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Yogin e Sciamano

Guida alla conoscenza e alla pratica sciamanica

Tecniche "olistiche" che guariscono il corpo e la mente mediante il risveglio dell'anima.

La millenaria saggezza dello Yoga e la pratica della magia sciamanica si uniscono in questo libro, dove il fenomeno sciamanico viene affrontato dapprima dal punto di vista teorico, attraverso un'approfondita analisi della visione mistica dello sciamano, quindi dal punto di vista operativo, proponendo al lettore tecniche individuali e di gruppo.

Ecco per te un brano tratto dal libro

Neosciamanismo

Nella visione dello sciamano, così come in quella dell'uomo primitivo, ogni fenomeno ha origine da poteri intenzionali pre­senti ovunque nella Natura e nell'universo.

Nell'ottica dell'uomo moderno l'universo ubbidisce a leggi di causa ed effetto, la Natura non ha una volontà cosciente, ma è un principio meccanico sondabile esclusivamente attraverso l'osservazione e la ragione.

Ultimamente sia il progresso scientifico, sia il diffondersi del­l'apertura verso il misticismo hanno fatto molto per liberare la visione dell'uomo dal paradigma newtoniano basato sul princi­pio di causa ed effetto con la conseguenza di produrre una nuo­va visione culturale che pare essere un'integrazione della visio­ne dell'uomo primitivo e di quella dell'uomo moderno: la visio­ne del nuovo uomo.

Dalla visione del nuovo uomo, che unisce razionalità e sen­so mistico, risulta che il primitivo non si sbagliava nell'intuire nell'universo la presenza di una volontà cosciente. La posizio­ne dell'uomo primitivo, tuttavia, nasceva da una coscienza ancora indifferenziata rispetto al resto della natura, vale a dire che nell'uomo primitivo era presente una debole capacità di autoconsapevolezza e di autocritica. Ciò che lo guidava era una partecipazione ineluttabile, una sottomissione istintiva ai feno­meni naturali e non una accettazione e un rispetto consapevo­le dell'intelligenza che muove la Natura.

La visione razionale dell'uomo moderno, che ha portato alla scissione della coscienza uomo-natura, viene a essere una tap­pa fondamentale per lo sviluppo del senso di sé, una tappa indi­spensabile alla formazione della visione del nuovo uomo.


La razionalità dell'uomo moderno ha condotto all'iper-razionalità e, dall'indifferenziazione della coscienza propria dell'uomo primitivo, l'uomo moderno è giunto a una iperdifferenziazione, una frattura tra sé e la Natura, che non poteva, infine, che crol­lare su se stessa. È da questo crollo che nasce la visione del­l'uomo nuovo, nella quale la ragione risorge dalle proprie cene­ri e, rinunciando alla pretesa di poter conoscere la realtà, cerca invece un'alleanza con il cuore e con l'anima per giungere a una comunione, finalmente consapevole, con la volontà universale.

La mente si autorivela non già quale strumento preposto a conoscere la realtà, ma quale strumento che, interpretando il reale, crea una propria realtà alla quale essa stessa si assog­getta. Tale realtà mentale è ciò che i mistici orientali chiamano «il velo di Màyà», ovvero il velo dell'illusione che è davanti ai nostri occhi.

La mente scopre che la propria missione non è conoscere la realtà, poiché la realtà è inconoscibile, bensì riconoscere il prin­cipio intelligente che è nella Natura e ricongiungersi a esso. La ragione deve riportare l'uomo alla fusione con l'intelligenza uni­versale; è la stessa fusione di cui l'uomo primitivo godeva in modo spontaneo, inconsapevole e che ora la ragione deve rea­lizzare in modo volontario e consapevole.

Ma la ragione non potrà mai fare ciò da sola poiché riunifi­candosi all'intelligenza universale la mente logica vi si dissolve, proprio come una goccia di pioggia si dissolve nell'oceano non appena ne tocca la superficie. Solo il cuore potrà aiutare la ragione a compiere questo sacrificio di sé che sarà, allo stesso tempo, il suo trionfo e il suo compimento.

In effetti la comunione della ragione e del cuore con l'intelli­genza universale non segna il ritorno allo stato di indifferenzia­zione dell'uomo primitivo; la coscienza individuale non si spe­gne nella comunione con la coscienza universale, ma vive proprio in questa volontà d'unione che è volontà d'amore, di par­tecipazione, di dedizione.

Ragione e cuore, scienza e misticismo devono procedere insieme.

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