"Quando il mio gattino è morto fra le braccia, ho conosciuto la morte per la prima volta in tutta la sua intensità e ho scoperto, in quello stesso istante, che non era una fine".
Così Selene Calloni Williams racconta, nell'intervista rilasciata a Vanessa Bertinotti per il podcast video e audio "Salute e Biohacking", uno dei momenti che hanno segnato il suo cammino di comprensione, una comprensione che, spiega, si attua a diversi gradi di intensità, sempre più crescenti.
"Lo descrivo nel libro Diario di una sciamana", continua Selene. "Un gattino a cui tenevo tantissimo è stato avvelenato da un vicino di casa, e mi è morto fra le braccia. In quel tempo cercavo un modo per cambiare mondo, non mi trovavo nella mia famiglia, nel mondo che mi circondava. Mi chiedevo spesso dove fosse la mia vera casa, i miei veri genitori. Quando è morto il mio gattino, ho provato un senso di disperazione molto grande, mi sono messa sul letto con il suo corpo e mi sono detta: resto qui immobile, entro in meditazione."
Fin da bambina, racconta Selene, leggeva i libri della biblioteca personale di sua madre: tra questi, Sri Aurobindo, che la affascinava parlando dell'uomo mistico, di come arrivare a una overmind, a un pensiero del cuore. "Credo che lì io abbia raggiunto il mio primo Samadhi", continua, "uno stato di estrema beatitudine, di ampliamento dei confini. E infatti ho raggiunto una gioia immensa, ho sentito un calore straordinario, ho visto una luce chiara che era tutte le cose e in nessuna cosa allo stesso tempo."
In quegli attimi, racconta, ha compreso che il suo gattino stava viaggiando tra i mondi, aprendole la strada e permettendole di scoprire l'unione fra il visibile e l'invisibile.
Alla domanda di Vanessa Bertinotti su cosa la morte vorrebbe insegnarci se fosse seduta lì con loro, Selene risponde: "La morte è seduta con noi, qui in questo momento, per fortuna. È la nostra più potente alleata, perché nutre la vita, e la vita nutre lei. È, simbolicamente, l'espressione più pura dell'amore, del sacrum facere, dell'offrirsi, come i 'vira' dei maestri tantrici, gli eroi che non vedono l'ora di donarsi, mantenendo però ben saldo anche l'istinto della vita."
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