Amo ergo sum

Cambia punto di vista con Wabi Sabi e l’imperfezione | Agorà – iO Donna

Viaggio nel cuore del Giappone spirituale, dove la fragilità diventa forza e il tempo trasforma ogni cosa in un capolavoro di bellezza transitoria.

Il monte Kōya si erge a 800 metri d’altezza in Giappone, incastonato tra otto picchi che ricordano i petali di un fiore di loto. Questo luogo sacro, con i suoi templi, foreste millenarie e uno dei cimiteri più venerati del paese, incarna perfettamente la filosofia wabi-sabi.

Durante il mio primo viaggio al Kōya-san con i miei figli piccoli, alloggiammo in uno shukubo, un monastero che accoglie i viandanti. Qui la vita scorre in modo essenziale: si mangia in silenzio, si dorme su tatami, si cammina scalzi tra giardini zen. Fu nel mistico cimitero di Oku-no-in che incontrai Noburo Okuda Dō, un monaco che mi introdusse alla via del wabi-sabi.

Il wabi-sabi non è un semplice concetto, ma un’esperienza di vita che abbraccia la bellezza nell’imperfezione e nella transitorietà. Wabi indica la manifestazione della bellezza attraverso la semplicità e l’incompiutezza, mentre sabi celebra la nobiltà che il tempo conferisce alle cose e alle persone.
Adottare una visione wabi-sabi nel quotidiano significa accettare le proprie imperfezioni e quelle degli altri, trovare serenità nella semplicità e vivere consapevolmente il fluire del tempo. Non è stoicismo, ma compassione verso l’impermanenza della vita.

Per avvicinarsi a questo stile di vita, suggerisco una routine semplice: iniziare la giornata con un minuto di silenzio consapevole, trasformare i gesti quotidiani in piccoli rituali, praticare la gratitudine anche per ciò che non è perfetto, e concludere la sera riflettendo sulla bellezza dell’imperfezione incontrata durante il giorno.

Nei miei numerosi viaggi in Giappone, grazie all’amicizia con lo sciamano yamabushi Noburo, ho potuto approfondire queste pratiche e raccontarle nel mio libro, che descrive il percorso di rituali e meditazioni per sviluppare le qualità wabi-sabi.

Come un fiume che scorre verso il mare senza fatica, il wabi-sabi ci insegna che la vera bellezza risiede nell’accettazione del cambiamento e nell’abbraccio dell’imperfezione.

Puoi leggere l’articolo originale QUI, il quindicesimo intervento per la rubrica Agorà su iO Donna.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco