Il Nat 24, Mandalé Bòdaw, il Signore dell’Incantesimo. L’arcano della Magia

  • 19 marzo 2019

Nelle Carte di Nat la carta 24 indica l’Incantesimo.

Una leggenda Inca narra che Pachamama, la Grande Madre e Pachakamac, il Grande Padre, vivessero felici in un mondo meraviglioso in cui ogni creatura era loro amica, piante, animali, insetti, vento, pioggia, neve, sole, luna, tutti aiutavano Pachamama e Pachakamc e i loro due figli gemelli.

Questo mondo meraviglioso era il frutto di un incantesimo di Pachakamac ed egli lo teneva in vita attraverso la gioia e la luce che promanavano dalla sua unione con Pachamama.

Ma un giorno uno stregone malvagio, un certo Wakon decise di impossessarsi della magnifica creazione immaginale di Pachakamac e incominciò con il desiderare il possesso di Pachamama, la quale era la forza stessa della creazione di Pachakamac.

Con un malvagio incantesimo Wakon riuscì a far sparire Pachakamac.

Pachamama si ritrovò sola in un mondo che, non più animato dalla volontà di Pachakamac, ma bensì da quella di Wakon, divenne oscuro, tenebroso, pericoloso e ostile. Animali, fiori, piante, vento, pioggia, neve, tempeste, che prima erano amici, alleati di Pachamama e dei suoi due gemelli e li sostenevano e li aiutavano, incominciarono ad apparire pericolosi, qualcosa da cui difendersi.

Pachamama e i due gemelli incominciarono a condurre una vita triste e faticosa in questo mondo oscuro finché, un giorno, videro in una grotta una lucetta che  illuminava il buio.

Si avvicinarono e trovarono Wakon che stava cucinando delle patate sul fuoco. Come li vide, Wakon, che voleva possedere Pachamama, chiese ai gemelli di andare a prendere altra acqua, con la scusa che avrebbe cucinato anche per loro. Non appena i gemelli ebbero lasciato la grotta Wakon si avventò su Pachamama per possederla, ma poiché questa gli si rifiutò, lui la divorò.

Quando i gemelli fecero ritorno alla grotta, Wakon era ancora grondante del sangue di Pachamama ma, essendo buio, i gemelli non potevano vedere.

Fu allora che Pachakamac mandò la prima alba sulla terra.

I gemelli videro, compresero e fuggirono. Wakon li inseguì, ma ormai la luce di Pachakamac stava nuovamente pervadendo il mondo, e così animali, piante, e persino gli insetti e il vento aiutarono la fuga dei gemelli. Una volpe di nome Añas nutrì i gemelli con il proprio sangue e tese una trappola per Wakon stendendo su di un burrone delle fronde. Quando Wakon arrivò da lei per chiederle se avesse visto i due gemelli, Añas lo indirizzò verso il burrone, nel quale lui cadde e morì provocando un immenso terremoto.

A quel punto Pachakamac mandò sulla terra un arcobaleno grazie al quale poté di nuovo riunirsi ai due gemelli e a Pachamama, la quale si trasformò in un immenso ghiacciaio capace di riflettere la luce di Pachakamac.

Questo mito ci segnala che c’è incantesimo e incantesimo, c’è creazione immaginale e creazione immaginale.

La natura è un’immagine, o, come dicono i buddhisti, un’impressione (Maya) che si sviluppa sulla base di un ritmo, un codice, che possiamo definire come bellezza.

A questa immagine naturale, che è la Maya divina, cioè una creazione immaginale, una narrazione di Pachakamac resa possibile dall’energia di Pachamama, se ne sostituisce un’altra, la creazione mondana dell’uomo, la civiltà, che si sviluppa sulla base di un ritmo, un codice, che possiamo definire come etica o morale. Le regole umane sono definite arconti nello Gnosticismo. Gli arconti sono le leggi, le norme e regole sulla base delle quali si sviluppa il mondo umano, sovrapponendosi al codice della bellezza naturale.

Mentre la bellezza non è dualistica; la bellezza in natura non ha un opposto, il brutto in natura non esiste, gli arconti funzionano per discriminazione.

In una bellissima intervista rilasciata a Pasolini (che potete vedere su youtube, si intitola “Che cos’è la normalità”, il poeta Ungaretti, intervistato da Pasolini, dichiara: “La civiltà è un atto di prepotenza nei confronti della natura, è un atto contro natura!”.

Il mago, come il poeta, è qualcuno che ha ritrovato il codice naturale dell’esistenza e scrive la storia della propria vita nell’unione profonda con questo codice, mentre tutti gli altri scrivono la propria narrazione interiore –la quale poi diviene la storia della loro vita- nell’unione con gli arconti.

Quando le cose non ti vanno come dovrebbero, quando ti trovi intento a provare frustrazione e impotenza semplicemente chiediti: “con chi sto scrivendo la mia storia?”.

L’eudaimonia per Socrate era sinonimo di piena felicità e completa realizzazione di sé. Tradotta letteralmente, la parola “eudaimonia” significa “essere in compagnia di un buon daimon”.

La Maya divina e la Maya sociale sono molto diverse, mentre la prima è creata da una volontà d’amore, la seconda è creata da una volontà di potere, mentre la prima si fonda sull’inclusione, la seconda si basa sulla morale, mentre la prima si fonda sul sacro la seconda è desacralizzata, mentre la prima è pura visione, conoscenza e gioia, la seconda porta in essere il dolore, la sofferenza ed è molto pericolosa.

La domanda che ti devi fare è: “con chi sto scrivendo la mia narrazione interiore?” “A quali dei e dee cioè a quali “eidola”, a quali “idee” sono unito?”.

Questa domanda porta già in sé sia la risposta, sia la forza titanica del cambiamento, sia la volontà e la possibilità di ritrovare la vera unione. L’importante è arrivare a farsi la domanda.

Selene Calloni WIlliams

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