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Interviste

Tra foreste, silenzi e simboli

12 Giugno 2026 Ti Sana
Tra foreste, silenzi e simboli

Selene Calloni Williams torna a parlare di sé, della natura e dello sciamanesimo in un'intervista che si svolge tra i boschi di Bra, in provincia di Cuneo, durante un ritiro dedicato allo Shinrin Yoku, il bagno di foresta che da anni porta in Italia, intrecciandolo con il suo percorso di studio della filosofia giapponese, del buddismo Shingon e dello sciamanesimo degli Yamabushi.

Nel racconto emerge un legame con la natura che attraversa tutta la sua vita: "Il rapporto con la natura è stupendo. Per me è anima. A 19 anni sono stata in un eremitaggio nella foresta, come racconto nel mio libro Diario di una sciamana", racconta. Una presenza che si rinnova ogni giorno nella sua casa nel bosco svizzero, dove "di notte dormo con le finestre aperte e sento tutti gli animali del bosco: le volpi, i gufi, le civette, i cerbiatti, i cinghiali, i tassi".

La sua visione del mondo naturale si arricchisce di una dimensione profondamente simbolica, quella del wabi-sabi, l'estetica giapponese dell'imperfezione e dell'impermanenza: "Più che vedere la natura, sento di essere vista. A volte persino testata, messa alla prova", spiega, definendosi "the keeper of the tree, la custode dell'albero".

Al centro del suo lavoro resta il dialogo con l'invisibile attraverso il silenzio, che in giapponese trova espressione nei concetti di ma e mushin: "Il silenzio è uno spirito. Non è semplicemente assenza di parole. È dialogo con l'invisibile", afferma, aggiungendo che "è lì che l'universo parla".

Sul senso del proprio ruolo, Selene Calloni Williams offre una definizione che va oltre le etichette: "Sciamana è un titolo che ti danno gli altri. Io direi: essere al servizio dell'anima del mondo. Significa dialogare con l'invisibile". Una missione che si traduce nella capacità di trasformare le storie che viviamo: "Lo sciamano è uno storyteller. Ogni cultura ha i suoi miti. Noi viviamo dentro un mito che si ripete. Lo sciamano lo trasforma: cambia la narrazione e quindi cambia la realtà in cui il problema esiste".

L'intervista si chiude con un omaggio al suo grande maestro occidentale, James Hillman, conosciuto a Monte Verità in Svizzera, e con un pensiero che riassume la sua intera prospettiva sull'esistenza: "Tutto è immagine, sogno, proiezione".

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