In un'epoca di soluzioni, come quella in cui viviamo, anche il bosco viene annoverato fra i possibili rimedi per avere una vita sana e in salute. La scienza lo conferma, anche se il potere curativo della foresta risiede altrove.
La foresta guarisce perché ti spinge a un confronto con l'idea che hai di te stesso: ci vediamo spesso come menti separate dal mondo, individui isolati.
Per scoprire la nostra vera natura, possiamo osservare le radici degli alberi: comunicano grazie a reti invisibili di funghi e microrganismi, sostenendo gli esemplari più giovani e accompagnando al transito gli esemplari morenti. La foresta è un'unica intelligenza vivente e noi le apparteniamo, anche quando la sofferenza ci convince del contrario.
Quando ero monaco eremita (e non monaca), nel romitaggio della foresta vicino al villaggio di Habarana, in Sri Lanka, ascoltavo il vento, gli uccelli, gli insetti, il fruscio secco delle foglie sotto i piedi scalzi. Un giorno mi accorsi che avevo smesso di ascoltare, perché non c'era un soggetto che ascoltava qualcosa di esterno, ma un unico campo vivente. E io ne facevo parte.
Ho capito allora che il silenzio è assenza di separazione.
Da tutto questo nasce la volontà di dare come titolo "Tu sei la foresta" al mio nuovo tour teatrale, che mi vedrà impegnata in tanti teatri in tutta Italia.
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