Oggi vi vorrei parlare della fede: la fede si manifesta come consapevolezza di essere sempre al posto giusto, dovunque ci si trovi, perché si manifesta in un atteggiamento interiore del tipo “Ciò che tu vuoi, non ciò che io voglio”. La fede è espressione del Sacro, inteso come sacrum facere, un atto di capacità di darsi, di offrirsi, che poi è il senso della vita, insito nelle nostre cellule. Perché il nostro corpo ha come fine la morte, che è il simbolo dell’offerta di sé; con la nostra morte andiamo a nutrire i campi, la natura, sperando di nutrire il più possibile. Quindi, la morte è l’offerta di sé che nutre la vita, e a sua volta la vita nutre la morte, in un continuo darsi che è espressione del Sacro, il darsi, l’offrirsi. La fede è espressione di questa consapevolezza di incarnare il Sacro e porta a sentirsi sempre nel posto giusto, ovunque ti trovi, perché lì sai che stai servendo una funzione; sei al servizio dell’universo, proprio lì dove ti trovi.
Perché le persone fanno fatica ad accettare questo? Perché non si sentono mai nel posto giusto, si sentono sempre nel posto sbagliato, nel ruolo sbagliato, si sentono non riconosciute, di non avere successo. Si sentono di non essere nel posto giusto, che non è solo il luogo fisico, ma anche il riconoscimento che gli altri ti danno, il ruolo che svolgi in seno alla società. Il tuo posto è pieno di persone che si sentono artisti non capiti, scrittori inespressi; non si sentono al posto giusto e quindi vivono la frustrazione, soffrono questa condizione.
La fede come strumento per compiere un cammino
Bisogna uscire da lì. La fede è lo strumento grazie al quale compiere questo cammino. Ho dedicato un libro specificatamente a questo, intitolato Ci credo e ci riesco. Grazie a Magazine Pragma, è stato definito il miglior libro di Counseling pubblicato in Italia. Ora, al di là di questo che è secondario, quello che conta è che è un libro sulla fede. Quindi, la fede è lo strumento più grande del counselor e del suo cliente, la fede di risvegliare, la fede di manifestare. Questo è lo strumento più grande.
Se Ci credo e ci riesco è stato definito il miglior libro di Counseling che sia mai stato pubblicato in Italia, allora è vero che la fede è il massimo strumento di riuscita nella vita, perché quello è un libro sulla fede. Quindi, la fede è sentirsi sempre al posto giusto, dovunque tu sia, qualunque ruolo tu rivesta, qualunque funzione tu stia svolgendo, indipendentemente dal riconoscimento degli altri. Quindi, questo, capisci, non dipende dagli altri. Dipende dal modo in cui tu vivi il luogo dove ti trovi, dal modo in cui tu sei in relazione con ciò che fai e con te stesso. Questo dipende dal fatto che tu abbia o meno trovato il tuo centro.
Se hai trovato il tuo centro e sei nel tuo centro, allora dovunque ti possa trovare, sarai sempre nel posto giusto e qualunque funzione tu svolga, anche se gli altri non ti riconoscono, sarai sempre nel posto giusto. Devi trovare il tuo centro. La fede è una questione di trovare il tuo centro. Tutti gli individui hanno un centro, però normalmente vivono al di fuori del loro centro. E trovare il centro, che cos’è? È trovare ciò che tu sei fondamentalmente, trovare la tua reale natura.
Il problema è che viviamo in una cultura fatta di falsi miti. I falsi miti sono quelli che ci propina la televisione. E sulla scorta di questi falsi miti, noi alla fine vogliamo sempre essere qualcun altro, qualcosa che non siamo. E questo ci fa vivere una grande frustrazione. Ho appena svolto una live di coaching con una signora che ha fatto un lavoro d’ufficio nella sua vita e che si sente un’artista. Adesso è andata in pensione e vuole fare l’artista. Non sarebbe meglio dire: “Ho fatto un lavoro d’ufficio tutta la vita, quindi per me essere artista non era una questione di vita o di morte”?
L’artista, in fondo, non è quello che fa le cose meglio degli altri. L’artista non è quello più bravo degli altri. L’artista è semplicemente colui per il quale essere riconosciuto è una questione di vita o di morte, quindi l’artista è colui che ha un’aspirazione ad emergere fortissima e riesce ad emergere. Però, a causa di questa sua aspirazione fortissima ad emergere, a causa del fatto che per lui essere riconosciuto come artista è una questione di vita o di morte, vivrà una vita eccezionale, cioè avrà una vita tale per cui poi quello che viene venduto, quando viene venduta la sua opera, è la sua vita, è la sua vita eccezionale.
