Non si può uscire dalla mente con la mente. Nessuno può andare oltre la mente con la mente. Quante volte ci siamo detti che lo stato della non-mente, che è poi lo stato della conoscenza dell’attimo presente, è lo stato vincente? Lo stato in cui il samurai deve combattere per vincere. Quante volte ci siamo detti che la vita è lotta perché è amore e l’amore comporta una libera scelta di darsi perché, in quanto libera, la scelta deve presupporre delle resistenze. Altrimenti che scelta libera sarebbe? L’amore quindi è una lotta contro le resistenze al darsi, contro gli attaccamenti, contro le paure. Messe tutte insieme costituiscono la mente ordinaria che è un cumulo di attaccamenti, paure, resistenze. La vita quindi è una lotta contro i nostri stessi limiti, imposti dalla nostra stessa mente, dal nostro stesso senso dell’Io. Questa maschera che indossiamo e che ci limita in un’identità ristretta. La vita è lotta per amore. Per questo siamo vincenti in questa lotta, quando riusciamo a combattere con lo stato della non mente, lo stato della conoscenza dell’attimo presente.
Come raggiungere lo stato della non-mente?
Bisogna andare oltre la mente ma non si può andare oltre la mente con la mente. Non lo si può fare con un metodo, una teoria, un sistema, perché sono tutti strumenti mentali. Per rilassarti, può esserti utile la Mindfulness della new age, grazie, per esempio, al training autogeno. Di certo non è più spiritualità, perché la meditazione intesa come pratica spirituale deve portarti alla libertà, che è un’altra cosa rispetto al rilassamento.
Anche tutte le forme di psicologia accademica, indubbiamente utili in caso di patologia, non sono funzionali per le persone sane e forti che vogliono raggiungere la libertà percorrendo un cammino spirituale. Una persona sana, strutturalmente forte, che dice di voler tentare il cammino che conduce alla libertà, ha anche lei il diritto di esistere. Certo, ormai il paradigma terapeutico è propagandato ad oltranza; in qualche modo dobbiamo per forza di cose essere tutti un po’ malati perché questo sistema ci vuole così, ci vuole tutti un po’ malati, non morti, perché chi è morto non produce più profitto. Non ci può essere nessuna forma di psicologia che può condurre alla libertà perché quella è un metodo, un sistema, un insieme di teorie utili in caso di patologia. Ma se una persona è sana e vuole raggiungere la libertà, tutti i metodi, i sistemi, le teorie, non funzionano perché sono tutti generati all’interno della mappa mentale da dove, se vuole la libertà, deve uscire.
Diciamo che per uscire dalla mente c’è una strada da percorrere. La Meré, la compagna spirituale del grande Aurobindo, diceva che non ci sono due strade, ce n’è una, una sola, e questa strada è, dall’origine del tempo, l’iniziazione perché l’iniziazione è uno spirito, è un’energia, è una scintilla, come una fiaccola che viene trasmessa dall’origine del tempo, da chi ce l’ha (che viene chiamato maestro) a chi ancora non ce l’ha (che viene chiamato discepolo). Queste definizioni possono anche trarre in inganno perché il maestro non è necessariamente qualcosa di superiore, di migliore rispetto al discepolo.
Pensiamo alla storia del grande Aurobindo, che è stato proclamato Massimo saggio dell’India ed è studiato in tutte le università indiane. Aurobindo ha avuto come maestro un analfabeta, uno Yogi mendicante che andava bussando di casa in casa. Un giorno ha bussato alla porta di Aurobindo e in casa c’era il fratello di Aurobindo, malato di una febbre tropicale gravissima. Il fratello di Aurobindo non riusciva a guarire, malgrado il padre di Aurobindo fosse un medico. Questo yogin, mendicante, si è fatto dare un bicchiere d’acqua, ha recitato dei mantra su questo bicchiere d’acqua e poi l’ha dato a bere al fratello di Aurobindo. Costui ha bevuto ed è guarito. A questo punto Aurobindo, che era estremamente scettico nei confronti dello Yoga e reticente di fronte a qualsiasi cammino spirituale (aveva studiato a Cambridge e, tornato in India, era convinto che proprio nel misticismo e nella spiritualità indiana risiedesse la debolezza dell’India caduta e sottomessa ai colonizzatori inglesi) proprio lui, che aborriva ogni forma di spiritualità, è diventato uno dei più grandi mistici Yogi che la storia dell’umanità ricordi. Aurobindo ha chiesto l’iniziazione, il grande spirito, l’energia che gli ha cambiato radicalmente la vita. Aurobindo era un combattente contro gli invasori britannici e insieme a un gruppo terroristico addirittura aveva contribuito a piazzare una bomba che aveva ucciso anche delle persone. Rischiava la condanna a morte e si è salvato per un pelo grazie all’intervento magistrale, magico, divinamente ispirato del suo avvocato. e Ma tutto questo dopo che aveva ricevuto l’iniziazione. Lo spirito dell’iniziazione ha veramente il potere di salvarti, è salvifico, e di condurti sul cammino che conduce alla Liberazione finale.
