Il Nat 34: la Signora dell’Aspirazione, l’Arcano dell’Ambizione
La carta numero trentaquattro, Anauk Mìbayà, è la Signora dell’Aspirazione. L’arcano dell’Ambizione.
La civetta, quando viene la notte, ambisce a prendere il topo.
E così appena il sole scende all’orizzonte apre i suoi meravigiosi occhi gialli e vola nel buio e all’improvviso si tuffa nel folto del bosco perché ha visto un movimento tra i cespugli. Cosa accadrà? La civetta afferrerà il topo oppure il topo fuggirà? È una questione di attimi, di frazioni di secondo. La civetta deve avere l’impulso di gettarsi in picchiata al momento giusto e non deve incontrare ostacoli improvvisi, rami d’albero o cespugli mossi dal vento, per esempio, o rumori improvvisi di cinghiali o altri animali. Il topo deve correre più veloce che può e non deve incontrare ostacoli, basta una radice, un sasso che lo allontani dalla tana e ritarda…
Può accadere che la civetta ce la faccia. In questo caso la domanda è: chi l’ha deciso?
Chi ha voluto questo attimo? La civetta? Il topo? La notte?
La prospettiva dell’uomo attuale parte da una logica a senso unico. L’individuo attuale pensa che se la civetta prende il topo è stata brava, ha scelto l’attimo opportuno per tuffarsi nel sottobosco. E se fosse stato, invece il topo a scegliere l’incontro, o la notte?
La civiltà Maya, praticava il sacrificio umano, si ritiene che per i Maya essere sacrificati nei rituali fosse un grande onore e che fosse persino un premio per i vincitori delle gare sportive più importanti.
La nostra è una civiltà squilibratamente patricentrica, forse quella Maya era una civiltà squilibratamente matricentrica. Di fatto, il modo in cui gli individui, fintanto che non sono liberi, leggono gli eventi è condizionato dai valori che sono stati loro insegnati in quel grande processo che chiamano educazione.
Esiste un metodo di pensiero che ti libera infallibilmente da ogni condizionamento, si chiama principio di non-dualità.
Riflettere in modo non duale significa pensare in termini di relazione.
La civetta, il topo e la notte sono in relazione fra loro. Essi non esistono se non nella relazione. Questa relazione non è la fortuna della civetta e la sfortuna del topo, né è l’onore, il sacrificio del topo e il dovere della civetta, non è l’effetto né la conseguenza della notte, ma è tutte queste cose insieme, è il Tutto ed è il Nulla, in atre parole è il Divino.
Nulla esiste se non nella relazione. Nulla esiste se non nel Divino.
Gli individui attuali, ipnotizzati dalla cultura dominante si sentono a tratti topi, a tratti civette e quando hanno un obiettivo, quando aspirano a qualcosa, pretendono di essere civette lanciate alla conquista del topo. Se beccano la preda si ritengono bravi o fortunati e si esaltano, se mancano l’obiettivo si sconfortano e si deprimono.
Quanto questo atteggiamento sia limitato e limitante non servono spiegazioni per vederlo.
Quando sei nella relazione –nella non dualità- aspirare è un atto meraviglioso di puro ringraziamento rivolto alla meravigliosa armonia di tutte le cose. Non hai bisogno di desiderare, ottieni e basta! In questo stato, per dirla con il grande Naropa, “la suprema condotta è assenza di sforzo”.
Aspirare è il desiderio di ciò che deve avvenire, è lo stato di chi è innamorato del divenire, di chi ha impeccabile fede negli eventi e non giudica ciò che accade, ma sempre è disposto a meravigliarsi: allora non c’è giudizio o discriminazione, ma solo e sempre pura meraviglia. A costui la foresta intera –la quale è anima- si concede, perciò egli non ha bisogno di desiderare, ottiene e basta.
Questa è la vera arte dell’aspirazione che la principessa, la signora dell’Aspirazione, può insegnarti.
Viviamo in un’epoca in cui tutti insegnano a tutti come raggiungere gli obiettivi: psicologi, counsellor, coach, la lista è lunga. Insegnano a diventare ricchi, perché è questo che la gente sogna, insegnano a essere in forma e ad essere attraenti o famosi perché è questo che la gente vuole. Tuttavia i veri ricchi, celebri, carismatici non imparano a diventare tali, lo sono e basta. Gli altri si condannano a una vita di sforzi per diventare ciò che non sono -ma se non lo sono, non lo saranno mai- così finiscono per servire il sistema e contribuire ad arricchire chi già lo è o a rendere ancora più famoso chi già lo è.
Se anche tu sei nel desiderio e nello sforzo, anziché nella vera aspirazione -la quale non è desiderare, bensì è ottenere-, il Nat 34 può davvero aiutarti a liberarti dal condizionamento e a superare la mentalità comune che non dà scampo, ma solo illusioni, a chi desidera essere ciò che non è. La signora dell’Aspirazione t’insegna ad essere, non ad avere, a ottenere, non a cercare.
Con amore,
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