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Ma davvero il femminile trionfa perché le donne acquistano il diritto di voto?

Data diretta: 15 Gennaio 2024
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Nella diretta del 15 gennaio 2024, Selene ci parla del femminile e della necessità di esplorarlo andando oltre i limiti del lecito e l’illecito. Prendendo spunto dalla rappresentazione convenzionale del femminile messa in luce nell’ultimo film di Paola Cortellesi, ci invita ad accendere i riflettori sul vero femminile. Nel film, viene presentato come trionfo del conseguimento del diritto di vito, una visione patriarcale, che vuole la donna illecita, caotica. Come nel mito di Iside, che incarna sia la prostituta sia la santa.

La vera essenza del femminile deve essere vista come capacità di immaginare al di là delle convenzioni, sfidando le restrizioni imposte dalla società patriarcale. Pensare a un futuro in termini di possibilità inimmaginabili, folli e illeciti, diventa invece un modo per risvegliare il vero potere femminile dell’immaginazione. Questo invito all’immaginazione si estende alla pratica dei viaggi astrali, suggerendo un percorso spirituale come mezzo per trascendere i confini imposti.

Tra femminismo e riflessioni cinematografiche

Oggi voglio trattare il tema del femminismo e del femminile. Ne parlerò anche in una trasmissione su Byoblu (rivedi la diretta). Prendo spunto da un film molto discusso di recente, “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. L’ho visto a Lugano prima delle feste e mi ha molto colpita l’attrice, talentuosa nella commedia. Tuttavia, il finale mi ha deluso perchè sembrava suggerire che il trionfo femminile derivi solo dall’ottenimento del diritto di voto, il che mi pare riduttivo. Il voto è uno strumento del patriarcato. Il femminile non si identifica con votazioni, elezioni, regole o leggi; è piuttosto il caos da cui può nascere qualcosa di nuovo e vibrante. Non può essere identificato con l’ordine, la governabilità o simili. Il femminile appartiene alla dimensione ctònia, all’ingovernabile, all’oscuro, all’ombra, alla notte, alla luna, all’anima, e non alle mere votazioni. Ancora una volta, sembra trionfare un femminile che è, in realtà, maschile e funzionale al patriarcato.

Critiche e riflessioni sul femminile nelle favole

La situazione si è aggravata quando Paola Cortellesi ha fatto quel discorso e ha parlato di Biancaneve come di un simbolo del patriarcato, perché era al servizio dei sette nani. Tuttavia, non si possono interpretare le favole in questo modo. Le favole vanno lette da una prospettiva poetica e mitologica. È deprimente e riduttivo leggerle così. Paola Cortellesi è un’attrice comica e ognuno dovrebbe attenersi al proprio mestiere. Non è opportuno che si avventuri nella filosofia senza le competenze specifiche. Ognuno dovrebbe eccellere nel proprio campo. Questa visione di Biancaneve, in realtà vittima delle sorellastre e della matrigna, non dovrebbe essere interpretata unicamente come vittimismo patriarcale, ma piuttosto come un esempio di femminilità deviata che la costringe a sottomissioni ingiuste.

Il femminile è molto di più: è l’anima, la dimensione ctònia e sotterranea, l’oscurità e l’ombra. Rappresenta il nostro potere immaginativo, il caos, la notte, l’assenza di regole – quel caos da cui nasce la stella danzante. Include anche le nostre emozioni oscure, come la dolce tristezza, la rabbia, la fragilità, che dobbiamo imparare a riscoprire. È deplorevole che, in questa cultura, ogni tentativo di valorizzare la natura o il femminile finisca per essere vulgarizzato, cioè reso banalmente accessibile e comprensibile al grande pubblico, perdendo così la sua profondità e significato originale.

Oltre l’antropocentrismo: una nuova prospettiva su natura e genere

Alla fine, diventa popolare e di successo soltanto il tentativo volgare, che non è quello che realmente offre una soluzione valida, ma piuttosto quello che aggrava il problema. Questo accade anche con l’ecologia: cerchiamo continuamente di risolvere l’emergenza ecologica, ma finiamo per aggravare sempre più la condizione disastrosa del pianeta. Ciò avviene perché i nostri tentativi sono tutti antropocentrici. Per aiutare la natura, dobbiamo adottare una prospettiva naturale; analogamente, per aiutare il femminile, dobbiamo vederlo dalla sua prospettiva, che è quella della notte e della luna.