Cos’è l’iniziazione?
Ricordo il grande Raimon Pannikar, uno degli Angeli della mia vita. Ne ho avuti quattro, grandi. Anzi forse dovrei dire cinque: ci metto anche Kharan Singh, sì, ultimamente guardandomi alle spalle ci metto sempre anche lui. Quindi Michael Williams, che è l’uomo di cui porto il nome per una questione di lignaggio esoterico iniziatico, è stato il mio maestro di yoga che mi ha iniziata al lignaggio dello Yoga sciamanico. Poi il venerabile Gata Thera, che è stato mio maestro di meditazione e buddismo e Karan Singh, che è ancora vivo, vecchissimo ma ancora vivo. È stato considerato come il massimo esperto e conoscitore dell’opera di Aurobindo; è stato professore e rettore di diverse università in India; è stato quattro volte ministro all’interno del governo indiano, ambasciatore indiano a New York dove ha contribuito alla fondazione di una struttura interreligiosa che punta a una spiritualità che vada al di là dei particolarismi di tutte le singole religioni. Lo annovero tra i miei angeli perché poi è stato quello che mi ha permesso di fare una tesi di laurea sulla psicologia pratica nello yoga integrale cosa che sembrava impossibile: una tesi sulla psicologia pratica nello yoga integrale. Lui mi ha aiutato facendomi conoscere il professore giusto che poi ha accettato di portarmi alla laurea con questa tesi. Questi erano i miei angeli in Oriente.
Gli angeli in Occidente sono stati sicuramente James Hillman, il padre della psicologia archetipica (da cui poi deriva tutta la mia visione immaginale) e Raimon Panikkar che ho inserito persino in un libro, “il discorso alla luna”. In questo mio libro c’è un personaggio che si chiama Don Renato Arune che è una rivisitazione di Raimon Panikkar. Era un grandissimo teologo, ha scritto opere straordinarie nelle quali è stato un grande divulgatore della non dualità, anche se è abbastanza difficile da leggere. Era un sacerdote della chiesa cattolica, un sacerdote che aveva la sua compagna e che nei convegni apertamente diceva che i vescovi devono essere sposati e se non sono sposati non dovrebbero nemmeno fare i vescovi. Diceva apertamente che Dio è un’idea dell’uomo. Ovviamente è un grandissimo teologo, grandissimo studioso. Tra l’altro tutta la vita ha insegnato all’Università di Santa Barbara, un luogo bellissimo dove a me piace andare quando sono a Los Angeles. Quando partecipava ai convegni io spessissimo ero con lui perché non perdevo occasione di stargli vicino. Ho imparato moltissimo da lui. C’era spesso quello che saltava su nel pubblico e gli chiedeva perché non si spretasse, visto che la chiesa era retrograda e non accettava le idee e le innovazioni. Mi ricordo che lui, grande uomo ma molto minuto di statura, si raddrizzava bene così e diceva che un’iniziazione è sempre un’iniziazione.
Aveva ragione: un’iniziazione è sempre un’iniziazione che sia lo Yogi mendicante che va in giro a bussare di casa in casa, sporco, lurido, magari pieno di pulci e di zecche che però ti recita un mantra su un bicchiere d’acqua e ti guarisce il malato terminale o che sia la chiesa che ci dà un’iniziazione. Un’iniziazione è sempre un’iniziazione.
