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Urban Enlightenment – Modulo Rosso, psicogenealogia, costellazioni immaginali e Shinrin-Yoku.

DATE DISPONIBILI
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    2019
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Sede : Milano - Hotel Melia

 Condotto da Selene Calloni Williams e Paola Bertoldi

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18.30 con un'ora e mezza di pausa pranzo

La foresta come dimora degli avi. Il culto degli avi, le costellazioni e lo Shinrin-Yoku.

Shinrin-Yoku, l’immersione nella foresta. La natura ci rende più sani, più felici e più creativi

Origini e benefici

Il termine Shinrin-Yoku è stato coniato in Giappone nel 1982 da M.  Tomohide Akiyama, allora direttore dell’ente forestale giapponese, fa  riferimento all’immergersi nella natura con i cinque sensi.

Lo Shinrin. Yoku oggi è, a ragione, annoverato tra le terapie  preventive. Infatti l’immersione nella natura ha effetti terapeutici  comprovati in modi empirici e scientifici.

Certamente il concetto di natura maestra e terapeuta è posseduto  dall’uomo fin dal tempo delle origini, ma, a partire dalla rivoluzione  industriale, in tempi recenti, l’individuo urbanizzato e  industrializzato ha, in poche manciate di anni, profondamente modificato  il proprio stile di vita, allontanandosi pericolosamente dalla natura. È  molto utile, dunque, che i benefici della natura vengano ribaditi da  una filosofia, lo Shinrin-Yoku, che porta con sé un metodo pratico di  azione e comportamento. Infatti la visione e la pratica dello  Shinrin-Yoku si sta rapidamente diffondendo nel mondo e si prevede che  arriverà a livelli di grande popolarità nei prossimi anni. Essa  rappresenta un bisogno urgente e pressante della popolazione che ha  attraversato l’epoca industriale e che adesso si trova in piena era  tecnologica.

La tecnologia ha contribuito ad allontanare l’uomo dalla natura. Oggi  gli individui trascorrono gran parte del loro tempo davanti ad uno  schermo accumulando “tecnostress” che è, a tutti gli effetti, una  patologia.

Lo stress fornisce terreno al formarsi di malattie anche gravi, come i tumori, il diabete, le malattie cardiocircolatorie.

Un “bagno di foresta” (questa sarebbe l’espressione più vicina al  termine Shinrin- Yoku) ci consente di lavar via lo stress accumulato.

È provato che l’immersione nei boschi e, più genericamente, il  contatto con la natura, è in grado di abbassare le concentrazioni di  ormone dello stress nel corpo, di rinforzare il sistema immunitario, di  regolare la pressione arteriosa e il battito cardiaco, di abbassare il  colesterolo.

Addirittura uno studio della Exeter University del 2013 ha portato a  concludere che chi abita in aree verdeggianti è più felice. Il contatto  con la natura favorisce anche la resilienza che è necessaria durante le  fasi di convalescenza e recupero. Non solo, la natura favorisce anche la  cura di malattie psicologiche come la depressione. Ci sono studi che  indicano i benefici della natura persino su schizofrenia e altre gravi  turbe del comportamento. Stare in contatto con la natura aiuta persino  ad avere una memoria migliore e dà più resistenza contro  l’invecchiamento fisico e mentale.

Poiché l’immersione nei boschi agisce in modi ormai provati sul  sistema immunitario potenziandolo, essa è da prendersi a tutti gli  effetti come una terapia preventiva a largo spettro.

Ma perché lo Shinrin Yoku nasce proprio in Giappone?

Circa duecento anni orsono è sorta l’estetica giapponese, la quale,  più che una filosofia, è una vera e propria guida di vita. Essa ha avuto  origine principalmente dalla visione del Buddhismo Zen. Lo Shirin Yoku è  fortemente connesso all’estetica giapponese. Inoltre dobbiamo tenere  presente che la visione del mondo giapponese avviene attraverso  l’osservazione della natura; il Giappone è un paese ricco di foreste,  sebbene vi sia un’intensa concentrazione della popolazione nelle città,  il Giappone è uno dei paesi con l’area forestale più estesa.

L’estetica giapponese e il Buddhismo Zen

Sebbene raccolga in sé principi antichi, l’estetica giapponese, come  disciplina filosofica, nasce solo duecento anni fa. Essa è influenzata  dalla visione buddhista della natura.

Per il Buddhismo la natura è impermanente ed evanescente, non è sostanziale né oggettiva.

Il Buddhismo, infatti, concepisce il divenire come illusorietà. Il  mondo quale noi lo vediamo altro non è che miraggio illusione (maya) o inganno della coscienza (chitta maya).

Persino nascere e morire sono illusioni. Il Buddhismo propone  all’uomo un cammino fondato sulla meditazione, la contemplazione e  l’ascesi, capace di condurre al Nirvana, la fine delle illusioni e la piena libertà da esse (la parola “nirvana”  significa letteralmente “estinzione” e fa riferimento allo svanire di  tutte le apparizioni illusorie giacché l’uomo liberato non ha più  bisogno di proiettare se stesso nel divenire e può esistere nella  libertà del nirvana.

