Il Nat 30, il Signore del Perdono, l’Arcano del Distacco

  • 7 maggio 2019

Il Nat 30 è il Signore del Perdono, l’Arcano del Distacco

Quello del perdono è un tema che non si può affrontare in modo superficiale.

Perdonare comporta il senso della colpa, il quale, a sua volta, comporta l’identificazione della coscienza nel senso dell’Io. Quest’ultimo è divenuto un vizio della nostra civiltà.

Nel prologo dell’Iliade leggiamo: “Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta.”, e comprendiamo che l’ira è, per Omero, una dea. Come può essere Achille ritenuto responsabile dell’ira? Quest’ultima è una forza che attraversa l’eroe, il quale non può fare a meno di darle voce.

Il tema del perdono è strettamente legato a una cultura squilibratamente incentrata sul senso dell’Io. Quando le emozioni e le idee sono viste come un prodotto, quasi un secreto dell’Io, allora il tema della confessione e del perdono vengono in essere con grande forza.

Ma se emozioni e idee sono viste come forze naturali, l’Io è percepito come un puro canale di queste forze e la coscienza è centrata nel mezzo della relazione tra l’Io e le forze naturali, allora non c’è colpa e l’atto del perdono viene sostituito da un puro atto di inclusione attraverso il quale l’Io include l’altro in se stesso.

Insomma se la coscienza, anziché identificarsi nell’Io, si centra a metà tra l’Io e il Tu, non si può più parlare di perdono, si deve piuttosto parlare di inclusione.

Io credo che l’inclusione, non il perdono, sia la vera forma di consapevolezza dell’uomo evoluto.

Abbiamo bisogno di elevarci al di là dei modi di pensare scontati, banali. Soltanto un essere umano capace di adottare un nuovo metodo di pensiero potrà, infatti, realizzare quel cambiamento auspicabile al fine di realizzare una vera armonia tra l’umanità e il pianeta, una vera, efficace ecologia. Non possiamo salvare il pianeta utilizzando gli stessi strumenti mentali che ci hanno portato sull’orlo della catastrofe ecologica.

Il senso della colpa e del perdono è una tra le prime cose di cui dobbiamo liberarci, perché ci impedisce di sviluppare l’abilità dell’inclusione, che è ovunque in natura, a parte che nel genere umano.

Superare i confini del senso dell’Io, nei quali ci siamo barricati, e includere nell’immagine di noi stessi il lupo, l’orso, l’aquila, i fiumi, i mari e l’altro è necessario e urgente. Dobbiamo rifiutare la superficialità, dobbiamo cercare di pensare in modo profondo e soprattutto di pensare con il cuore.

Ogni volta che formuliamo una teoria dobbiamo cercare di andare al di là degli schemi di pensiero che ci sono forniti dalla nostra civiltà. Come disse il grande Ungaretti, la nostra civiltà è un “atto di prepotenza, di violenza nei confronti della natura” ( https://youtu.be/ypFcFh98vME), dobbiamo cercare di pensare al di là dei circuiti di pensiero che la nostra civiltà ci fornisce. Pochi riescono a farlo, molti insegnanti, autori, filosofi e psicologi preferiscono dare ai loro lettori quello che essi si aspettano e vogliono sentirsi dire. Io no. Non serve a nessuno, né ai miei lettori, né alla natura, né tanto meno a me. Vendere qualche libro in più non sarebbe una ragione per venire meno ai miei ideali, vendo già abbastanza.

Dobbiamo sviluppare un nuovo metodo di pensiero e dobbiamo farlo in fretta perché la natura non aspetta. L’uomo si sente al centro dell’universo, ma non lo è, semplicemente è un riflesso in un universo di specchi.

(“Nella casa di Indra è detta esservi una rete di perle siffatta che se ne guardi una tutte le altre vedi in questa riflesse: allo stesso modo, ogni cosa al mondo non è solo se stessa, ma tutte le altre raccoglie, e lei, infatti, è tutte le altre.”   Sutra del Diamante della Prajnaparamita).

Dobbiamo fare in modo di identificare la nostra consapevolezza con la rete e non esclusivamente con la singola perla, dobbiamo smetterla di pensare in termini di colpa e perdono, di soggetto e oggetto, dobbiamo incominciare a essere la rete e funzionare per inclusione, non per divisione.

Certamente dopo che, barricati nel carrarmato del nostro Io, avremmo finito di contaminare la natura, potremo chiedere perdono, ma non ci salveremo per questo. Meglio incominciare da subito a praticare l’inclusione per cercare di cambiare il nostro metodo di pensiero, il nostro comportamento, i nostri modelli economici e sociali al fine di lasciare ai nostri figli un ricordo che non avrà bisogno di essere perdonato.

Selene Calloni WIlliams

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