre dà simultaneamente sia la vita sia la morte.
L’incontro con Ade
Cos’è la paura della malattia se non la paura che al figlio succeda qualcosa. Nel suo La vana fuga dagli dei, James Hillman cita una frase di Jung. “Gli dei sono diventati malattie”. Le malattie sono quindi degli dei vissuti attraverso la mente, ovvero il giudizio mentale. La paura che caratterizza la mente è il primo Dio di cui la mente ha terrore, ovvero Ade, il fratello di Zeus, il re degli Inferi, dell’Underworld. I greci non riuscivano nemmeno a raffigurare Ade, perché è inimmaginabile, rappresenta il mistero, l’invisibile, l’altra faccia della Luna. Quella che rimane invisibile e che rappresenta anche l’altra metà di noi stessi.
Dal primo istante in cui veniamo al mondo, iniziamo anche a morire. Però lo dimentichiamo, perchè la mente è selettiva, come una lama che divide la vita dalla morte. Per questo non riusciamo più a sentirci morenti e viventi in vita simultaneamente, anche se in verità lo siamo. Se ci sentiamo vivi, non possiamo sentirci al tempo stesso anche morti. Se riteniamo di essere nati, non crediamo di essere morti. La madre che dà la vita, non può accettare di aver dato al figlio, nello stesso momento, anche la morte.
La mente è mero giudizio, analisi, ratio, è la mente comune. Tutta la nostra civiltà è costruita sulle separazioni: di genere, maschile e femminile, vita e morte, giorno e notte, lunarità e solarità, razionalità e irrazionalità, conscio e inconscio, visibile e invisibile.
Ogni civiltà, in quanto tale, si costruisce attorno a questa separazione. In qualsiasi epoca i valori del bene vengono messi da una parte e quelli del male dall’altra. La nostra è una civiltà squilibratamente patricentrica e razionale, per cui tutti i valori di bene sono messi nell’universo maschile, solare, diurno, razionale e tutti i valori di male sono messi nell’universo femminile, notturno, lunare, irrazionale. Quindi tutto il bene viene attribuito al vivente e tutto il male al morente.
In realtà sono simultanei e la mente attribuisce prima il valore negativo alla morte e poi lo rimuove dandoci l’impressione di essere solo viventi. Esistono altre civiltà che hanno fatto l’opposto, ovvero hanno messo tutti i valori di bene nel femminile, nella notte, nella morte, nell’oscurità, irrazionalità e tutti i valori di male dall’altra parte. Sono civiltà squilibratamente matricentriche, come l’antica civiltà Maya, quella Incas. Praticavano i sacrifici rituali quando facevano il gioco della palla, che decretava che colui che vinceva riceveva in premio la morte.
Il mito di Platone
All’origine di tutte le cose siamo sferici, come racconta Platone nel mito dell’uomo sferico, talmente potente che gli Dei avevano paura di lui. Quindi Zeus decide di tagliarlo a metà. Zeus rappresenta proprio la civiltà, la razionalità, mentre suo fratello Ade rappresenta l’aspetto invisibile, irrazionale, la morte, l’oscurità. A un certo punto diventa così tanto il male da essere del tutto rimosso. Il mistero non si può neanche immaginare. Ai suoi primordi, la civiltà greca dà quasi l’impressione di essere un miracolo, cioè di riuscire a essere equilibrata tra i valori di maschile e femminile, vita e morte, razionale e irrazionale. Era una civiltà basata sulla bellezza, ma prestissimo è scivolata in quel patricentrismo che oggi ha raggiunto il suo apice e ha iniziato la decadenza. Come dice Leopardi ne Lo Zibaldone, ogni civiltà raggiunge il suo apice, arriva all’eccesso di se stessa e iniziano le barbarie, la decadenza e poi si ricomincia da capo, in un ciclo infinito.