Un’iniziazione è un potere. Si può dire tutto quello che si vuole sulla chiesa ma è innegabile che sia potente, è ancora lì, è la sopravvivenza nell’occidente del Sacro Romano Impero. Possiede le chiavi pontificie, il simbolo delle chiavi della psiche umana. L’iniziazione è un potere che la mente non può comprendere perché è proprio quel potere destinato a portarti fuori dalla mente, è un potere inaccettabile in questo mondo dal popolo che, per forza, è dominato dal patricientrismo, dal razionalismo. Ma il saggio, il mistico, deve poter comprendere tutto il potere dell’iniziazione e deve comprendere anche che è un dono, che i cristiani direbbero una grazia e i buddisti direbbero un buon Karma. Non arriva a tutti. Non è scontato ricevere o avere la possibilità di ricevere un’iniziazione. Non è una cosa scontata incontrarla e non è neanche scontato riconoscerla: la più parte delle persone che incontrano l’iniziazione a causa del condizionamento mentale e sociale di cui sono vittime non la riconoscono, neanche se ci sbattono davanti la riconoscono. Alla fine non riconoscerla vuol dire non accoglierla. L’iniziazione non viene ad aggiungere qualcosa a ciò che tu sai perché non è una conoscenza. La mente non è un vaso da riempire, è una fiaccola da accendere. Quando tu incontri l’iniziazione incontri quella scintilla che accende la mente: allora la mente ordinaria brucia, la ratio brucia e poi attraverso le ceneri di questa mente incominci a vedere e a percepire l’esistenza di un’altra mente ben più bassa e potente: quello che Hillman chiamava il pensiero del cuore e Aurobindo chiamava overmind, la sovramente e a me piace chiamare la mente poetica, quella mente capace di partecipare coscientemente alla poiesi, alla creazione dell’anima. La mente poetica è una mente creatrice o co-creatrice perché è logos, capace di dialogare con l’invisibile e di co-creare la realtà insieme al divino e all’invisibile.
A questa mente hai accesso solo attraverso le ceneri della mente ordinaria che, quindi, deve bruciare: l’iniziazione non è una nuova conoscenza che viene ad aggiungersi alle altre e a riempire il vaso della mente. La mente non è un vaso che deve essere riempito ma è una fiaccola che deve essere accesa. Ecco, l’iniziazione è la scintilla che accende questa fiaccola. L’iniziazione è una cosa semplice. Il problema di riconoscerla sta proprio nella sua estrema semplicità La mente è complicata e se tu incontri l’iniziazione attraverso la mente non la puoi riconoscere perché l’iniziazione è una cosa troppo semplice che la mente non riesce a riconoscere. L’iniziazione si può riconoscere solo attraverso il cuore.
Siamo nel Kaliyuga, cioè nell’epoca dei falsi profeti come dicono gli antichi testi: sul finire del Kaliyuga chi più mente più ha ruoli di potere in seno alla società, si vende cibo già cotto sulle piazze, non si raggiunge nemmeno l’età media della vita umana che è di 100 anni, è pieno di falsi profeti.
La scintilla
Quelli che hanno davvero la scintilla dell’ iniziazione sono pochissimi ed è difficilissimo riconoscerli perché c’è tutto questo frastuono dei falsi profeti che si mostrano, che urlano, che fanno le cose alla grande. L’unica maniera per riconoscerli è aprire il cuore e sperare in un buon karma. Purtroppo il karma pesante è ignoranza e non c’è cosa peggiore dell’ignoranza che non ti permetterà mai di riconoscere la scintilla dell’iniziazione, nemmeno proprio se ci sbatti il muso. Il karma non è nell’evento che ti accade ma nel modo in cui tu vivi l’evento che ti accade. L’ignorante può incontrare l’iniziazione, magari anche più di una volta nella vita, ma non può riconoscerla. Quindi l’evento si manifesta ma il problema è la relazione che tu hai con l’evento. Supponendo che incontri l’iniziazione, per riconoscerla devi accettarne la semplicità, la naturalezza. L’iniziazione non ha bisogno di scene, di rituali chissà come complicati, di cerimonie fastose. In alcuni casi è proprio là dove l’iniziazione non c’è più che la cerimonia fastosa viene creata per coprire la mancanza della vera scintilla. Le chiese di tutto il mondo ne sono un esempio: prendiamo la nostra Chiesa Cattolica, l’iniziazione vera e là dove c’è la semplicità, l’essenzialità, la povertà ricercata, come presso i frati che vivono l’esempio del grande sciamano San Francesco. Invece dove c’è tutto lo sfarzo della chiesa, lì, il più delle volte manca la scintilla vera. Ma la stessa cosa si può dire nello yoga: là dove c’è tutto questo yoga acrobatico, da palestra, da salotto, che fa scene pazzesche, il più delle volte è tutta una scena che copre la mancanza della scintilla dell’iniziazione.