L’osservazione empirica della natura porta spontaneamente a queste  conclusioni. La caratteristica di impermanenza, infatti è evidente in  natura. Tutte le immagini in natura sono incessantemente cangianti e non  possono essere afferrate. Il filosofo greco Eraclito per definire  questa condizione ha fatto ricorso alla seguente metafora: “Non si può  discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte  una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e  della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e  va”. (Eraclito, “Frammenti”, Diels-Kranz 22 B 919).

Dunque tutto è immagine e tutte le immagini svaniscono prima che le  si possa afferrare. Poiché in natura nulla viene sprecato, ma tutto ciò  che svanisce diviene qualche altra cosa, concludiamo che tutto in natura  si dà a qualche altra cosa. La natura è la manifestazione della  capacità di darsi. Difficile pensare a una ragione per la quale le  immagini debbano darsi ad altre immagini continuamente che non sia  l’amore. La natura è, dunque, la manifestazione dell’amore.

La bellezza in natura è la forma sotto cui l’amore si rende visibile.  Ecco che la contemplazione della natura svela i segreti della bellezza e  dell’amore.

Nel Buddhismo non esiste il concetto di tempo lineare: il tempo è  circolare. E tale è in natura, dove le stagioni si susseguono  ciclicamente senza mai un inizio e una fine precisa. Il mito della  creazione non riguarda il Buddhismo. Nel Buddhismo tu, io, ogni aspetto  della natura è eternamente non nato, mai creato, mai reale, mai irreale.  Semplicemente appare, svanisce e riappare, mai uguale a se stesso,  eppure dotato di un ricordo di sé, una memoria che è consapevolezza.

Il divenire, la ruota del samsara, il ciclo delle nascite,  vite, morti e rinascite è una grande immagine che si manifesta per  consentire alla consapevolezza di incontrare l’amore e il sacro, che è  l’esperienza del darsi.

Darsi è la chiave del nirvana, della liberazione finale.

Si oppongono al darsi gli attaccamenti e le paure umane. L’estetica  giapponese è un’esperienza di scioglimento degli attaccamenti e di  superamento delle paure, essa nasce dall’osservazione della natura che  di tale esperienza è maestra. Lo Shinrin-Yoku è connesso all’estetica  giapponese, al Buddhismo e allo Zen. Esso è una via verso la felicità  che prende la natura come maestra. L’uomo connesso alla natura non è  solo più sano, ma è più spirituale, meno manipolabile e condizionabile.

Il pensiero immaginale e il pensiero del cuore

In Occidente, partendo da pensatori come Henry Corbin, James Hillman,  C. G. Jung, ha preso avvio la filosofia e la psicologia immaginale che  oggi rappresenta un ponte tra Oriente e Occidente, suggerendo nei giusti  modi a chi ha una tradizione occidentale, la visione dell’impermanenza e  dell’illusorietà del divenire.

Per Henry Corbin viviamo in un mundus imaginalis o mundus archtypus, dove  ogni apparizione è simbolo del nostro cammino verso il risveglio e la  libertà. Questa visione è, al di là di Oriente e Occidente,  profondamente presente nel nostro dna, rispecchia il sentire dei popoli  animisti e il nostro passato ancestrale. Il senso del materialismo e  dell’oggettività delle cose si è formato in tempi recenti nell’uomo, con  lo svilupparsi della civiltà attuale, la quale, come disse il poeta  Ungaretti, “è un atto di prepotenza nei confronti della natura”, “un  atto contro natura” (da “Comizi d’amore”, Pasolini intervista Ungaretti,  “Che cosù recenti,sperimenti empirici. L dello spirito della vite  potrai avere una profond trasformazionete è di buon augurio. Quando vu’è  la normalità” Intervista pubblicata su YouTube, https://youtu.be/ypFcFh98vME)

La credenza nell’oggettività è espressione di una volontà di  controllo e di potere da parte dell’uomo sulla natura. Ciò che è  oggettivo e sostanziale, è anche misurabile, prevedibile, governabile.  Ciò che incessantemente appare e svanisce non è afferrabile, richiede la  capacità di percepire l’invisibile, di attraversare la Grande Soglia  consapevolmente e di fare ritorno.

L’oggettivismo è divenuto imperante nella nostra cultura dopo la rivoluzione scientifica.

La parola scienza  deriva dal latino “scientia” che  significa “conoscenza”. Prima della rivoluzione scientifica, scienza e  filosofia sono sempre state unite in un medesimo percorso di sapere.  Nell’antica Grecia il termine corrispondente all’uso attuale della  parola scienza era episteme, che indicava un sapere al di là  del dubbio, a tale sapere era conferito un valore sacro che consentiva  di arrivare alla saggezza. Con l’illuminismo e il positivismo, la  scienza ha perso il carattere sacro, passando a indicare tutte quelle  discipline che portano all’enunciazione di concetti o principi che sono  verificabili a mezzo di procedimenti o esperimenti empirici. La scienza  non può prescindere dal sentimento del sacro e comporta una conoscenza  più ampia rispetto alla mera conoscenza tecnica e una visione più grande  di quella a cui si può arrivare con la mente critica comune: una visone  sovramentale, un pensiero del cuore.