Così gli Dei diventano malattie, la morte una tragedia. Ciò che biologicamente, istintivamente, la madre tenta di fare quando produce questa ansia verso il bambino, è riuscire a manifestare e a mantenere questo equilibrio tra la vita e la morte, tentare di dare una sfericità al figlio, una totalità, una verità. In questo modo la madre produrrà per lui sia visioni di vita sia immagini di malattia, morte, pericolo. Il problema è che la mente giudica nell’immediato le immagini di vita e di salute come positive, mentre quelle di morte e di pericolo come negative. Quindi crea un circuito terribile in cui la madre sta male e il bambino di conseguenza sta male. Si entra in un circolo vizioso di dolore per via di queste immagini, prodotte dalla sua stessa immaginazione, a causa dei cambiamenti nel cervello che avvengono durante la gravidanza, con il parto, con l’allattamento.
Come Teti con il figlio Achille
D’istinto, la madre cerca di donare l’immortalità al figlio, come Shiva, che è morente e vivente allo stesso tempo. Per questo è raffigurato sempre tutto cosparso di cenere funeraria. Non perchè se la sparga addosso ma perché la produce attraverso ogni poro della pelle. Ciascuno di noi è come Shiva.
La mente tuttavia ci limita, ci divide a metà. La madre d’istinto cerca di dare al figlio la sfericità, questa libertà dalla paura e immortalità. Come diceva il grande Sri Aurobindo: “La morte è la garanzia dell’immortalità.”
La madre cerca di fare la stessa operazione compiuta da Teti con Achille: lo intinge nel fiume Lete, ovvero il fiume infernale, della morte, e gli dona l’immortalità. Questo mite ci dice tutto: la madre dona la sfericità al figlio, ma la mente blocca il processo e lo trasforma in un incubo allucinante. Aggiungiamo anche il fatto che il mondo è tossico, la civiltà non ha più alcun equilibrio perchè è potere e il potere si esercita proprio grazie allo squilibrio, spaccando l’essere umano per renderlo misurabile, governabile e prevedibile. Allora la madre dovrebbe essere in grado di riconoscere tutto ciò, anche se in questo mondo non c’è nessuno che te lo dice. Nessuno dirà alla madre che la sua ansia è positiva, perchè è proprio grazie a quella che darà al figlio vita e morte, che potrà essere consapevole di Ade anzichè passare la vita a fuggirlo. L’unica cosa che deve fare è produrre le immagini più terribili e dolorose e contemplarle serenamente. Osserva queste immagini. Cosa sono? Sono Ade, sono il Dio, come diceva Jung, gli Dei che sono diventate malattie nella nostra civiltà. Queste immagini diventano malattie solo perchè la mente ne ha paura. Questa civiltà non può permettersi di avere individui liberi, di fare di tutto. Deve avere persone mediocri, che piegano la testa e ubbidiscono. Possibilmente eternamente malati, non gravemente perchè poi muoiono e non si fanno i soldi con i morti.
Per amore del figlio, il genitore si deve ribellare al sistema. Mamme, permettetevi di produrre le immagini che riguardano le più grandi tragedie che possono accadere al vostro bimbo senza giudizio negativo. Sarà lo stesso che farà sì che la vostra ansia diventi una forza positiva, costruttiva, proveniente direttamente da Ade. Istintivamente, siete spinte a fare di vostro figlio un immortale, come Teti con Achille, per farne un immortale, cioè un essere integrale in cui la parte visibile e invisibile sono presenti in modo consapevole e simultaneamente. Producete immagini di pericolo, di morte, con serenità. Così Ade non sarà più una malattia nè per voi nè per il figlio.
Se sei stato figlio di una madre illuminata, di un genitore illuminato, sei immortale e sei cresciuto libero dalla paura. Hai potuto essere un grande creativo, goderti la vita, rimanere nello stato aureo, nello stato di coscienza in cui non si muore. Al termine di una vita lunga e felice ci si addormenta diventando un Daimon, ovvero lo spirito guida dei viventi. Perché nella morte non si ha paura, quindi non si cade nella fossa dell’inconsapevolezza, non si dimentica e il ciclo vita e morte, il ciclo di consapevolezza, rimane ininterrotto.
