Il 23 maggio 2026 la scrittrice e fondatrice dell'Imaginal Academy presenta Diario di una sciamana in un festival che fa del legame più profondo la sua firma. Esiste una parola, in greco, per indicare ciò che lega un essere umano al suo destino: daimon. James Hillman vi ha costruito sopra una psicologia. Selene Calloni Williams, sua allieva diretta, ne ha fatto un metodo, una scuola, una pratica quotidiana. Quando il Familia Yoga Festival la chiama a Bogliasco per la sua prima edizione, lo fa nel nome di una intuizione che il festival stesso porta scritta nel proprio nome: la famiglia non è quella in cui si nasce, ma quella che si riconosce.
È questa convergenza, prima ancora dei contenuti, a rendere l'incontro del 23 maggio più di una semplice partecipazione. La manifestazione, che debutta nel borgo affacciato sul Golfo Paradiso con due giornate diffuse fra il molo, la spiaggia, la piazza e il mare aperto, sceglie come parola fondativa il legame. E un legame, nella prospettiva immaginale, non è mai casuale: è una chiamata che la psiche riconosce prima della mente.
Selene porta a Bogliasco il suo ultimo libro, un'opera in cui autobiografia, insegnamento e narrazione iniziatica si fondono in un'unica corrente. Dietro al libro vi è un percorso che attraversa sei anni di studio negli eremitaggi buddisti dell'Asia, la formazione accademica in psicologia, la frequentazione delle tradizioni sciamaniche e la lunga elaborazione di una psicologia immaginale che oggi ha la propria sede nell'Imaginal Academy svizzera, da lei fondata.
Ciò che la sua presenza introduce, nel programma del festival, è una piega inattesa. Mentre il tappetino lavora sul corpo, il talk apre uno spazio diverso: quello in cui ci si chiede da dove vengano davvero i legami che riconosciamo nostri, che cosa ci chiami in un luogo piuttosto che in un altro, perché certe persone ci risuonino come familiari sin dal primo incontro. Domande che la tradizione sciamanica conosce da sempre, e che la psicologia del profondo ha tradotto in un linguaggio contemporaneo senza svuotarle del loro mistero.
Il festival cerca un legame; SCW lavora da diversi decenni sull'arte di riconoscerlo: l'incontro, in questo senso, è già accaduto prima ancora di cominciare.