Amo ergo sum

L’antidoto più potente contro l’ansia

Data diretta: 25 Settembre 2023
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Continuo a parlarti di ansia, come fatto nella precedente diretta. La concupiscenza è lo strumento più potente contro l’ansia. Nella visione dello Yoga himalayano, che è uno yoga sciamanico, la concupiscenza ha un valore diverso rispetto a quello che gli attribuiamo noi nella nostra tradizione occidentale. Per Naropa, per il tantrismo, per lo sciamanismo, la concupiscenza è un fuoco ed ha un valore estremamente positivo; a volte è assimilata addirittura al fuoco del dumo stesso, il calore psichico.

Il nostro calore corporeo nasce circa tre dita sotto l’ombelico, nello hara, il centro vitale, e lì è visto come un fuoco che sale e che, quando arde bene, sale fino a sciogliere una perla di luce che si trova nella fronte e che viene chiamata tiglè.

Il tiglè, sciogliendosi, genera l’amrita che sarebbe il nettare degli dei, il nettare della libertà, dell’immortalità, e  che si diffonde in tutto il corpo generando a sua volta le grandi Beatitudini nelle diverse cavità corporee (che poi sono le grandi Terre del Buddha, le Terre dei Buddha del presente del passato e del futuro). Questa tradizione, tradotta in termini più comprensibili per noi, ci insegna che la concupiscenza alimenta il fuoco psichico che poi è il calore vitale. In altre parole, intensifica la vita, la vitalità e l’energia che abbiamo dentro e che dobbiamo sempre tenere ad un alto livello con l’alimentazione, con una vita salutare e proprio con questa concupiscenza che è il desiderio profondo. La concupiscenza è desiderare in un modo intenso e profondo, prendere ferma risoluzione e concentrarsi in questa risoluzione con forte desiderio di realizzazione.

Il fuoco della concupiscenza

Se ci spostiamo in Occidente troviamo qualcosa di simile al fuoco della concupiscenza in certe immagini quali l’aspirazione ad emergere di Adler. Adler diceva che l’anima è aspirazione ad emergere. Ovvero che l’aspirazione ad emergere è connaturata all’anima. L’anima è desiderio di esserci, di esistere perché è fondamentalmente desiderio di darsi, di offrirsi. In fondo il desiderio di esistere è il desiderio di esserci per la morte perché il fine dell’esistenza è la non-esistenza e il fine della non-esistenza, cioè della morte, a sua volta è l’esistenza stessa perché la morte nutre la vita quindi esistere significa desiderare di darsi, di offrirsi.

Fondamentalmente l’anima, come desiderio di darsi, è amore, è il sacrum facere, è l’offerta di sé che comporta, ovviamente, l’istinto della sopravvivenza. Ovunque in natura vediamo l’istinto di sopravvivenza che è assolutamente funzionale al sacro.

In termini occidentali, la concupiscenza di Naropa potrebbe essere intesa come l’aspirazione ad emergere, che è aspirazione ad esserci, ad esistere, a darsi, a offrirsi ma anche a raggiungere un ideale e quindi a mettere la propria spada, la propria Katana, la propria energia al servizio di un ideale. In questo modo emergere diventa possibile proprio grazie alla spinta che ci dà questo ideale: l’ideale è idolo, è il Dio, la Dea per la quale noi combattiamo. Presso i primitivi (dove primitivo non vuol dire semplicemente più vicino al regno animale ma vuol dire più vicino al Paradiso delle origini) e, ancora oggi per gli sciamani, è desiderare l’ideale.

Che cos’è l’ideale

L’ideale è un Dio, una Dea per cui noi combattiamo: gli individui umani compiono gesta, lottano e tutte le loro lotte sono il riflesso delle lotte delle battaglie che si svolgono nel mondo degli Dei, tra Deva  e Asura.

