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Seminario sullo Shinrin-Yoku, l’Immersione nei boschi

Durata  28 ore

Lo Shinrin-Yoku nasce in Giappone ma si diffonde nel giro di pochissimo tempo in tutto il mondo per via della sua estrema efficacia, della sua poesia e della sua bellezza.

Grazie a questa esperienza straordinaria avrai 2 possibilità:

  1. Fare unesperienza che guarirà le tue paure e ti permetterà di raggiungere un livello di salute e di benessere straordinario.
  2. Divenire un insegnante certificato di Shinrin-Yoku per aiutare nella grande missione della divulgazione di questo metodo meraviglioso.


Consulta la pagina della scuola per “Forest Therapy Guide“ per il percorso di formazione completo.

Shinrin-Yoku, l’immersione nella foresta. La natura ci rende più sani, più felici e più creativi

Origini e benefici

Il termine Shinrin-Yoku è stato coniato in Giappone nel 1982 da M.   Tomohide Akiyama, allora direttore dell’ente forestale giapponese, fa   riferimento all’immergersi nella natura con i cinque sensi.

Lo Shinrin. Yoku oggi è, a ragione, annoverato tra le terapie   preventive. Infatti l’immersione nella natura ha effetti terapeutici   comprovati in modi empirici e scientifici.

Certamente il concetto di natura maestra e terapeuta è posseduto   dall’uomo fin dal tempo delle origini, ma, a partire dalla rivoluzione   industriale, in tempi recenti, l’individuo urbanizzato e   industrializzato ha, in poche manciate di anni, profondamente  modificato  il proprio stile di vita, allontanandosi pericolosamente  dalla natura. È  molto utile, dunque, che i benefici della natura  vengano ribaditi da  una filosofia, lo Shinrin-Yoku, che porta con sé un  metodo pratico di  azione e comportamento. Infatti la visione e la  pratica dello  Shinrin-Yoku si sta rapidamente diffondendo nel mondo e  si prevede che  arriverà a livelli di grande popolarità nei prossimi  anni. Essa  rappresenta un bisogno urgente e pressante della popolazione  che ha  attraversato l’epoca industriale e che adesso si trova in piena  era  tecnologica.

La tecnologia ha contribuito ad allontanare l’uomo dalla natura. Oggi   gli individui trascorrono gran parte del loro tempo davanti ad uno   schermo accumulando “tecnostress” che è, a tutti gli effetti, una   patologia.

Lo stress fornisce terreno al formarsi di malattie anche gravi, come i tumori, il diabete, le malattie cardiocircolatorie.

Un “bagno di foresta” (questa sarebbe l’espressione più vicina al   termine Shinrin- Yoku) ci consente di lavar via lo stress accumulato.

È provato che l’immersione nei boschi e, più genericamente, il   contatto con la natura, è in grado di abbassare le concentrazioni di   ormone dello stress nel corpo, di rinforzare il sistema immunitario, di   regolare la pressione arteriosa e il battito cardiaco, di abbassare il   colesterolo.

Addirittura uno studio della Exeter University del 2013 ha portato a   concludere che chi abita in aree verdeggianti è più felice. Il contatto   con la natura favorisce anche la resilienza che è necessaria durante  le  fasi di convalescenza e recupero. Non solo, la natura favorisce  anche la  cura di malattie psicologiche come la depressione. Ci sono  studi che  indicano i benefici della natura persino su schizofrenia e  altre gravi  turbe del comportamento. Stare in contatto con la natura  aiuta persino  ad avere una memoria migliore e dà più resistenza contro   l’invecchiamento fisico e mentale.

Poiché l’immersione nei boschi agisce in modi ormai provati sul   sistema immunitario potenziandolo, essa è da prendersi a tutti gli   effetti come una terapia preventiva a largo spettro.

Ma perché lo Shinrin Yoku nasce proprio in Giappone?

Circa duecento anni orsono è sorta l’estetica giapponese, la quale,   più che una filosofia, è una vera e propria guida di vita. Essa ha  avuto  origine principalmente dalla visione del Buddhismo Zen. Lo Shirin  Yoku è  fortemente connesso all’estetica giapponese. Inoltre dobbiamo  tenere  presente che la visione del mondo giapponese avviene attraverso   l’osservazione della natura; il Giappone è un paese ricco di foreste,   sebbene vi sia un’intensa concentrazione della popolazione nelle città,   il Giappone è uno dei paesi con l’area forestale più estesa.

L’estetica giapponese e il Buddhismo Zen

Sebbene raccolga in sé principi antichi, l’estetica giapponese, come   disciplina filosofica, nasce solo duecento anni fa. Essa è influenzata   dalla visione buddhista della natura.

Per il Buddhismo la natura è impermanente ed evanescente, non è sostanziale né oggettiva.

Il Buddhismo, infatti, concepisce il divenire come illusorietà. Il   mondo quale noi lo vediamo altro non è che miraggio illusione (maya) o inganno della coscienza (chitta maya).

Persino nascere e morire sono illusioni. Il Buddhismo propone   all’uomo un cammino fondato sulla meditazione, la contemplazione e   l’ascesi, capace di condurre al Nirvana, la fine delle illusioni e la piena libertà da esse (la parola “nirvana”   significa letteralmente “estinzione” e fa riferimento allo svanire di   tutte le apparizioni illusorie giacché l’uomo liberato non ha più   bisogno di proiettare se stesso nel divenire e può esistere nella   libertà del nirvana.

L’osservazione empirica della natura porta spontaneamente a queste   conclusioni. La caratteristica di impermanenza, infatti è evidente in   natura. Tutte le immagini in natura sono incessantemente cangianti e  non  possono essere afferrate. Il filosofo greco Eraclito per definire   questa condizione ha fatto ricorso alla seguente metafora: “Non si può   discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte   una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e   della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e   va”. (Eraclito, “Frammenti”, Diels-Kranz 22 B 919).

Dunque tutto è immagine e tutte le immagini svaniscono prima che le   si possa afferrare. Poiché in natura nulla viene sprecato, ma tutto ciò   che svanisce diviene qualche altra cosa, concludiamo che tutto in  natura  si dà a qualche altra cosa. La natura è la manifestazione della   capacità di darsi. Difficile pensare a una ragione per la quale le   immagini debbano darsi ad altre immagini continuamente che non sia   l’amore. La natura è, dunque, la manifestazione dell’amore.

La bellezza in natura è la forma sotto cui l’amore si rende visibile.   Ecco che la contemplazione della natura svela i segreti della bellezza  e  dell’amore.

Nel Buddhismo non esiste il concetto di tempo lineare: il tempo è   circolare. E tale è in natura, dove le stagioni si susseguono   ciclicamente senza mai un inizio e una fine precisa. Il mito della   creazione non riguarda il Buddhismo. Nel Buddhismo tu, io, ogni aspetto   della natura è eternamente non nato, mai creato, mai reale, mai  irreale.  Semplicemente appare, svanisce e riappare, mai uguale a se  stesso,  eppure dotato di un ricordo di sé, una memoria che è  consapevolezza.

Il divenire, la ruota del samsara, il ciclo delle nascite,   vite, morti e rinascite è una grande immagine che si manifesta per   consentire alla consapevolezza di incontrare l’amore e il sacro, che è   l’esperienza del darsi.

Darsi è la chiave del nirvana, della liberazione finale.

Si oppongono al darsi gli attaccamenti e le paure umane. L’estetica   giapponese è un’esperienza di scioglimento degli attaccamenti e di   superamento delle paure, essa nasce dall’osservazione della natura che   di tale esperienza è maestra. Lo Shinrin-Yoku è connesso all’estetica   giapponese, al Buddhismo e allo Zen. Esso è una via verso la felicità   che prende la natura come maestra. L’uomo connesso alla natura non è   solo più sano, ma è più spirituale, meno manipolabile e condizionabile.

Il pensiero immaginale e il pensiero del cuore

In Occidente, partendo da pensatori come Henry Corbin, James Hillman,   C. G. Jung, ha preso avvio la filosofia e la psicologia immaginale che   oggi rappresenta un ponte tra Oriente e Occidente, suggerendo nei  giusti  modi a chi ha una tradizione occidentale, la visione  dell’impermanenza e  dell’illusorietà del divenire.

Per Henry Corbin viviamo in un mundus imaginalis o mundus archtypus, dove  ogni apparizione è simbolo del nostro cammino verso il risveglio e  la  libertà. Questa visione è, al di là di Oriente e Occidente,   profondamente presente nel nostro dna, rispecchia il sentire dei popoli   animisti e il nostro passato ancestrale. Il senso del materialismo e   dell’oggettività delle cose si è formato in tempi recenti nell’uomo,  con  lo svilupparsi della civiltà attuale, la quale, come disse il poeta   Ungaretti, “è un atto di prepotenza nei confronti della natura”, “un   atto contro natura” (da “Comizi d’amore”, Pasolini intervista  Ungaretti,  “Che cosù recenti,sperimenti empirici. L dello spirito della  vite  potrai avere una profond trasformazionete è di buon augurio.  Quando vu’è  la normalità” Intervista pubblicata su YouTube, https://youtu.be/ypFcFh98vME)

La credenza nell’oggettività è espressione di una volontà di   controllo e di potere da parte dell’uomo sulla natura. Ciò che è   oggettivo e sostanziale, è anche misurabile, prevedibile, governabile.   Ciò che incessantemente appare e svanisce non è afferrabile, richiede  la  capacità di percepire l’invisibile, di attraversare la Grande Soglia   consapevolmente e di fare ritorno.

L’oggettivismo è divenuto imperante nella nostra cultura dopo la rivoluzione scientifica.

La parola scienza  deriva dal latino “scientia” che   significa “conoscenza”. Prima della rivoluzione scientifica, scienza e   filosofia sono sempre state unite in un medesimo percorso di sapere.   Nell’antica Grecia il termine corrispondente all’uso attuale della   parola scienza era episteme, che indicava un sapere al di là   del dubbio, a tale sapere era conferito un valore sacro che consentiva   di arrivare alla saggezza. Con l’illuminismo e il positivismo, la   scienza ha perso il carattere sacro, passando a indicare tutte quelle   discipline che portano all’enunciazione di concetti o principi che sono   verificabili a mezzo di procedimenti o esperimenti empirici. La  scienza  non può prescindere dal sentimento del sacro e comporta una  conoscenza  più ampia rispetto alla mera conoscenza tecnica e una  visione più grande  di quella a cui si può arrivare con la mente critica  comune: una visone  sovramentale, un pensiero del cuore.

In tempi più recenti la rivoluzione industriale ha reso necessario   l’oggettivismo e il materialismo. La sola ricerca che riceve   finanziamenti è la ricerca che si basa sui dati oggettivi perché porta   alla capacità di sfornare teorie e prodotti che sono ripetibili su  scala  industriale e quindi sono funzionali al mercato, sono   commercializzabili.

Chi, seguendo l’esempio dei mistici, ha un atteggiamento spirituale e   vuole camminare, per dirla con Milarepa, “sul fermo suolo della   non-oggettività delle cose,  (“La vita di Milarepa”, ed Adelphi) è   relegato ai margini del sistema, non è utile allo sviluppo   dell’economia.

Il fatto è che l’economia che si fonda sulla conoscenza tecnica e sul   dato oggettivo è arrivata a un punto di crisi che lascia intravvedere   scenari disastrosi. Dobbiamo cambiare la visione per essere capaci di   produrre nuovi paradigmi di economia basati sulla collaborazione con la   natura, anziché sul suo sfruttamento. Dobbiamo ricominciare dal bosco,   dalla contemplazione del bosco per essere ispirati.

Lo Shinrin-Yoku non solo ha basi scientifiche, ma favorisce la   diffusione di un concetto di scienza intesa come “episteme”, ovvero   conoscenza certa, incontrovertibile, diversa dalla semplice opinione  del  singolo, comprovabile, ma acquisibile attraverso l’intuizione (noesis) piuttosto che il ragionamento (diànoia).  In altre parole lo Shinrin-Yoku concilia scienza e spiritualità in un’unica esperienza di elevazione a mezzo della natura.

L’esperienza del bagno nella natura non è riproducibile su scala   industriale, è affidata alla intuizione e alla soggettività, eppure i   suoi benefici sono dimostrabili.

L’innesto dell’obiettivo con l’aiuto della foresta

Quando hai un obiettivo che non riesci a raggiungere e ti fa male,   puoi utilizzare l’immersione nella foresta e il tamburo immaginale per   creare l’immagine di ciò che vuoi raggiungere e innestarla nel flusso   dinamico dell’armonia universale e anche per pacificare ricordi,   emozioni, eventi accaduti, in un tempo lontano o anche solo cinque   minuti fa, che sono in contrasto con l’immagine del tuo obiettivo e ne   ostacolano il divenire.

Ciò è fatto in questo modo.

Vai nella foresta con un tappetino che puoi stendere a terra. Quando   trovi il luogo adatto sdraiati sulla schiena  e osserva il cielo.

Rimani immobile, rilassa profondamente ogni singola parte del tuo   corpo. Appena percepisci il corpo morbido e abbandonato, inizia a   sentire il suono di un tamburo nei tuoi organi. All’inizio si tratta di   “immaginare” il suono, ma con la pratica si può arrivare a udire   distintamente il tamburo. Le tue viscere sono il budello stesso con cui   il tamburo è fatto e, percosse da una forza invisibile, emettono un   suono ritmico, sempre uguale.

Quando il suono del tamburo è sufficientemente chiaro e distinto, portati seduto.

Nella posizione seduta, avendo cura di tenere la schiena ben eretta e   il mento vicino al torace, fai vibrare la tua testa, muovendola   leggermente e velocemente verso destra e sinistra. È importante che il   movimento sia minimo e veloce, talmente lieve che dall’esterno appare   quasi impercettibile. È come se scuotessi la testa per dire di no, ma  lo  fai lievemente, velocemente e continuativamente.

Mentre scuoti la testa senti il suono del tamburo nel tuo corpo.

Supponiamo che l’immagine dell’obiettivo che vuoi innestare sia   quella di un corpo magro e sano. Contempla l’immagine visionaria di   questo tuo corpo e simultaneamente pacifica l’immagine attuale amando  il  tuo corpo così com’è senza riserve. Chiama a raccolta gli spiriti  dei  tuoi avi e chiedi loro di aiutarti a mangiare in modo sano ed   equilibrato, a fare attività fisica e a coltivare l’immagine di corpo   che desideri. Perdona e benedici, reintegrandole pienamente, le  immagini  del passato che sono in contrasto con l’immagine del tuo  obiettivo.

Fai ciò per qualche minuto consecutivo, poi ferma il movimento della   testa e rimani immobile nel puro ascolto del suono del tuo tamburo   interiore che chiama a te gli spiriti della foresta e comunica con  essi.  Continua e chiedere la collaborazione degli spiriti della foresta  e dei  tuoi avi. Il suono del tamburo porterà loro la tua richiesta e a  te il  loro amore e il loro sostegno. Il tamburo è unione,  comunicazione.

Seduci gli spiriti che animano la foresta, incantali e portali a te,   così che ti siano vicini e tu possa sempre sentire il loro alito sulla   tua pelle e il dolce calore della presenza dell’invisibile al tuo  fianco  che ti sostiene nella realizzazione del tuo obiettivo.

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