Quando attribuiamo un genere alla natura, è perché lo imponiamo noi. Questa categorizzazione serve a una questione di governabilità: tutto il sistema sociale si costruisce sulle categorie di bene e male, giusto e sbagliato, vero e falso. Per funzionare, tali categorie si basano su una differenziazione fondamentale, quella di genere. Tutti gli imperi e le forme di potere sono costruiti su questa differenziazione.

La distinzione di genere è intrinsecamente legata alla nascita della mente razionale, che a sua volta introduce il concetto di tempo lineare. Il tempo lineare e la mente razionale sono connessi, poiché la mente opera in una dimensione spazio-temporale di causa ed effetto. Se si va oltre lo spazio-tempo, si va oltre anche il genere, poiché l’essere umano ha incarnato molteplici identità di genere nel corso del tempo, ma queste esistono in un qui e ora simultaneo senza la linearità temporale. Questo suggerisce che le distinzioni di genere sono un costrutto sociale e temporale, non una verità assoluta.

La proiezione mentale del genere nella natura: oltre il tempo e la mente

La questione del genere nella natura è semplicemente una questione di tempo e, quindi, una questione mentale, non naturale. Sei tu che proietti il concetto di genere nella natura, poiché esso risiede nella tua mente. La natura è una proiezione di ciò che è interno a te; se al suo interno vi è il senso del tempo e la distinzione di genere maschile e femminile, allora tu proietti queste nozioni nella natura, dove non esistono di per sé. Aristotele definiva la natura come un non-ente, evidenziando che ciò che tocchi, vedi, senti – l’albero che abbracci – è in realtà una proiezione mentale della natura. L’uomo proietta il genere nella natura per ragioni di governabilità, misurabilità e prevedibilità, e su questa differenziazione di genere si costruisce l’intera civiltà, comprese le distinzioni tra bene e male, e da qui derivano anche tutte le forme di violenza nella società. Questa violenza è fondata sul senso di bene e male, giusto e sbagliato, sacro e profano, come possiamo osservare anche oggi.

Oltre la distinzione di genere: riflessioni su violenza e morale

Oggi sono in corso numerosi genocidi, ma quello che domina l’attenzione dei media è quanto accade a Gaza, in Palestina. Questo genocidio, perpetrato in nome della distruzione di un cosiddetto “impero del male”, evidenzia come la morale e il senso di bene e male inducano l’uomo alla violenza: “Tu sei il male, quindi ti faccio guerra e ti distruggo”. Andare oltre la morale rappresenta il cammino spirituale; il mistico si libera dal senso dell’etica e riscopre la legge di natura, che è estetica, la legge della bellezza e dell’amore. Recuperando questa legge, e tornando allo stato di natura, il mistico supera la distinzione di genere.

Questo femminile, represso e rimosso da una società patriarcale, non corrisponde alla figura della donna, ma all’anima. Ciò che è gravemente colpito non è specificamente la donna, ma l’anima, e quindi riguarda tutti: uomini, donne, maschi, femmine. La cultura patriarcale reprime il femminile, inteso come anima, che viene “uccisa” nella società. Le donne sono certamente vittime, ma riflettiamo su quanti uomini e bambini perdono la vita nelle guerre. A Gaza, ad esempio, bambini vengono mutilati e uccisi ogni giorno. Anche in Italia, recentemente, un ragazzo di 17 anni è stato ucciso per errore, e un altro è morto fuori da una discoteca.

Non comprendo la distinzione tra femminicidio e omicidio; entrambi sono atti di violenza che dovrebbero essere considerati con la stessa gravità. Questa distinzione sembra essere un espediente per deviare l’attenzione su temi meno urgenti, come una propaganda sociale che distoglie lo sguardo dai veri problemi, quali i genocidi in corso. I media mainstream, parlando di temi come il femminicidio o il film di Cortellesi, distraggono l’attenzione dalle questioni più gravi, creando una cortina fumogena attorno al pubblico. Per me, la distinzione tra femminicidio e omicidio non ha senso: l’omicidio è omicidio, indipendentemente dal genere della vittima.

Oltre la distinzione di genere: la necessità di un cambiamento spirituale

Per parlare di femminicidio, è necessario essere già immersi in una cultura che distingue e separa il maschile dal femminile, avendo in qualche modo “ucciso l’anima”. Si parla di femminicidio proprio perché si opera all’interno di una cultura che divide i generi. Tuttavia, se non si aderisce a questa visione e non si “uccide l’anima”, si dovrebbe parlare piuttosto di omicidio o di genocidio, che rappresentano concetti differenti. Questo approccio mainstream, che alcuni credono possa portare a una rivoluzione solo perché si presenta come novità, in realtà serve il sistema, rinforzandolo e dandogli autorità attraverso proteste e movimenti che non conducono a un vero cambiamento spirituale.