Quando Cattelan appende al muro una banana con lo scotch, e quella banana appesa al muro con lo scotch è un’opera d’arte che vale milioni, che cosa dà valore a quella banana appesa con lo scotch al muro? Tutta la vita di Cattelan, tutta la sua filosofia, tutto il suo pensiero, tutta la sua idea, il suo ideale. Cioè, l’uomo Cattelan, la sua storia, danno a quella banana appesa al muro con lo scotch quel valore esorbitante. Se chiunque altro appendesse al muro una banana con lo scotch, non avrebbe valore, non ha valore. Invece, la banana di Cattelan ha valore perché lì c’è tutto il valore della sua vita eccezionale e della sua visione, della sua filosofia, del suo ideale. Ciò che mette in quell’azione è il suo essere artista. Non appende la banana al muro con lo scotch meglio di qualcun altro, non è quella banana sia più bella di quella di qualcun altro, non è che la sua opera sia la migliore, la più bella. Semplicemente è stato spinto tutta la vita da un’aspirazione ad emergere fortissima, che poi è anima, non dimentichiamolo.
L’aspirazione ad emergere
Adler ci insegna che l’anima è aspirazione ad emergere. E quindi, siccome Cattelan è stato spinto tutta la vita da questa aspirazione ad emergere, siccome ha avuto questa forza di dire a se stesso “Essere riconosciuto come artista per me è una questione di vita o di morte”, non ha mai fatto altro. Cioè non non ha mai fatto una vita da ufficio, non ha mai fatto una vita impiegatizia. E quindi, quando lui vende la banana, vende la sua vita.
Però se hai fatto una vita da ufficio, impiegatizia, se hai il coraggio profondamente di riconoscere la tua natura, che non è quella del grande artista – perchè se tu fossi un grande artista non avresti fatto nemmeno un giorno in ufficio – se hai il coraggio di dire “Ecco, questo è ciò che io sono”, allora è proprio lì che tu puoi trovare la forza di diventare un grande. Potresti essere quella persona che, calandosi così profondamente in questa attività d’ufficio, trova gli elementi per la trasformazione totale, completa, per la rivoluzione di questa vita da ufficio. E quindi riuscirai a portare agli altri qualcosa di unico, di assolutamente diverso. Diresti: “Sì, è vero, ho fatto l’impiegata tutta la vita, ma come l’ho fatto io, non l’ha fatto nessun altro. Perciò, ho un’unicità, una diversità, un pathos, un’emozione, una storia, una poesia da raccontare, da dare agli altri, proprio in virtù del fatto che ho avuto una vita così e non una vita da artista.”
Ma se tu vuoi essere ciò che non sei, se tu vuoi essere qualcos’altro, allora sarai sempre frustrato. Il punto è che questa società ci pone davanti dei ruoli positivi e dei ruoli negativi, quindi fare l’artista è bene, è positivo, essere una casalinga, una madre di famiglia che si occupa dei suoi figli e va a fare la spesa non è così bello, non è così grandioso come fare l’artista. Allora può essere che la madre di famiglia cada nel grande inganno di dire “Voglio essere un artista”, anche se non lo è. Quindi alla fine vivrà di frustrazione, perché non potrà mai essere riconosciuta come tale. La sua natura è un’altra, è quella di casalinga che accudisce i figli. È proprio lì dentro che lei può trovare eccezionalità, la cosa meravigliosa, grandiosa, unica e irripetibile. Perchè se lo fa fino in fondo, con un amore totale, con un amore assoluto e incondizionato, troverà dei modi di farlo che la renderanno un esempio per tutti, che la renderanno unica. Se fossi una pittrice non passerei nemmeno un giorno a cucinare, ma a fare dipinti, a cercare di essere riconosciuta come pittrice. Magari rischierei anche di fare la fame, però non accetterei mai di fare la cuoca, se fossi una pittrice. Perchè non posso trovare una fede impeccabile in questo mio ruolo e sentirmi al posto giusto come cuoca? Perché ci sono le sensazioni del bene e del male della società, che ci dice che fare l’artista o la pittrice è meglio che essere una cuoca. Non è vero, non posso concedermi questo diritto alla fede in ciò che sono. Perchè non posso essere al 1000 per 1000 ciò che sono? Perchè non posso avere una fede incondizionata in questo mio ruolo, in questa mia funzione? Perchè devo voler essere qualcos’altro? Perchè la società mi bisbiglia all’orecchio e mi dice che cosa è meglio fare.
Se invece riesci ad avere una fede impeccabile, ti sentirai nel posto giusto. Agirai in conformità con la tua natura, potrai avere successo, altrimenti sarai sempre frustrato. Essere nel posto giusto è avere fede, è trovare il tuo centro. Ora, questa capacità di trovare il tuo centro si può coltivare, la meditazione serve a questo. Allora, uno dei modi più belli per coltivare l’essere al centro, e quindi la calma, perché tu puoi essere nel tuo centro solo quando sei calmo, molto calmo, e quando sei molto, molto calmo, allora sei nel tuo centro. Quando sei agitato, non sei nel tuo centro. E quando sei agitato? Quando non hai fede e quindi non ti senti nel posto giusto? Avere fede è sentirti al posto giusto ovunque ti trovi. Quando ti agiti è perchè non hai fede, non ti senti nel posto giusto. Devi ritrovare la calma. Per ritrovarla, bisogna che ti concentri sull’attimo presente. Per farlo, devi toglierti dalla dinamica dell’oggetto e del soggetto e metterti al centro della relazione. Il centro della relazione è il tuo centro. Quello è il luogo della fede, dove ti senti al posto giusto sempre. Se hai perso il tuo centro, lo devi ritrovare.
