Ieri abbiamo parlato del Fuoco del dumo e di come coltivare questo fuoco possa aiutarci a diventare più forti per cercare di sfuggire a questo mondo tossico.
Abbiamo spiegato che cos’è il dumo, come fare per coltivarlo, vi ho dato un OMI da fare almeno per una settimana continuativamente. Ti aiuterà a cambiare molti parametri dentro di te e molti aspetti della prospettiva con cui guardi le cose. Se cambi la prospettiva dello sguardo poi cambi mondo. Non cambi il mondo. Ieri vi ho chiesto di scrivermi nei commenti quelle che sono le vostre paure attuali e mi avete scritto tante cose interessanti di cui voglio parlare oggi.
Uno dei commenti più frequenti riguarda la paura della malattia, già in atto o temuta. Che poi più che altro è la paura della sofferenza, del dolore e di tutto ciò che accompagna la malattia. Poi avete parlato della paura vissuta da Arianna dopo l’abbandono, ovvero la paura della solitudine, di restare da soli. Poi avete parlato della paura del terremoto: ce n’è stato proprio uno il giorno in cui abbiamo fatto la prima diretta sulla paura.
Qualcuno mi ha scritto che ha talmente paura di tutto che alla fine non fa proprio nulla. Prova solo rammarico. Poi la paura di sostenere e affrontare persone difficili senza rischiare frustrazione o fallimento, senso di ingiustizia. Qualcuno mi ha scritto la paura di essere felice, di non essere all’altezza di non essere adeguata. “Ho paura di partecipare all’Iniziazione del Mantra Madre”, mi ha detto un’Immaginalista in particolare, “Perchè ho paura di non esserne all’altezza.”
E ancora, la paura di ricevere,di accogliere. La paura di ricevere rientra un po’ nella casistica della paura di essere felice, dell’ignoto, che a sua volta raccoglie anche la paura della malattia. La paura di fare il passo più lungo della gamba, della firma su un documento, quindi di intraprendere qualcosa di nuovo, della novità, del cambiamento, dell’ignoto.
Insomma mi avete elencato un bel po’ di paure e se uno le guarda da una prospettiva più ampia non può non sentire che dietro tutte queste paure, in fondo, c’è la paura della morte, cioè fondamentalmente la paura dell’ignoto. Perché la morte è l’ignoto, il mistero, ciò che non è conosciuto e non è riconoscibile per eccellenza. Quindi di tutto ciò che non conosciamo e che ancora ci resta da conoscere. Quindi il Divino: non ho mai trovato una definizione migliore per “Divino” se non proprio questa. Il Divino è tutto ciò che ancora ci resta da conoscere, è il mistero e quindi in verità la paura è proprio mancanza di fede.
Ricordo che un giorno mi trovavo sulle rive di un lago con la mia amica sciamana birmana del Myanmar, con cui ho realizzato le carte dei Nat. Era un bellissimo scenario naturale e mi disse che la Nat-kadaw è la pratica più potente contro la paura. In effetti devo dire che le carte dei Nat sono uno strumento potentissimo contro la paura. Se vi interessa approfondire, ricordatevi che c’è il corso online che tengo tutti i martedì mattina su questa pratica. Adesso lo tengo personalmente con Morgan e le altre Dragons. Io faccio la parte del rituale e loro fanno la parte dell’esercitazione e lo teniamo il martedì mattina, quindi subito dopo la diretta.
La Nat-kadaw è la pratica più potente contro la paura: i Nat sono gli spiriti che vivono sul monte Popa a Pagan in Myanmar, ovvero sono gli spiriti della foresta, della Natura, che rappresenteno però le più grandi tendenze dell’animo umano. Sono conosciuti e praticati nell’Animismo, quindi nella spiritualità naturale. Sono conosciuti molto sentiti un po’ in tutto il Triangolo d’oro, la zona montuosa compresa fra il Myanmar, il Laos e la Thailandia. Si chiama purtroppo per via dei traffici di droga. Tuttavia li stiamo guardando in ambito spirituale, dove troviamo un grande valore per i Nat. La Nat-kadaw è la cerimonia del matrimonio con i Nat, che come tutte le deità sono una realtà complessa. Cioè sono l’Uno nella molteplicità e la molteplicità nell’Uno. Per cui parlare di un Nat è come parlare di tutti quanti i Nat. Sposarsi con un Nat equivale a unirsi a tutti quanti.