Il vero cambiamento richiede di superare la morale e questo senso di sacro e profano, di buono e cattivo, su cui si basano i genocidi, e di cui spesso si teme la denuncia. È necessario andare oltre il dualismo di maschile e femminile, e oltre la gabbia mentale del tempo lineare, della logica causa-effetto e del pensiero razionale. Questo non può avvenire se non attraverso un percorso spirituale, l’unico in grado di superare queste barriere. Purtroppo, anche il percorso spirituale è oggi compromesso dall’invasione di scientismo e tecnicismo, come dimostra la trasformazione della meditazione in mindfulness, accostata alle neuroscienze.

La perdita del sacro nel cammino spirituale moderno

Cosa c’entrano le neuroscienze con un cammino sacro come la meditazione? Alla fine, le neuroscienze non hanno solo svilito la vera essenza della psicologia, dove essa aveva la possibilità di animare lo spirito e di guidare la mente oltre il materiale; hanno anche degradato questo percorso. Analogamente, introducendosi nel campo della meditazione, le hanno strappato il cuore sacro, riducendola a un mero esercizio di autogeno. Solo un cammino spirituale che mantiene un cuore autentico, che è anche un cuore sacro, può portarci oltre il bene e il male. Purtroppo, oggi questo scientismo, questa scienza trasformata in una religione salvifica, universale, dogmatica e incontestabile, e questo tecnicismo, divenuto la religione degli Stati, tendono a impoverire spesso il cammino spirituale, privandolo del suo cuore sacro. Dobbiamo quindi essere attenti a quale percorso spirituale scegliamo e come lo percorriamo, poiché viviamo nell’epoca dei falsi profeti, dei cammini ingannevoli e delle fake news.

La sacralità è stata, in effetti, completamente esclusa. Conosco molti psicologi, come me, che sono persone straordinarie, piene di spiritualità e che non si riconoscono più nella psicologia convenzionale. Conosco anche tanti medici, miei allievi, che sono individui meravigliosi e non si identificano più nella medicina convenzionale, poiché questi ambiti hanno raggiunto livelli eccessivi di razionalismo e hanno desacralizzato completamente sia la psicologia sia la medicina. Tuttavia, ci sono psicologi e medici altamente spirituali, ma solo perché hanno trovato un loro cammino e una loro modalità di espressione, nonostante tutto.

Oltre il voto: riscoprire il femminile attraverso l’immaginazione

In questa diretta, intitolata “Ma davvero è sufficiente avere il diritto di voto per fare un passo verso il femminile?”, vorrei riflettere sulla questione. Dobbiamo considerare che il sistema, le leggi, le norme, e le regole, incluso il diritto di voto, sono meccanismi patriarcali che fanno parte dell’ordine costituito. Il femminile, invece, è caos: quel caos da cui nasce la stella danzante, è la notte, l’ombra, l’oscurità.

Se veramente volete ritrovare il femminile, dovete cercare e recuperare l’anima. Nello sciamanesimo, questo processo è conosciuto come “soul retrieval” o “recupero dell’anima”, che significa ritrovare il femminile e anche la vostra capacità di immaginare. Il patriarcato ci ha privati della capacità di immaginare, rendendoci misurabili, governabili, e prevedibili, proprio attraverso queste limitazioni. Il primo aspetto del femminile, dell’anima, che il patriarcato ci ha limitato, è il potere dell’immaginazione. L’anima, essendo il femminile, è potere di immaginazione, e tutto ciò che possiamo immaginare possiamo diventarlo. Tutto ciò che siamo è ciò che siamo riusciti a immaginare, e tutto ciò che diverremo è ciò che immaginiamo oggi.

Dobbiamo quindi recuperare questo grande potere femminile dell’immaginazione. Questo ci porta oltre gli arconti, oltre le cose banali. Per esempio, comunicare con te come immagino di comunicare. Oggi, le possibilità di immaginazione sono estremamente limitate per la maggior parte delle persone. Posso immaginare di comunicare con te, che sei fisicamente lontano da me, tramite telefono, inviandoti una mail o scrivendoti una lettera. Ma perché non posso immaginare di comunicare con te attraverso la telepatia? Silente, immobile, io ti sento dentro di me. Questo è un potere che noi abbiamo, ma è un potere dell’anima, un potere dell’eterno femminile che è stato represso e tolto dalla cultura patriarcale.

