L’anno nuovo non è solo una data sul calendario, ma una vera e propria soglia simbolica. È quanto emerge dalla nuova uscita della rubrica di Selene Calloni Williams su Eticamente, una riflessione profonda che invita a ripensare completamente il nostro rapporto con il tempo e i passaggi della vita.
Nelle culture antiche, il passaggio d’anno era un momento di rinegoziazione con il senso dell’esistenza, non un semplice elenco di buoni propositi. Oggi siamo abituati a trattare il tempo come una successione di obiettivi e scadenze, ma l’anima, ci ricorda Selene Calloni Williams, “si muove per immagini, per risonanze, per chiamate sottili.”
“Il punto non è ‘che cosa voglio ottenere quest’anno?’, ma piuttosto: che cosa l’anno vuole da me?” Questa domanda rovescia la prospettiva abituale e restituisce al tempo la sua natura dialogica. Non siamo solo noi a muoverci nel tempo: è il tempo che ci attraversa, ci forma, ci educa.
Grazie al suo nuovo libro “Diario di una Sciamana, il cammino segreto di una monaca guerriera“, l’autrice ricorda: “Non ho scelto io il cammino. È stato il cammino a scegliere me, nel momento esatto in cui ho smesso di volerlo controllare.” L’anno nuovo funziona allo stesso modo: non chiede controllo, ma disponibilità. Non chiede sforzo, ma presenza.
Ma c’è di più: a uno sguardo più profondo, ciò che chiamiamo “scorrere del tempo” è una convenzione. Il tempo non si muove: è la coscienza che cambia stato. L’anno nuovo non arriva dall’esterno, ma accade ogni volta che siamo pronti a cambiare posizione interiore, frequenza percettiva, qualità di presenza.
I rituali di passaggio – piccoli o grandi – trasformano la nostra posizione interiore e parlano un linguaggio antico capace di raggiungere strati profondi del nostro essere.
Leggi l’articolo completo su Eticamente, nella nuova uscita della rubrica di SCW, per scoprire come accogliere l’anno nuovo come un ascolto profondo del presente.





