Ci sono momenti in cui la testa parla troppo: analizza, interpreta, anticipa. E insieme alla mente, anche le emozioni alzano la voce: paura, rabbia, agitazione, desiderio. Tutto chiede attenzione, tutto sembra urgente e in quel frastuono, il corpo viene spesso ignorato. Eppure, è proprio lì che esiste una forma di ascolto più antica e affidabile, perché il corpo non discute e non crea drammi, ma sente tutto.
È questo il cuore della riflessione che Selene Calloni Williams porta nella rubrica Agorà per iO Donna: come ritrovare il contatto con sé stesse quando dentro è tutto confuso.
Mente ed emozioni, quando perdono il contatto con il corpo, diventano rumorose, perché cercano di guidare da sole un'esperienza che è più grande di loro. Viviamo dentro un'unica immagine dominante — quella della separazione — e in questa frammentazione l'ascolto profondo diventa difficile, eppure il corpo non ha mai smesso di comunicare. Siamo noi che abbiamo smesso di fermarci abbastanza a lungo per sentirlo.
Il corpo non dice "perché", dice "come", non spiega, segnala: una tensione, un peso, un respiro corto, una stanchezza improvvisa. Non sono problemi da risolvere subito, ma messaggi da decifrare lentamente. Per ascoltarli non serve concentrarsi di più, ma fare meno. Meno interpretazioni, meno giudizi, meno tentativi di aggiustare.
Nelle tradizioni sciamaniche, il corpo è un potente alleato, un campo sensibile in cui la vita lascia tracce. Sa dove abbiamo detto "sì" quando era un "no". Sa dove abbiamo trattenuto il respiro per troppo tempo. Ascoltarlo significa ristabilire una relazione.
C'è una soglia sottile sotto il rumore mentale ed emotivo. Per attraversarla basta poco: portare l'attenzione al peso del corpo, al contatto con la terra, al ritmo naturale del respiro. Quando scendi lì, qualcosa cambia. La mente rallenta, le emozioni smettono di spingere. Il corpo diventa una bussola.