Ognuno ha il proprio Dio, la propria Dea per cui combattere, cioè il proprio ideale. Questo ideale non è conoscibile dalla mente è un sentimento ed è comprensibile soltanto dal cuore: la mente può conoscere l’ideale solo nel momento in cui lo viviamo e lo esprimiamo altrimenti non lo può conoscere perché l’ideale (che è idolo, Dio, immagine Divina, è più grande rispetto alla mente. Per questo la mente non lo può comprendere ma il cuore si.

L’ideale è un sentimento. Ora per raggiungere questo ideale, per manifestarlo, abbiamo bisogno di doti, talenti, capacità, energie che questo mondo, anche per quel grande processo di condizionamento che i più chiamano educazione, ci induce a reprimere. Dobbiamo lottare ogni giorno contro la mente (che è lo strumento del mondo e della repressione dell’anima) per risvegliare doti, talenti e capacità di cui abbiamo bisogno per realizzare l’ideale.

D’altra parte, se esserci, esistere, è desiderio di darsi e di offrirsi, e quindi è amore, l’amore comporta la lotta perché ovviamente l’amore è libera scelta di darsi e perciò comporta una resistenza. Che cos’è questa resistenza? Si tratta della mente, il senso dell’io; quello che filosoficamente parlando, chiamiamo mente, psicologicamente parlando è l’Io. L’amore comporta una lotta contro l’Io, contro la mente, la mente raziocinante, la mente dualistica, la mente discriminatoria, la mente che è una lama che separa il bene dal male, il giusto dallo sbagliato. Certo sto parlando della mente giudicante perché poi esiste un’altra mente che a me piace definire mente poetica, chiamata dagli antichi logos. Questa è la mente capace di dialogare con l’invisibile e quindi è tutta un’altra mente ma la mente analitica, la mente razionale con il suo giudizio, la sua discriminazione, il suo dividere e separare, è proprio l’ostacolo e incarna il senso dell’io che è ciò che ci divide e ci separa da tutto. Questo è il nemico nella lotta per la realizzazione dell’ideale.

Costruire questa immagine divina dell’ideale da conquistare non significa che dobbiamo conquistarlo nel senso di generarlo perché non esiste ancora. L’ideale che ciascuno di noi deve manifestare è già manifesto, è già realizzato. Ma non lo vediamo perché davanti a noi abbiamo i fili della mente, la gabbia dell’Io: per unirci al nostro ideale, al nostro Dio, la nostra dea, dobbiamo togliere i veli della mente, togliere i veli dell’Io.

Risveglia le tue doti

I Buddhisti dicono che dobbiamo togliere i veli di Maya, i veli dell’inganno di Maya, quello che la mente esercita sulla coscienza. Togliere i veli della mente significa risvegliare doti, energie, capacità, perché la mente è una lama che divide e che separa e così ci separa da noi stessi, dal nostro stesso potere, dalle nostre stesse capacità e possibilità. Tutto questo per limitarci, al fine di renderci misurabili, governabili e prevedibili: la mente razionale, in quanto espressione dei valori del mondo, dei valori del sistema, dei valori della governabilità, rappresenta una repressione continua e costante dell’anima cioè di tutto il nostro potere.

Ecco che allora le nostre sfide quotidiane diventano degli strumenti per risvegliare le doti e le capacità del potere dell’anima. Anche se ci sembrano estremamente materialistiche, è la mente che le giudica tali.  Se voglio una casa al mare, voglio cambiare l’auto, voglio cambiare lavoro, che cosa c’entra con l’ideale, con la grande missione dell’anima? C’entra, perché nel raggiungere quel piccolo obiettivo che alla mente sembra materialistico, nella lotta per raggiungere quell’obiettivo, io risveglio doti, capacità, poteri, possibilità che poi mi servono per la realizzazione del grande ideale Certo il problema della mente è che si attacca al risultato finale. Voglio la casa al mare ma quello che importa all’anima non è tanto la casa al mare in sé quanto il processo della lotta, dell’impegno, del divenire che comporta il raggiungimento dell’obiettivo. Poi l’anima chiaramente non è attaccata all’obiettivo, alla casa al mare. La mente si attacca e, se l’obiettivo poi non viene raggiunto, la mente soffre ma l’anima persegue l’obiettivo senza attaccamento perché ciò che interessa all’anima non è tanto l’obiettivo finale, cioè raggiungere la casa al mare piuttosto che un aumento di stipendio, ma la lotta per raggiungere l’obiettivo. Grazie a quella lotta l’anima può risvegliare doti, energie e capacità che poi le servono per l’obiettivo finale quello che la mente non conosce ma il cuore si: l’ideale.

Raggiungere gli obiettivi

In tutto ciò il fuoco della concupiscenza è il desiderio e, quindi, è la forza stessa che anima la lotta per il raggiungimento dell’obiettivo, sia il piccolo obiettivo quotidiano, sia il grande ideale dell’anima. Ecco perché questo fuoco della concupiscenza è importantissimo e va sempre tenuto vivo dentro di noi. Quando il fuoco psichico è elevato, tutta l’ansia che possiamo sperimentare in vita, è una forza positiva: viviamo la nostra ansia come spinta, come energia, la viviamo positivamente come calore interno, come fuoco psichico. Quando, invece, il fuoco psichico è basso, viviamo l’ansia da vittime, ci blocca, ci pietrifica e diminuisce sempre di più il fuoco psichico fino addirittura a correre il grandissimo rischio di spegnerlo. Questo non deve mai accadere. Anche Naropa nel Kalachakra Tantra dice: “guai, guai, guai allo spegnimento del fuoco psichico”.  Bisogna sempre tenere vivo il fuoco e anche coltivarlo.

In termini pratici  vediamo che siamo tanto più ansiosi quanto meno energia abbiamo, energia psichica e fisica, e meno energia abbiamo più siamo ansiosi e più la nostra energia diminuisce.  Siamo in un circolo vizioso, un circolo negativo, un circolo che va assolutamente cambiato con un circolo virtuoso, un circolo positivo. Dobbiamo incominciare a coltivare il fuoco del Dumo, dobbiamo incominciare a coltivare l’energia e il calore psichico. Se riusciamo ad alzarlo un po’,  riusciamo a essere meno vittime della nostra ansia, abbiamo più calore psichico. Il calore psichico brucia l’ansia e la trasforma in se stesso, in calore psichico, in qualcosa di positivo, in energia e così via.  Entriamo nel circolo virtuoso. Il passaggio, questo momento di switch di cambiamento è frutto di una decisione. Quando Naropa  dice “tutto è frutto di risoluzione” intende proprio questo: il cambiamento si effettua attraverso una presa di risoluzione. Cioè dobbiamo deciderlo. La decisione comporta Innanzitutto consapevolezza (da qui l’importanza delle nostre dirette del mattino alle 7: voi pensate che io veramente tutte le mattine mi metterei qui a fare la diretta delle 7 se non pensassi che è fondamentale. È un momento di meditation talking cioè di meditazione attraverso il dialogo che ci permette di essere più consapevoli).

Innanzitutto devo essere consapevole del fatto che l’ansia è uguale a un circuito negativo vizioso che si è instaurato in me e che non mi permette di concupire, bramare e desiderare profondamente. Non avendo un desiderio sono un po’ in una posizione di chi si è arreso. Non ho desideri forti e profondi, non ho una lotta da compiere, non sto lottando per qualcosa, non ho un buon motivo per lottare, addirittura posso dire che non ho un buon motivo per morire. E chi non ha un buon motivo per morire non ha neanche un buon motivo per vivere, non ha fuoco psichico. Allora non avendo un obiettivo, non avendo un aspirazione ad emergere, che, ripeto, può anche essere un piccolo obiettivo quotidiano tipo portare il nipotino all’asilo tutti i giorni, non avendo un obiettivo, non avendo qualcosa per cui lottare, non avendo un’aspirazione quotidiana, allora il fuoco si spegne, decresce, e più il fuoco decresce, più l’ansia aumenta. L’ansia è eccitazione repressa, fuoco spento. Dobbiamo recuperare la nostra capacità di desiderare e questo lo facciamo attraverso una decisione una presa di risoluzione: decido di scendere in campo per qualcosa, decido di combattere per qualcosa, decido di avere una valida ragione per morire allora ho anche una valida ragione per vivere e ripeto può anche essere una piccola cosa ma devo trovarla assolutamente e devo combattere devo avere un motivo una ragione per cui combattere quotidianamente.