La semplicità, la povertà ricercata non va confusa con la privazione. La povertà ricercata è astensione, una delle delle caratteristiche dell’estetica giapponese. Significa essere infinitamente ricchi come Kazimir, lo sciamano protagonista dei libri che ho citato prima (Il profumo della Luna e Il discorso alla luna) e tuttavia astenersi dal possedere questo, quello, quell’altro perché creerebbero solo disordine e confusione; significa vivere di poco, vivere nell’essenzialità. La povertà ricercata è esattamente l’opposto della privazione che genera vittimismo e rabbia. Ecco, l’iniziazione ha questa caratteristica della povertà, della semplicità e dell’essenzialità. In questo mondo è ancora più difficile riconoscerla. Ha la caratteristica dell’umiltà che è una grandissima caratteristica spirituale: senza umiltà non ci può essere iniziazione, senza semplicità, senza povertà, senza essenzialità non ci può essere iniziazione vera, non c’è la scintilla. L’iniziazione è semplice e vive di semplicità perché è primitiva, è una scintilla che dall’origine del tempo, cioè da prima che l’umanità cadesse nel dualismo della mente, si trasmette continuamente da individuo a individuo. Provenendo da prima della mente non ha e non può avere le caratteristiche della complicazione che ha la mente. Quando ricevi l’iniziazione si accende la fiaccola della mente e allora tutto quello che sai tutta la conoscenza che hai acquisito tutte le teorie, i metodi, i sistemi che hai studiato e che hai praticato anche con grande sforzo e fatica, brucia tutto, brucia tutto, brucia tutto e ti rendi conto che tutto è nulla.
Quando ricevi la fiaccola dell’iniziazione, quando ricevi la scintilla che accende la fiaccola, devi prepararti a perdere tutto: questo fa la scintilla, terra bruciata. Tutti gli attaccamenti si bruciano. Attraversi un periodo in cui fai il viaggio ctonio, il viaggio sotterraneo, la grande notte dell’anima. Ricorda il viaggio di Perseo: anche Perseo riceve l’iniziazione da Ermes e Atena che vanno a trovarlo in sogno e in sogno gli danno Atena lo specchio magico e Ermes il falcetto Diamantino. In sogno Perseo riceve l’iniziazione e dopo deve fare il viaggio ctonio, il viaggio nell’underworld, deve attraversare la grande notte dell’anima, deve scendere per andare a cercare le ninfe del fiume Lete che poi gli daranno gli strumenti che gli serviranno per la sua grande impresa: il mantello dell’invisibilità e il sacco dell’invisibilità senza i quali Perseo non riuscirebbe a compiere l’impresa. Il viaggio ctonio, il viaggio sotterraneo è indispensabile. Uno può pensare: “Ok, ricevo l’iniziazione e da domani, wow! è tutto rose e fiori”. No, no. Ricevo l’iniziazione e da domani è tutto cenere perché la mente brucia e con essa tutti gli attaccamenti. Ecco perché il più delle volte il maestro che ti dà la scintilla poi ti deve stare accanto. Sarebbe preferibile che il maestro ti stesse accanto dopo aver ricevuto la scintilla dell’iniziazione perché poi alla fine è colui che ti accompagna in questo viaggio ctonio. Persino Dante che ha fatto il suo viaggio nell’underworld e ha testimoniato al mondo che per arrivare in paradiso bisogna passare dall’inferno, persino Dante non è sceso nell’underworld da solo ma aveva il suo maestro con sé Virgilio. E Virgilio per Dante sostanzialmente continuava a dirgli di non avere paura e di andare avanti. Può accadere, come è successo a Perseo di ricevere l’iniziazione direttamente dagli dei in sogno. È verissimo. Però Perseo era un semidio, era figlio di Zeus e, se non sei un semidio, è meglio avere un maestro che ti accompagni. Torno a ripetere: il maestro non è necessariamente qualcuno di superiore a te, il maestro è semplicemente colui che ha fatto quel viaggio prima di te. Sa come si fa, sa come ci si sente, sa che cosa succede e quindi ti può essere di estremo aiuto.