Risvegliare l’immaginazione oltre le barriere del patriarcato

Se noi riusciamo a immaginare, se io riesco a immaginare di comunicare con te attraverso la telepatia, gradualmente posso risvegliare questo potere. Se oggi riesco a immaginare questo potere, domani posso diventarlo, posso esserlo. Il problema è che l’individuo non riesce più a immaginare al di fuori delle categorie fornite dal patriarcato. Paola Cortellesi, nonostante sia una bravissima comica, ha dimostrato di essere anch’ella incapace di immaginare oltre le categorie consentite dalla cultura patriarcale. Quando ha dovuto immaginare un atto di ribellione femminile, ha pensato al diritto di voto, che è intrinsecamente patriarcale, rimanendo così dentro quelle stesse categorie.

Ma perché? Perché non è stata capace di immaginare in termini poetici. Ancora una volta, ha visto il femminile con gli occhi del maschile, non con quelli dell’anima o attraverso una mente poetica, ma con una mente razionale, tipica dell’approccio maschile. Siamo quindi tornati al punto di partenza, proprio come coloro che tentano di fare ecologia utilizzando lo stesso strumento razionale che ha contribuito al disastro ecologico. Come si può pensare di salvare la natura o di fare un femminismo vero, dell’anima, utilizzando un approccio patriarcale? Non è possibile, ma il problema è che la Cortellesi ha adottato questa visione senza nemmeno rendersi conto del suo utilizzo, tanto profondo è il condizionamento. Quindi, sarebbe benefico anche per lei intraprendere un percorso spirituale che la porti a liberarsi da quella prospettiva.

Liberare l’immaginazione per risvegliare il femminile

Quindi, ragazzi, Paola Cortellesi aveva l’opportunità di fare qualcosa di meraviglioso con quel film, di aprire l’immaginario collettivo a nuove possibilità. Questa sarebbe stata la vera espressione del risveglio femminile, ma non è andata così. Ha pensato ancora in termini maschili. Se vuoi risvegliare veramente il femminile, l’anima in te, devi risvegliare tutte le possibilità di immaginazione dell’anima, liberandola dal condizionamento patriarcale. Quando immagini di comunicare con qualcuno, perché limitarti solo al telefonino, alla mail, a Skype, o a Zoom? Immagina la telepatia: quello che immagini oggi, potrai averlo domani. Altrimenti, rimarrai sempre misurabile, governabile, prevedibile, intrappolato nelle categorie del patriarcato.

E così è per tante altre cose. Cosa immagini di mangiare nel tuo prossimo futuro? Immagina un cibo così buono e nutriente da darti l’energia necessaria per portare avanti la lotta che consente all’anima di risorgere. Questo cibo lo avrai, ma devi immaginare al di fuori delle categorie comuni. Devi prendere tutti i libri di ricette e tutto ciò che è conosciuto, e lasciarlo andare. Lascia andare il conosciuto e potrai immaginare oltre, risvegliando il potere dell’anima, che è il potere di immaginare, il potere femminile. Vuoi risvegliare veramente il potere femminile? Risveglia il potere di immaginare, che è il potere dell’anima. Per risvegliare il potere di immaginare, devi liberarti da tutte le categorie limitanti dell’immaginazione.

Devi immaginare al di là di ciò che è consentito, di ciò che è lecito. Devi abbracciare l’illecito, perché non è possibile concludere un film come quello di Paola Cortellesi, dove le donne ottengono il diritto di voto, presentandolo come un trionfo del femminile. Questo, in realtà, è un trionfo del patriarcato. Il femminile autentico è l’illecito; è Iside, la prostituta e la santa, l’oscura e la demonessa. Il femminile è ciò che non è lecito, il caos da cui nasce la stella danzante. Se non abbiamo ancora compreso questo, allora non abbiamo capito nulla. La poesia è femminile, ma la poesia vera è illecita.

Considerate ciò che è assolutamente folle, assolutamente illecito, assolutamente impossibile, inarrivabile, inaccettabile e folle. Questo è il femminile: la luna, l’ombra, l’inaccettabile e l’inarrivabile. Immaginate qualcosa di completamente inaccettabile, inarrivabile e folle, e immaginatevi nel vostro prossimo futuro capaci di realizzare questo. Vedrete che ciò che immaginerete lo realizzerete.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco