Il Nat 5, Thonban Hlà, l’Arcano della Bellezza

  • 11 giugno 2019

La bellezza nella terapia

 Il NAT 5, la Signora della Bellezza, mi esce spesso e questo fatto ha il suo perché.

Oggi, pescandola, mi viene da riflettere su quanto la bellezza possa contribuire a renderci più sani e più felici. È una riflessione sulla terapia desacralizzata e sul bisogno di riportare l’anima nella terapia.

Il modello terapeutico, se propagandato ad oltranza, finisce per essere visto come il solo modo per affrontare disagi, disturbi, problemi.

Noi non abbiamo più tanto bisogno di nuove terapie alternative, ne abbiamo già molte, abbiamo piuttosto bisogno di una alternativa alla terapia.

Quale è la grande alternativa al modello terapeutico? L’esperienza estetica.

L’esperienza della bellezza presuppone una percezione diversa del male, del disagio, del problema rispetto a quella su cui si fonda il paradigma terapeutico.

Per essere capaci di comprendere l’esperienza estetica come alternativa al modello terapeutico è necessario vedere la malattia o il problema con occhi diversi fin dall’origine.

Uno sguardo diverso fin dall’origine.

Uno sguardo diverso fin dall’origine è una volontà, un’intenzione diversa che trova un diverso significato alle cose.

Il significato che troviamo negli eventi è sempre conseguente all’intenzione con la quale interroghiamo gli eventi.

Gli eventi reagiscono all’intenzione con la quale li approcciamo.

Un problema o a una malattia può essere approcciato con l’intenzione chiara di esercitare un controllo, un potere della mente sul corpo, sulla psiche, cioè sulla natura. Questa intenzione nasce dall’idea che la natura è imperfetta e ha necessità di essere governata.

Una persona che fa esercizio di consapevolezza e di lucidità di visione non può non accorgersi che nell’idea che la natura sia imperfetta e necessiti di essere governata dall’uomo si esprime una volontà di potere dell’uomo sulla natura. Si conclude che ci sono idee che nascono da una volontà di potere dell’uomo sulla natura e sugli eventi –e queste sono idee mentali- e idee che nascono da una volontà di armonia –e queste sono idee che provengono dall’anima.

Se approcci una malattia, un problema con paura perché non hai fiducia nella natura e nelle tue possibilità naturali, allora pensi immediatamente a come risolverlo, entri subito nella mente, che è l’organo del controllo, della gestione, della sensazione di potere.

Se approcci una malattia, un problema con tranquillità, sicurezza e serenità d’animo perché hai fiducia, entri prima nelle emozioni, cioè non entri subito nel bisogno di controllo, nella mente e questo lascia spazio all’emozione. L’emozione è un interruttore che spegne all’istante la capacità della mente di reagire, spegne la volontà di controllo, azzera l’intenzione di esercitare un potere. In assenza dell’organo di controllo l’emozione è una resa all’universo, un surrender, un inchino in cui il potere viene restituito. Questo atto, l’atto attraverso il quale l’uomo restituisce il controllo, rende il potere, ristabilisce un equilibrio universale, un ordine primevo che l’uomo ha rotto perché ha voluto il potere.

L’esperienza estetica di un disagio, di un problema è la pura esperienza dell’evento fatta al di là del giudizio mentale, è l’esperienza della fondamentale armonia e bellezza di tutte le cose, di come tutti gli eventi, la malattia e il problema soprattutto, tendano a ripristinare un equilibrio primevo tra l’uomo e la natura.

La terapia desacralizzata non va nella direzione di ristabilire questo equilibrio.

L’esperienza estetica ristabilisce questo equilibrio ogni volta che si compie.

La contemplazione della natura ci consente una pura esperienza estetica che è sempre una terapia preventiva universale.

L’esperienza della bellezza è estasi non controllo. L’estasi è un ampliamento della coscienza oltre i limiti mentali, oltre il bisogno di controllo. Abbiamo bisogno di bellezza come dell’aria che respiriamo, eppure continuiamo a distruggere la natura e a toglierci ossigeno perché vogliamo il potere.

La volontà di potere chiama altra volontà di potere che chiama altra volontà di potere. L’espressione estrema della volontà di potere è la distruzione sistematica della natura, dell’anima, dell’eterno femmineo, in quanto dimensioni mai fino in fondo governabili, mai fino in fondo addomesticabili.

Stare soli, in silenzio nella natura con il cuore colmo di gratitudine è una terapia preventiva universale, abbassa la presenza dell’ormone dello stress nel sangue e alza le difese immunitarie. Perdersi nella contemplazione della bellezza può anche darci resilienza nei confronti di disagi, disturbi e persino fornirci soluzioni inattese dalla nostra mente ai nostri piccoli e grandi problemi: essere ispirati.

Questo non significa che non ci si debba curare, all’opposto!

Dopo che l’esperienza estetica si è prodotta la cura diviene rituale, non è più mera terapia desacralizzata, anche se si svolge con le stesse modalità. Non è una questione di metodo o protocollo, non è una questione di questo o quel tipo di terapia, ma di un sentire diverso di fronte alla malattia, di un’intenzione diversa, un’intenzione che proviene dall’anima, non dalla mente. Si fanno le stesse cose che si sarebbero fatte prima, ma con intenzioni nuove. E intenzioni nuove chiamano eventi nuovi.

Per riportare l’anima nella terapia è necessario superare la paura. Bisogna che la medicina, qualunque essa sia, allopatica o alternativa la smetta di spaventare gli individui.

Non è solo la medicina tradizionale che spaventa l’uomo, a volte la terapia alternativa lo spaventa ancora di più, lo spaventa due volte perché nasce comunque da una base diagnostica, da un’intenzione di giudizio e di controllo, ma essendo meno ufficiale, è anche meno sicura di sé.

Occorre non avere paura. Il contrario della paura è la fede. Tutti siamo venuti al mondo con questo potere, è il più grande potere che l’uomo possieda. Io lo chiamo amor-fede o fede-amore perché l’amore e la fede sono due aspetti della medesima forza. Tutti siamo venuti al mondo con questo potere, ma passando attraverso quel grande processo di condizionamento che i più chiamano educazione abbiamo in parte dimenticato o sciupato questo potere e dobbiamo ritrovarlo in tutta la sua potenza.

La terapia desacralizzata non è il solo modo di affrontare disagi e problemi, ma il sacro richiede coraggio. Abbiamo bisogno di coraggio per far l’esperienza della bellezza. E poi… be’, e poi, come disse Dostoevskij, la bellezza salverà il mondo! E, se per il mondo fosse troppo tardi,  come disse Brodskij, il poeta, allora bisogna ricordare che per il singolo individuo c’è sempre la possibilità. E il singolo individuo che ha coraggio e fa l’esperienza della bellezza può, alla fine, cambiare mondo.

Quanto più ricca è l’esperienza estetica di un individuo tanto più sicura è la sua intenzione e tanto più coraggiose sono le sue idee.

Abbiamo bisogno di bellezza per fare l’esperienza del coraggio. Diciamo che la bellezza e il coraggio si alimentano l’un l’altro e il motore di ciò è la natura che dobbiamo salvaguardare da un consumismo sfrenato che l’ha resa mero terreno di sfruttamento per creare profitto. Quello che facciamo alla natura lo facciamo ai nostri stessi organi, non esiste nessun confine se non quello creato dalla nostra mente, che è del tutto illusorio.


Selene Calloni WIlliams

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