Il desiderio profondo

Questo è ciò che Naropa chiama concupiscenza: un desiderio profondo, un desiderio talmente profondo da coinvolgere anche la nostra ombra, cioè la parte più oscura della psiche dell’anima. Oscuro non vuol dire privo di luce vuol dire selvaggio, vuol dire animale: pensate al pipistrello, ciò che per noi è giorno per lui è notte e ciò che per noi è notte per lui è giorno. Il pipistrello è profondamente dentro di noi come il gufo o la civetta. Il nostro cervello si è strutturato a strati e all’interno abbiamo ancora quello strato, quel cervello che viene chiamato rettiliano perché ha la stessa forma del cervello dei rettili,  sopra il quale si sono costruiti tutti i vari strati fino alla corteccia cerebrale. Dentro di noi ci sono il drago, il serpente, il Naga. Noi deriviamo, secondo certi miti orientali, dai Naga, una stirpe di uomini serpenti che ha abitato la terra alle origini e quindi il rettile, il serpente e tutti gli altri stadi evolutivi della natura sono tutti dentro di noi.

Noi siamo tutto ciò, siamo tutta la natura. Solo la mente ci divide e ci separa creando questo illusorio senso di essere qualcuno ma nessun uomo è qualcuno. Quando siamo liberi e consapevoli siamo tutto, siamo tutte le creature senzienti e non-senzienti e abbiamo questo desiderio profondo che viene dalla nostra selvatichezza, dalla nostra umanità e appare alla mente oscuro; la mente lo giudica oscuro e inaccettabile o inarrivabile. Quando tutta questa potenza si risveglia, la mente il senso dell’io, ciò che ci divide dal tutto si scioglie, svanisce, sparisce. Ma la mente non vuole sparire. Allora quando la mente vede tutta questa energia, ne ha paura e ci dà l’impressione che sia male, che sia negativa, che sia pericolosa. In verità è la nostra anima selvaggia. Jung la chiamava l’ombra, la nostra ombra, Ma questo oscurità non è assenza di luce. Semplicemente è qualcosa che fa paura alla mente e come fa la mente a tenere rimossa questa energia? Esattamente attraverso il giudizio, giudicandola male, oscura, negativa, e facendo sì che la coscienza abbia paura di tutta questa energia che in verità è il nostro più grande potere quando riusciamo a liberarla.

In questo modo potremo riconoscere la luce. Questo è il fuoco della concupiscenza. Desiderava, diceva Naropa, anche ciò che non è lecito. Gli inaccettabili, gli inarrivabili, che sono tali solo fintanto che vengono repressi. Quando finalmente riusciamo a essere consapevoli, li liberiamo. Inaccettabile per la mente, ma dentro di me. Quando finalmente riesco a rilassarmi, a fare pace con il mio desiderio e lo accesso, il mio desiderio cambia, si trasforma in luce. Non è più quel desiderio così inaccettabile, oscuro, ma diventa una forza e si allea con il desiderio del mio obiettivo. Diventa una forza positiva.

Il folle, colui che compie l’atto tremendo, non è chi consente alla propria ombra di esprimersi, diventando luce, ma colui che reprime, reprime e che a furia di reprimere il proprio desiderio inconscio, perchè fondamentalmente ha paura di se stesso, alla fine viene travolto dalla sua stessa ombra. Dalla sua stessa anima.

