Il NAT 6, l’androgino, l’arcano dell’omosessualità

  • 4 giugno 2019

Aristofane nel Simposio, famoso dialogo platonico chiama Amore quel desiderio di interezza, di ricongiunzione a quell’altra metà di sé che originariamente ci apparteneva.

“[..]anticamente… gli uomini si dividevano in tre generi e non in due come adesso, il maschio e la femmina. Ne esisteva infatti anche un terzo che risultava dalla commistione degli altri due..: l’androgino… che, nell’aspetto e nel nome, aveva parte del maschio e parte della femmina… La forma di tutti e tre era quella di una palla con la schiena tondeggiante e i fianchi circolari.., quattro mani e quattro gambe, due volti del tutto simili su di un collo rotondo, una sola testa per entrambi i volti girati in senso contrario, quattro orecchie e due organi genitali…

Camminavano diritti come ora, ma avanti indietro a piacere e quando si mettevano a correre velocemente assomigliavano a quei saltimbanchi che fanno la ruota… Il maschio discendeva dal Sole, la femmina dalla Terra e l’androgino dalla Luna… Inoltre, possedevano una forza ed un vigore tremendi… Omero narra… che tentarono la scalata al cielo per assalire gli dèi… Zeus allora e gli altri dèi si consultarono per decidere che cosa dovessero fare, ma si trovavano in grande imbarazzo: non potevano pensare di ucciderli e di far scomparire il genere umano… ma nemmeno ritenevano di dover consentire la loro prepotenza. Finalmente dopo una difficile riflessione Zeus prese la parola..: “Taglierò in due ciascuno di essi e così saranno più deboli…

Mano a mano che ne tagliava qualcuno dava ordine ad Apollo di rivolgere il volto e la metà del collo dalla parte del taglio, affinché ciascuno, potendo osservare la spaccatura che aveva subito, si disponesse ad una maggiore moderazione…Spianava poi le altre grinze e modellava il petto con uno strumento come quello che i calzolai adoperano per levigare le pieghe del cuoio sulla forma da scarpe. Alcune ne lasciò tuttavia sul ventre assieme alla cucitura dell’ombelico, quale permanente ricordo dell’antica vicenda.

Appena però la natura umana fu tagliata in due, ciascuna parte, nel rimpianto della metà perduta, voleva ricongiungersi ad essa… Le metà che derivavano dal genere misto, l’androgino, erano eterosessuali, perché attratte rispettivamente dalla parte opposta, maschio o femmina, cui originariamente erano unite; viceversa le altre metà che derivavano o dal genere maschio o dal genere femmina erano omosessuali perché attratte dalla stessa parte alla quale appartenevano prima dell’intervento di Zeus… Per questo tutte le parti si abbracciavano, si avvinghiavano reciprocamente, nella brama di fondersi insieme, ma così morivano di fame e di inedia perché non volevano far nulla separate l’una dall’altra… 

Zeus allora, impietositosi, escogita un altro espediente e trasporta i loro genitali sul davanti… rendendo così possibile attraverso l’amplesso una generazione diretta del maschio nella femmina… e se invece capitava per esempio che un maschio si univa ad un altro maschio vi fosse almeno una sazietà in quel rapporto…

Ciascuno di noi è dunque la tessera di un essere umano… sempre alla ricerca dell’altra sua metà, la tessera che corrisponde… A questo desiderio di interezza e al tentativo di raggiungerla spetta il nome di Amore.”
L’uomo ha evocato l’idea, l’eidolon, l’immagine, l’archetipo, il dio della separazione per rendersi meno potente così da poter creare una civiltà. Anzi, direi che la civiltà è questo stesso atto di separazione. La civiltà è un atto di divisione che serve a rendere gli individui umani governabili, serve a creare un potere esterno all’uomo, un potere sociale capace di governare sull’uomo.

Finché l’essere umano è consapevole di ciò, può cercare di ritrovare la propria integrità e ritrovare il proprio potere quando vuole.  E così doveva essere all’origine: gli individui accettavano di alienare da sé il loro potere per darlo alla civiltà e alle sue istituzioni e poi se lo riprendevano a mezzo dell’arte, del teatro, della filosofia, della poesia, della bellezza, dell’estasi, del rituale sacro.  Fin che c’è consapevolezza di quello che è accaduto, allora c’è libertà, la società è un strumento dell’uomo e non viceversa.

Il problema ha inizio quando l’individuo umano perde la consapevolezza del fatto che la civiltà è una sua scelta e la subisce totalmente. È così che le civiltà finiscono per avere totale potere sugli uomini fino ad arrivare a fenomeni come l’ingegneria del consenso attraverso la quale i poteri forti in seno alla società possono far fare alle masse quello che vogliono.

Io credo che sia giunta l’epoca in cui l’uomo debba ritrovare la propria integrità e il proprio potere. La questione non è “omosessualità” o “eterosessualità”, per me la questione è ricongiungerci a noi stessi.

Infatti noi non ci innamoriamo dell’atro ma della nostra idea dell’altro, perché l’altro è inconoscibile. Ritrovare noi stessi significa sviluppare in noi tutte quelle doti, quelle caratteristiche e quelle capacità che vorremmo trovare nell’altro e che ci fanno innamorare dell’atro.

Selene Calloni WIlliams

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CALLONI WILLIAMS