Se non sei stato figlio di un genitore illuminato, cosa assai più normale in questo mondo, allora invecchiando vedrai venire a galla tutte le angosce dell’infanzia. Con l’invecchiamento, la mente regredisce ricordando i momenti sempre più lontani nell’infanzia. E viene a galla tutto quello che è stata la nostra primissima infanzia, addirittura il momento della nascita nella vita intrauterina, il concepimento. Nel momento della morte ci si riunisce alla vita, quindi al momento del concepimento. Invecchiando si regredisce per ritrovare il momento che precede il concepimento e che coincide con il momento della morte. Il momento in cui i venti del Karma soffiano fortissimi per plasmare tutte le immagini della vita una volta nati e del transito dalla vita alla successiva rinascita, quando si muore.
Si può invertire il processo
Da vecchi si ha una paura tremenda della malattia, della morte. Si vive così una vecchiaia da incubo. Come si vive la vecchiaia? Dipende da come si è vissuta la primissima infanzia e anche il concepimento, la nascita. Perchè è tutto un cerchio, quindi tutto torna. Puoi cambiare anche adesso, anche se non sei figlio di un genitore illuminato. L’universo offre sempre una seconda possibilità. Nella vecchiaia, tutta l’angoscia che ti accada qualcosa, che ti arrivi una malattia e la morte, l’angoscia del pericolo che hai vissuto nella prima infanzia ritorna per darti una seconda possibilità di cambiare questa immagine. Dipende solo da te. Quando eri neonato dipendeva da tua madre e da tuo padre. Adesso che sei vecchio dipende solo da te.
Sei più libero in vecchiaia che alla nascita, anche se ti ritrovi nella medesima condizione. Sei attraversato dalle medesime immagini, dalla paura. Ade è con te come quando eri neonato e hai la possibilità di trasformare la malattia, la paura, l’angoscia, nel Dio.
Per questo siamo qui tutte le mattine alle sette, perché insieme si può fare. Attraverso la pratica, la meditazione, il rituale. Devono passare attraverso un’iniziazione. Come diceva la compagna spirituale di Aurobindo, “Non ci sono due possibilità, ce n’è una e una soltanto. Questa condizione di libertà e mortalità, di salvezza, si può raggiungere unicamente attraverso l’iniziazione.”
Perché in nessun modo è possibile raggiungerla attraverso la mente e attraverso i suoi strumenti. Il raggiungimento della libertà comporta l’andare oltre la mente, tramite lo strumento che fin dall’origine del tempo, è l’iniziazione. La pratica, la meditazione, lo Yoga, i rituali sciamanici, hanno efficacia mediante l’iniziazione. La meditazione deve essere quel cammino che ti porta a superare il giudizio che hai nei confronti della tua ansia, perchè quello che poi porta l’ansia a limitarti e a fregarti è il giudizio che dai all’ansia. Così si ritorce contro di te. Ma se la vivi senza giudicarla, la vedi per ciò che è: pura energia, vibrazione, essere a tu per tu con Ade.
Come diceva mia madre quando ero bambina, “Selene, forza e coraggio.” Ci vuole forza e coraggio grazie alla meditazione, che sarà l’antidoto alla morale ovvero alla mente, a quell’azione discriminante che separa il bene dal male, la salute dalla malattia, la morte dalla vita, il femminile dal maschile, la notte dal giorno, l’inconscio dal conscio.
Quando vedrai le immagini di pericolo, malattia e morte come fonte di quell’ansia positiva, la vibrazione più sottile, l’energia più intensa, allora potrai restare energico anche nella vecchiaia. Potrai incontrare la morte da vivo, con gli occhi aperti, senza paura.