Allora, riassumendo: l’iniziazione è già una cosa rara trovarla; quando la trovi è ancora più raro saperla riconoscere proprio per le sue caratteristiche di estrema semplicità; ma una volta incontrata e riconosciuta, l’iniziazione accende la fiaccola della mente, produce un fuoco che brucia conoscenze, punti di riferimento, attaccamenti. Fondamentalmente brucia quella maschera che la mente ti ha messo addosso e che si chiama persona, la sensazione di essere qualcuno. Quando brucia ti porta a fare un viaggio ctonio, sotterraneo. È importante, molto importante, avere un maestro a fianco che ti accompagni.
Intanto adesso quello che ti posso dire è che nella sua semplicità ogni mattina qua alle 7 noi compiamo questa accensione della fiaccola, ogni diretta è una piccola iniziazione. Addirittura Io ho messo la scintilla dell’iniziazione in ogni singolo libro che ho scritto. Già quando scrivevo i primi libri, il profumo della Luna e Il discorso alla luna, discutevo con Svetlana, Kazimir e Anastasia, che poi sono gli sciamani protagonisti di questi libri, sulla possibilità di dare un’iniziazione attraverso un libro. Certo, questi libri sono favole di potere, sono romanzi costruiti intorno al nucleo narrativo che è uno storytelling sciamanico, una narrazione che trasmette delle chiavi iniziatiche. In seguito, anche con i libri sul Giappone, che ho scritto in comunione con Noburu Okuda Do, sciamano yamabushi del Giappone, discutevo sulla possibilità di dare l’iniziazione attraverso un libro. Dalla Siberia al Giappone. Si può. Attraverso un libro, attraverso una diretta, si può perché l’iniziazione è una cosa semplicissima, non ha bisogno di chissà quale cerimonia, chissà quale sfarzo o giochi di prestigio o magie o miracoli. L’iniziazione già di per se stessa è un miracolo che è presente dall’origine del tempo e quindi non ha bisogno di scenografie; è molto semplice, il punto è riconoscerla, accoglierla e poi accettare che la presenza della scintilla dia fuoco alla mente e che ci porti nel viaggio ctonio. Mentre facciamo questo viaggio ctonio, sotterraneo, la caratteristica fondamentale che dobbiamo avere è il coraggio, non avere paura.
La pratica
Allora io direi che questa settimana visualizziamo uno dei simboli del giorno e della notte che sono i simboli fondamentali di ogni iniziazione. Uno di questi simboli è lo scintillio di lucciola che fa riferimento alla semplicità e all’umiltà: l’importanza delle piccole cose.
Durante questa settimana almeno per un minuto al giorno, almeno 1-2 volte al giorno, per un minuto entriamo nella semplicità e osserviamo quello che ci succede intorno: beviamo un goccio di te, assaporiamo la tisana… è una cosa semplice bere un goccio di te ma dargli un’importanza totale, assaporarlo fino in fondo, darsi totalmente, questo è Divino.
È straordinario parlare con una persona e improvvisamente ricordarsi della semplicità e quindi respirare un po’ più profondamente sentendo la bellezza di questa persona, sentendo la comunione, l’unione, è una cosa meravigliosa. Ecco dare importanza alle piccole cose, osservare un fiore e stare a contemplarlo per un minuto dando estrema importanza a tutte le sue caratteristiche, prendere dei respiri un po’ più profondi e assaporare fino in fondo la bellezza del respirare, la semplicità delle cose più umili, tirarne fuori tutta la potenza e tutta la bellezza. Questo è lo scintillio di lucciola, la pratica della semplicità, dell’umiltà e della povertà ricercata, dell’essenzialità. Ecco almeno per un minuto al giorno, almeno un paio di volte al giorno, celebrate l’essenzialità, celebrate la bellezza e l’importanza delle piccole cose, gustatele fino in fondo con estrema attenzione, visualizzando scintillio di lucciola. Se vi ricordate almeno un paio di volte al giorno di visualizzare scintillio di lucciola in automatico quando visualizzate scintillio di lucciola vi ricordate di fare la pratica della semplicità dell’umiltà e delle essenzialità. Se accompagnate questo con la lettura di Wabi Sabi è il top, perché in questo libro parlo approfonditamente di questi aspetti del cammino spirituale la semplicità, la povertà ricercata, l’essenzialità, l’umiltà, lo scintillio di lucciola. Mi raccomando, praticate!