In tempi più recenti la rivoluzione industriale ha reso necessario  l’oggettivismo e il materialismo. La sola ricerca che riceve  finanziamenti è la ricerca che si basa sui dati oggettivi perché porta  alla capacità di sfornare teorie e prodotti che sono ripetibili su scala  industriale e quindi sono funzionali al mercato, sono  commercializzabili.

Chi, seguendo l’esempio dei mistici, ha un atteggiamento spirituale e  vuole camminare, per dirla con Milarepa, “sul fermo suolo della  non-oggettività delle cose,  (“La vita di Milarepa”, ed Adelphi) è  relegato ai margini del sistema, non è utile allo sviluppo  dell’economia.

Il fatto è che l’economia che si fonda sulla conoscenza tecnica e sul  dato oggettivo è arrivata a un punto di crisi che lascia intravvedere  scenari disastrosi. Dobbiamo cambiare la visione per essere capaci di  produrre nuovi paradigmi di economia basati sulla collaborazione con la  natura, anziché sul suo sfruttamento. Dobbiamo ricominciare dal bosco,  dalla contemplazione del bosco per essere ispirati.

Lo Shinrin-Yoku non solo ha basi scientifiche, ma favorisce la  diffusione di un concetto di scienza intesa come “episteme”, ovvero  conoscenza certa, incontrovertibile, diversa dalla semplice opinione del  singolo, comprovabile, ma acquisibile attraverso l’intuizione (noesis) piuttosto che il ragionamento (diànoia).  In altre parole lo Shinrin-Yoku concilia scienza e spiritualità in un’unica esperienza di elevazione a mezzo della natura.

L’esperienza del bagno nella natura non è riproducibile su scala  industriale, è affidata alla intuizione e alla soggettività, eppure i  suoi benefici sono dimostrabili.

L’innesto dell’obiettivo con l’aiuto della foresta

Quando hai un obiettivo che non riesci a raggiungere e ti fa male,  puoi utilizzare l’immersione nella foresta e il tamburo immaginale per  creare l’immagine di ciò che vuoi raggiungere e innestarla nel flusso  dinamico dell’armonia universale e anche per pacificare ricordi,  emozioni, eventi accaduti, in un tempo lontano o anche solo cinque  minuti fa, che sono in contrasto con l’immagine del tuo obiettivo e ne  ostacolano il divenire.

Ciò è fatto in questo modo.

Vai nella foresta con un tappetino che puoi stendere a terra. Quando  trovi il luogo adatto sdraiati sulla schiena  e osserva il cielo.

Rimani immobile, rilassa profondamente ogni singola parte del tuo  corpo. Appena percepisci il corpo morbido e abbandonato, inizia a  sentire il suono di un tamburo nei tuoi organi. All’inizio si tratta di  “immaginare” il suono, ma con la pratica si può arrivare a udire  distintamente il tamburo. Le tue viscere sono il budello stesso con cui  il tamburo è fatto e, percosse da una forza invisibile, emettono un  suono ritmico, sempre uguale.

Quando il suono del tamburo è sufficientemente chiaro e distinto, portati seduto.

Nella posizione seduta, avendo cura di tenere la schiena ben eretta e  il mento vicino al torace, fai vibrare la tua testa, muovendola  leggermente e velocemente verso destra e sinistra. È importante che il  movimento sia minimo e veloce, talmente lieve che dall’esterno appare  quasi impercettibile. È come se scuotessi la testa per dire di no, ma lo  fai lievemente, velocemente e continuativamente.

Mentre scuoti la testa senti il suono del tamburo nel tuo corpo.

Supponiamo che l’immagine dell’obiettivo che vuoi innestare sia  quella di un corpo magro e sano. Contempla l’immagine visionaria di  questo tuo corpo e simultaneamente pacifica l’immagine attuale amando il  tuo corpo così com’è senza riserve. Chiama a raccolta gli spiriti dei  tuoi avi e chiedi loro di aiutarti a mangiare in modo sano ed  equilibrato, a fare attività fisica e a coltivare l’immagine di corpo  che desideri. Perdona e benedici, reintegrandole pienamente, le immagini  del passato che sono in contrasto con l’immagine del tuo obiettivo.

Fai ciò per qualche minuto consecutivo, poi ferma il movimento della  testa e rimani immobile nel puro ascolto del suono del tuo tamburo  interiore che chiama a te gli spiriti della foresta e comunica con essi.  Continua e chiedere la collaborazione degli spiriti della foresta e dei  tuoi avi. Il suono del tamburo porterà loro la tua richiesta e a te il  loro amore e il loro sostegno. Il tamburo è unione, comunicazione.

Seduci gli spiriti che animano la foresta, incantali e portali a te,  così che ti siano vicini e tu possa sempre sentire il loro alito sulla  tua pelle e il dolce calore della presenza dell’invisibile al tuo fianco  che ti sostiene nella realizzazione del tuo obiettivo.

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