Prendere decisioni è una delle attività più faticose della vita contemporanea, perché abbiamo imparato a prenderle nel modo più rumoroso possibile: analizzando, confrontando, anticipando scenari, temendo errori. Così la decisione diventa un campo di battaglia mentale. Pensiamo che decidere significhi pensare di più, ma spesso accade il contrario: più pensiamo, più ci allontaniamo dalla chiarezza.
È su questo paradosso che Selene Calloni Williams porta la sua riflessione, nel suo nuovo articolo per la rubrica Agorà su Io Donna. Le decisioni veramente buone, sostiene, nascono quasi sempre da uno stato interiore diverso: la calma. Non una calma passiva o rinunciataria, ma una calma viva, vigile, percettiva. Una calma che vede.
La psicologia immaginale ci mostra qualcosa di profondamente diverso dall'approccio razionale a cui siamo abituati. La psiche non è una macchina calcolatrice: è un campo di immagini, simboli e intuizioni. Quando cerchiamo di ridurre la vita a un problema da risolvere, perdiamo l'accesso alla sua intelligenza più profonda. Ecco perché molte decisioni prese "razionalmente" lasciano poi una strana sensazione di disallineamento — qualcosa dentro di noi sapeva, ma non abbiamo ascoltato.
Nel buddhismo tantrico si dice che la mente agitata non è incapace di decidere: è incapace di vedere. Quando la mente si quieta, emerge una forma di intelligenza spontanea, immediata, quasi intuitiva. Non è un'intuizione vaga o emotiva: è una percezione diretta di ciò che è appropriato fare. Il grande yogi Milarepa lo descriveva con un'immagine precisa: la mente calma è come un lago di montagna, quando l'acqua smette di essere increspata, riflette perfettamente il cielo. La decisione allora non viene costruita. Appare.
Un altro grande errore della nostra epoca è pensare che le decisioni avvengano nella testa. In realtà il corpo percepisce molto prima. Il respiro cambia, lo stomaco si contrae o si distende, le spalle si irrigidiscono o si rilassano. Questi segnali non sono disturbi: sono forme di conoscenza. Le tradizioni contemplative insegnano da millenni che il corpo possiede una saggezza più antica del pensiero.