Se invece abbiamo la forza di guardare nell’ombra, quest’ultima si trasforma in luce. La illuminiamo e quindi non solo non ci travolge più, ma diventa alleata dei nostri obiettivi e del nostro ideale. Questo, proprio questo, è il fuoco della concupiscenza. Questa eccitazione repressa che dobbiamo risvegliare per trasformare l’ansia in una forza positiva. Dobbiamo essere capaci di desiderare e dobbiamo prendere ferma risoluzione di farlo. Decido di concedermi il permesso di desiderare. Quando una persona è molto ansiosa, non riesce più a desiderare, non riesce più ad avere un obiettivo. Non riesce più a concupire, come direbbe Naropa, proprio perché l’ansia è paura della nostra stessa energia e quindi l’ansioso tende a reprimere la sua stessa forza. Dobbiamo liberare il fuoco del Dumo con una presa di risoluzione, con una decisione ferma e profonda.

OMI

Per almeno un minuto, tutti i giorni, chiudi gli occhi e siedi in Zazen. Vuol dire stare semplicemente seduti in una postura che esprime nobiltà e dignità, con la colonna vertebrale retta. Chiudiamo gli occhi per un minuto ed entriamo nelle profondità del nostro corpo, nel ventre, dove c’è la forza. Sotto l’ombelico. Immaginiamo una fiamma, respiriamo un po’ più profondamente rispetto al ritmo spontaneo del respiro. Possibilmente dalla bocca, che è un’apertura più grande, entra ed esce più aria alla volta. Sporgiamo le labbra un po’ all’infuori come per fischiare e respiriamo.

Ti accorgerai che in realtà stai respirando simultaneamente dalla bocca e dal naso, perché la bocca non è spalancata, è solo socchiusa e quindi l’aria entra ed esce simultaneamente dalla bocca e dal naso. Se ti concentri, riuscirai a sentirlo altrimenti sentirai che il respiro sta passando solo tramite la bocca. Respira un po’ più profondamente e immagina che questo respiro sia come  mantice, che soffia sul fuoco psichico. Come quando usi il mantice per ravvivare il fuoco del caminetto. Se all’inizio ti sembra di non desiderare nulla, rimani lì e cerca un desiderio. Anzi, chiedi al desiderio stesso di palesarsi, di esprimersi. Anche i desideri sono spiriti, numi, Dei. Chiedi al desiderio di esprimersi oppure, se lo possiedi già, coltivalo respirando almeno per un minuto. Coltiva il fuoco del Dumo, il fuoco della concupiscenza.

Probabilmente sentirai la mente che giudica, che ti dirà che il desiderio non va bene, che è troppo egoico, troppo materiale. Si tratta in realtà di citta maya, un inganno della coscienza. La mente inganna. Fai bene attenzione a questa cosa, è importante. Il desiderio è sempre un’espressione dell’anima, mentre la mente non è capace di desiderare perchè è puro giudizio. La mente è la ratio, è analitica, giudizio, è una lama che serve a separare non a desiderare. La mente non possiede l’energia necessaria per desiderare, che è invece una capacità dell’anima. Se il desiderio ti sembra egoico o materialista, riconosci la mente. Ha paura di misurarsi, della lotta e soprattutto di risvegliare le energie dell’anima.

Lascia che la menti giudichi, ma non lasciarti condizionare. Esegui il Lotus Mudra, il Mudra del Loto: metti le mani a coppa nella forma del Loto. Pollici e mignoli a contatto, tutte le altre dita aperte. Porta il loto all’altezza del cuore, metti dentro il tuo obiettivo e poi portalo al di sopra della testa. Apri il loto e offri l’obiettivo alla Grande Madre, la madre dei mondi o al Divino. Offri. A te, a te, a te. Metti il tuo desiderio, che è la tua energia, la tua spada, la tua Katana, al servizio della Grande Madre o del Divino.

Un minuto di respirazione profonda, in Zazen. Coltiva il tuo fuoco, se non hai un obiettivo prendi ferma risoluzione di averlo e ne trovi uno. Lo sentirai. La mente lo giudicherà ma non lasciarti coinvolgere. Continua a coltivare il desiderio fino alla fine del minuto.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco