Il Nat 25, L'Arcano della Passione Sensuale

  • 9 aprile 2019

Il Nat 25 ci racconta la storia di un giovane che è morto insieme al proprio fratello (il Nat 26, l’arcano della concupiscenza). Entrambi sono stati evirati e lasciati morire da un re, simbolo del potere istituzionale. Tutti i Nat rappresentano le forze istintuali dell’anima selvaggia che sono state represse dal potere istituzionale. Ma la morte dei Nat è solo apparente, essi infatti sono spiriti e non muoiono, ma divengono grandi opportunità per coloro che sinceramente anelano alla  conoscenza e alla libertà.

L’evirazione nel mito

Nel mito l’evirazione ha un significato preciso. Eliminando l’organo si interrompe il ciclo delle nascite e morti e rinascite, cioè il ciclo delle reincarnazioni.  L’estinzione dell’impressione di nascere e morire è, nel buddhismo, il raggiungimento della libertà, il Nirvana.

Condannando i due Nat a morte per evirazione il re ne decreta al contempo la libertà e l’immortalità.

Come possiamo dimenticare che gli uomini erano androgini in origine e che gli dei decisero di dividerli a metà per invidia o vendetta? Come ci racconta Platone, Zeus in persona disse: “Taglierò in due ciascuno di essi e così saranno più deboli…”.

L’impulso sessuale è indubbiamente una spinta a ritrovare in noi una completezza evolvendo verso l’integrità e la libertà, la vera conoscenza e la piena realizzazione. Questo impulso deve portarti a riunire le due metà.

La civiltà dei bisogni

L’economia del profitto si fonda sulla creazione di bisogni innaturali: l’individuo non ha valore per lo Stato in quanto cittadino, ma in quanto consumatore, la politica è completamente asservita ai mercati.

In questo stato di fatto è interesse delle istituzioni intensificare la differenziazione tra i generi maschile e femminile al fine da far sentire gli individui più separati e quindi bisognosi. Se sei completo non hai bisogni. Il bisogno cresce solo nella sensazione della separazione.

Oggi la sensazione della solitudine e della separazione è molto forte: donne che cercano “la giusta relazione” e uomini che cercano “altre relazioni”, tutti portatori di un segno che, come un marchio indelebile, connota i membri della tribù dei bisognosi consumatori, i quali, pur di riempire il loro vuoto cronico, sono disposti a comperare di tutto, dalla psicoanalisi al cioccolato, dalla macchina sportiva alle tette di silicone.        

Il dramma è dato dal fatto che i due sessi sono distinti e separati, mentre la natura li ha voluti distinti, ma non separati. Per ritrovare la condizione naturale dell’androginia, che eleva, è fondamentale attivare un potere assolutamente dimenticato nella società dei consumi, l’amorfede o il fedamore. La fede e l’amore sono due aspetti della medesima energia, la grande, potente impeccabile e infallibile forza della libertà.

Chi è benedetto da questo superpotere può comprendere che la mascolinità in natura è solo il modo in cui l’amore per il femminile si esprime e l’essere femmina in natura è solo il modo in cui l’amore per il maschile si esprime e che, in verità, il maschio e la femmina non esistono come tali, nella loro realtà individuale, separata.  

L’amore vero, incondizionato e libero, è una potenza tale da decretare l’unione inscindibile per gli amanti. Perciò il maschile e il femminile in natura sono distinti ma non separati, mai separati.

Certo, bisogna osservare tutto da una prospettiva naturale, che è al di là del senso dell’Io, altrimenti si finisce per pensare che l’amore vero sia rimanere appiccicati all’altro in eterno. L’amore vero è sempre al di là dell’Io e del Tu, è la pura relazione. Significa che la femmina è tale per esprimere la relazione con il maschile come rituale sacro (il “sacrum facere” esprime l’atto del darsi per amore, per creare oltre se stessi) e il maschio è tale per esprimere il sacro rituale del darsi al femminile.  In questa volontà sacra non vi è mai il momento della separazione, perché ogni gesto ogni respiro, ogni attimo della vita è sacro. Quando l’esalazione (penetrare) volge in inalazione (assorbire) è il maschile che si dà al femminile, anche quando il battito del cuore si alterna alla pausa di silenzio è il maschile (il suono) che si dona al femminile (il silenzio), mentre quando ci si risveglia al mattino è il femminile (la notte) che si dà al maschile (il giorno). Gli esempi potrebbero essere infiniti, ogni gesto, ogni attimo, infatti, contiene la compenetrazione di maschile e femminile.

La tua evoluzione

La tua passione sensuale deve portarti alla non-dualità così che tu possa fare di ogni gesto della tua vita un rito sacro in cui maschile e femminile si incontrano, allora cesserai di avere bisogni.

Noi non abbiamo bisogni, in verità. Siamo stati messi qui, in questo mondo, senza bisogni, non siamo stati messi nel mondo come poveri mutilati costretti a cercare sempre qualcosa che manca, ma come esseri perfettamente compiuti in se stessi. Come tali noi siamo i sacerdoti della natura, il nostro compito è sacralizzare la materia a mezzo del rito, non consumarla, sporcarla o corromperla, ma elevarla. Noi non abbiamo alcun bisogno di mangiare, ma dobbiamo celebrare ogni giorno il rito attraverso il quale il visibile si rende invisibile per creare oltre se stesso, così ogni giorno traghettiamo vite (carota, rapanello, mela…) da una parte all’altra della Grande Soglia. Siamo esseri completi al servizio dell’anima, non poveri affamati al servizio dell’industria alimentare. Se perdiamo il significato della nostra funzione ci ammaliamo.

Non abbiamo alcun bisogno di proteggerci dal freddo o dal caldo, ma siamo qui per celebrare la forza della natura e i suoi Spiriti a mezzo del rito sacro, in cui possiamo evocare il caldo o il freddo, abbiamo questo potere, che non è la facoltà di scaldarci o raffreddarci, ma molto di più: è il potere di evocare spiriti, dei e numi e dobbiamo farlo con il pieno senso della sacralità che porta la vita ad essere una meravigliosa celebrazione densa di gioia, pienezza, vitalità.

Essere vivi non è una conseguenza dell’essere nati, si può essere vivi a gradi di intensità diversa che si esprimono tra due estremi: l’essere zombi e l’essere sacerdote.

Lo zombi è l’homo consumens, la vittima che ha sempre bisogno di qualcuno o di qualcosa.

Il sacerdote è colui che vede il mondo come lo scenario di un grande rito che egli è chiamato a celebrare e a vivere  nella pienezza di ogni istante.

La passione sensuale è questo sacerdozio: il matrimonio mistico nel quale enormi ricchezze vengono elargite prima ancora che qualsiasi forma di bisogno possa insorgere e la vita è continua espressione di abbondanza e di amore.

Come tu debba e possa vivere dipende unicamente da te, è una scelta. Vivere una vita da vittima o una vita di meraviglia e d’amore è una scelta che solo tu puoi compiere.

Quello che i Nat possono fare è un gesto che solo un sentiero mistico e sacro può fare, un atto  rivoluzionario che nessun processo di educazione o terapia istituzionale e desacralizzato farà mai: darti la consapevolezza necessaria ad operare la scelta.

Selene Calloni WIlliams

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