OMI: trova il tuo centro
Di tutte le pratiche meditative e rituali, quella più efficace per ritrovare il tuo centro è quella di portarti al di là del soggetto e dell’oggetto in ogni relazione e concentrarti sulla pura esperienza. Allora, che so, bevo un goccio di tè, cerco di andare al di là del soggetto e dell’oggetto. Io non sono Selene, non sono un individuo, e qui non c’è una tazza e un tè che bevo; io sono il puro atto del bere, il puro atto dell’assaporare. Non sono né il soggetto che beve né l’oggetto che viene bevuto, sono il puro atto del bere. Se accarezzo Aky, devo cercare di dire a me stessa non sono né il soggetto che accarezza né l’oggetto che viene accarezzato, sono l’atto del puro accarezzare e lì entrare nella sensazione, nell’emozione, totalmente. Se ti eserciti tutti i giorni, almeno per un minuto al giorno, ritroverai il tuo centro. Per forza. E nel ritrovarlo avrai una possibilità enorme, ovvero di entrare nella calma. Quando sei nel tuo centro, sei calmo perché non ti devi agitare, non ti devi spostare, muoverti dal soggetto all’oggetto e viceversa. Non c’è l’Io, il tu, l’altro. Sei al centro e quindi non c’è più il confronto. Questo fatto per cui riteniamo che alcuni luoghi che abitiamo siano positivi e altri luoghi negativi, dipende proprio da questa sensazione del giudizio mentale che ci è stato inculcato.
Essere in un luogo piuttosto che in un altro non determina necessariamente un destino migliore o peggiore. Tuttavia, la mancanza di fede nel proprio destino può portare a sentimenti di agitazione e frustrazione, allontanandoci dal nostro centro. Per ritrovare l’equilibrio, è utile praticare l’OMI: dedicare almeno un minuto al giorno a un’attività che trascenda la distinzione tra soggetto e oggetto, come l’accarezzare senza identificarsi né con chi accarezza né con l’oggetto dell’affetto, ma immergendosi nell’azione stessa. Questa pratica aiuta a sentirsi profondamente connessi con ogni sensazione, emozione e sentimento, riportandoci nel Qui e Ora e permettendoci di ritrovare la calma, il centro.
Anche riflettendo sui propri ruoli e aspirazioni, come il desiderio di essere riconosciuti in un certo campo, è importante comprendere che non si è definiti solo da ciò che si fa o si è. Essere un artista, ad esempio, non è limitato a una professione specifica come quella del pittore, ma può esprimersi attraverso l’unicità e l’originalità in qualsiasi attività, grazie alla fede in se stessi e alla convinzione di essere nel posto giusto. Questa fede è una forza che ci permette di trovare successo e soddisfazione in quello che facciamo e in chi siamo, perché nasce dalla sensazione di essere al proprio posto, indipendentemente dalle circostanze esterne.
Viviamo in una società che spesso cerca di distoglierci dal nostro centro, promuovendo modelli e distrazioni che possono allontanarci dalla nostra vera essenza e dal nostro scopo. Eventi popolari come il Festival di Sanremo, per esempio, possono diventare strumenti di distrazione dalle realtà difficili della vita, come guerre e crisi economiche, offrendo un temporaneo senso di rassicurazione. Tuttavia, è fondamentale non lasciarsi trascinare da queste distrazioni e intraprendere invece un viaggio interiore, esplorando le proprie emozioni e scoprendo le proprie forze e tesori nascosti, simboleggiati dal mito di Perseo e Medusa.
La pratica quotidiana dell’OMI, anche per un solo minuto al giorno, può aiutarci a mantenere il focus sul nostro centro, ritrovando la calma e la fede in noi stessi. Questa disciplina non richiede sforzi sovrumani, ma una costante attenzione e dedizione. Riconoscere di essere nel posto giusto, indipendentemente dalla situazione esterna, ci permette di affrontare qualsiasi sfida con serenità e determinazione.
In conclusione, anziché lasciarsi distrarre dalle innumerevoli distrazioni del mondo moderno, è importante cercare di rimanere ancorati al proprio centro, praticando la presenza e la consapevolezza. Questo non solo ci aiuta a ritrovare la pace interiore, ma ci permette anche di riconoscere e valorizzare la nostra unicità e il nostro potenziale in ogni aspetto della vita.