La mia amica sciamana birmana celebra per tutti coloro che si rivolgono a lei la cerimonia del matrimonio mistico, che unisce l’uomo al Divino. Una cerimonia bellissima, che anche noi celebriamo in quanto cuore dell’esperienza sciamanico-tantrica e del Mantra Madre. In verità è il cuore di tutte le tradizioni spirituali di natura. Se guardi nelle profondità naturali di ogni religione, trovi il matrimonio mistico. Pensa all’Induismo, dove trovi queste coppie Divine come Shiva e Parvati, la sua Sposa Divina, oppure a Tati e a Krishna. Nel Buddhismo esoterico troviamo la figura del Vajradhara e Vajrapāṇi, ovvero il Buddha raffigurato nell’unione erotica con la sua compagna. Oppure pensa al Sufismo, l’Islam esoterico, ai poeti Sufi, che celebrano l’unione carnale dell’umano e del Divino. Pensa anche al cristianesimo più mistico, come Santa Teresa d’Avila e San Francesco.
Secondo la mia amica sciamana birmana, il matrimonio mistico è lo strumento più potente contro la paura perchè comporta l’attivazione di quel grande potere assoluto con cui ciascuno di noi è venuto in questo mondo. Tuttavia, il mondo tossico ci ha indotti a reprimere, a dimenticare, mettere da parte la fede in questo che è il nostro più grande potere.
È la fede il grande antidoto alla paura. Il matrimonio mistico ci libera dalla paura, perché ci unisce a quel principio da cui proviene tutta la nostra paura. Cioè il mistero, tutto ciò che ci resta da conoscere, il Divino. Abbiamo immaginato il Divino, perché siamo fatti così, in tantissime forme. Come i Nat, i signori della Natura. In una spiritualità naturale, il Divino non è un principio che vive in un cielo lontano, metafisico, ma nella Natura stessa, e quindi assume proprio come la Natura, infinite forme. Ciascuno di noi può attribuire al Divino, per sentirlo più vicino, varie forme.
Abbiamo bisogno di immaginare. Immaginare il Divino come sposo o sposa ci unisce profondamente al mistero e ci consente di sciogliere la paura del mistero, ovvero la paura che sta dietro tutte le nostre paure. Trasformare così amore in Eros, in forza creatrice, il processo della Liberazione e del Risveglio.
Se mi sposto in un’altra epoca della mia vita, quando ero molto giovane, quando mi trovavo in Sri Lanka e sono diventata “monaco”, posso ricordare quante volte il mio maestro di meditazione mi parlava della vittoria sulla paura. Intendendo questa vittoria come processo evolutivo in cui ti conduce la pratica della meditazione. Uno dei primi passi da compiere, mi diceva, è essere consapevoli di avere paura.
Da qui deriva l’utilità delle nostre dirette: mi scrivete di tutte le vostre paure e questo vi aiuta a essere consapevoli delle stesse. Non esiste nulla di più deleterio che vivere il quotidiano senza consapevolezza e ancora di più senza essere consapevoli della propria paura. La prima cosa da fare per trasformare un sentimento è proprio questa. Bisogna guardare la paura negli occhi, osservarla molto bene. Guardare con attenzione in quella direzione. Il mio maestro Theravada diceva: “Selene le strade sono due. Una va di lì e l’altra di là. Sono opposte. Non puoi percorrerle entrambe simultaneamente, perchè ti spacchi le gambe. Devi scegliere una direzione, di percorrere la strada che ti porta a un’unione sempre più autentica e intensa con il Divino, con il mistero. Dall’altra parte scegli di unirti al conosciuto, ovvero alla mente. La strada del Sacro è una e ti porta alla vittoria sulla paura. L’altra è la strada del mondo e della mondanità. Una porta al controllo, l’altra alla libertà.”
La stessa lo diceva la mia amica sciamana: “Selene, sposarti con il Nat, con il Divino nella Natura, è la strada opposta rispetto a quella che ti porta a unirti al conosciuto, alla mente. È la strada della creatività.”
Allora quando ti trovi di fronte a qualcosa che ti fa paura, dovresti ricordare che ti trovi di fronte a due strade. Contempla la tua paura. Scegli se tenere la strada della ragione e quindi cercare di analizzare la tua paura. La mente inizierà a valutare quale sia la strada migliore o peggiore da percorrere. Elaborerai con la mente grazie agli strumenti che conosci. Ti sembrerà di controllare il mistero e sentirai l’ansia diminuire. L’altra strada invece è la forza, darsi al mistero, non analizzare. Incarnare l’atteggiamento del Surrender, arrendersi. “Ciò che tu vuoi, non ciò che io voglio.”
Il darsi incondizionato del Surrender è la fede, è il matrimonio mistico. Darsi fino in fondo. Allora ti renderai conto che il mistero, il Divino, è il tuo riflesso, il tuo specchio. Come dicono tutti i mantra spontanei del respiro:
Io sono lui, io sono quello.
Quando prendi la strada del Sacro, ti rendi conto che dall’altra parte il Divino è il tuo riflesso. Se ti dai fino in fondo, anche il Divino farà lo stesso. La mente non lo potrà mai comprendere.
Il matrimonio mistico è l’esperienza della morte in vita, della Morte Mistica. La morte è rinascita e quindi l’esperienza della felicità. Come diceva Goethe, finché non saprai come morire e poi rinascere, rimarrai un viaggiatore infelice su di una terra oscura. Fare l’esperienza della morte, del superamento dell’infelicità e dell’oscurità e quindi fare l’esperienza della felicità e della luce. Allora la paura si trasformerà.
La solitudine diventerà felicità, tutto ciò che ti faceva più paura. La paura cesserà di esistere come tale perché il che prima era mistero verrà svelato. Non dalla mente, che non potrà mai conoscere il Divino, ma al cuore. Nell’amore. Nello stato di Surrender, nell’offrirsi, nel darsi.
La formula psichica
Esiste una formula psichica del matrimonio mistico che è per eccellenza la formula psichica della creazione immaginale e che è meravigliosa.
Se il Bhakta cerca ardentemente Bhagavan, Bhagavan cerca ardentemente il Bhakta
Il Bhakta è colui che fa il Bhakti Yoga, lo Yoga del Surrender e lo Yoga dell’Amore, lo Yoga del Matrimonio Mistico. Il Bhagavan è il Divino nel suo aspetto di Puro Amore, il tuo rispetto nell’amore, lo sposo e la sposa Mistica, l’Invisibile e il Divino.
Questa formula psichica è davvero magica, è l’antidoto a ogni paura. Ti consiglio di ripeterla insieme allo Yoga del dumo che ti ho spiegato ieri. Pratica questa formula psichica pià volte al giorno, in ogni momento in cui avverti la paura. In quelle parole è espresso tutto: il principio del riflesso, dello specchio. Il Divino è lo specchio dell’uomo e l’uomo è fatto a immagine e somiglianza del Divino. Quindi sono l’uno il riflesso dell’altro, l’uno lo specchio dell’altro. È espresso il Surrender, il darsi, perchè il Bakhta è colui che si dà nel matrimonio mistico. Troviamo il principio stesso della non paura perchè nel momento in cui so che Bhagavan mi cerca, mi ama, mi desidera, che paura posso mai avere?
Se riesci a ripetere questa formula ogni volta nell’arco della tua giornata, quando fronteggi qualcosa che ti fa paura – e nell’arco di una singola giornata ci capita molto volte di fronteggiare qualcosa che ci fa paura -, sii consapevole. Dobbiamo esserlo perchè altrimenti rischiamo di fronteggiarla e di non vederla: la tomba del vero risveglio.
Dobbiamo sempre essere attenti. Lo Yoga è attenzione, dobbiamo vivere, trascorrere le nostre giornate con consapevolezza e attenzione. Allora se sei attento e consapevole, ti accorgi nell’arco della giornata, di quante volte passi attraverso questo fronteggiare la paura. Ti accorgerai che molteplici volte avrai la possibilità di tirarti indietro, bloccarti, frenarti. Oppure trasformare la tua paura in amore, in forza, Eros, creatività e quindi potrai risplendere molteplici volte nell’arco della tua giornata. Per farlo puoi ricorrere alla formula psichica, ripetendola dentro di te.
Ti darà una forza immensa perchè rinnoverai il matrimonio mistico, la tua unione profonda ed erotica con il Divino. Ti unirai al mistero, creando oltre te stesso. Trasformerai l’impossibile in possibile.





