Amo ergo sum

Il Nat 21, il signore del denaro, l’arcano dei beni materiali

Il denaro è l’espressione di una forza, l’abbondanza, la fertilità, che appartiene alla Madre. Presso gli antichi, la Madre aveva tre aspetti: Demetra, Gea e Cton.
Cton è l’aspetto più sotterraneo della Grande Madre, il ventre, l’utero che dà la vita e la morte simultaneamente, la dimensione invisibile, la terra dove il seme si ritira e si protegge nell’inverno.
Gea rappresenta il retroterra culturale, l’etnia, la storia, il clan familiare, la civiltà, l’epoca storica e il luogo geografico dove si vive.
Demetra è l’abbondanza, i fiori, i frutti, il nutrimento, la fertilità.
I tre aspetti sono inscindibilmente uniti.
Come avere abbondanza senza un’ombra ctonia, sotterranea e radici geografiche? Si sta parlando, certo, di una geografia mistica, non oggettiva. L’immaginalista, come Milarepa, cammina sempre sul fermo suolo della non oggettività delle cose.
Prima che la terra diventasse la Tellas dei Romani e quindi un oggetto materiale, era pura emozione di appartenenza, al di là di soggetto e oggetto.
Diventando la terra un oggetto materiale, l’Io, l’individuo diventa altresì una realtà oggettiva e si separa dal tutto, si trova in un modo pieno di pericoli, dove l’altro non è più Sé, e si rinchiude nel suo piccolo Io, nella propria paura.
Ecco come si arriva dall’energia dell’abbondanza, espressa dall’archetipo della Grade Madre, al denaro che consuma, abbruttisce e schiavizza l’uomo.
Il mito della Tellas, della Madre-oggetto, comporta il dipanarsi di una serie di miti sociali e non più naturali:
– Il mito del denaro, che si ottiene attraverso la fatica, anziché la libera partecipazione al flusso dell’abbondanza universale, con lo sforzo personale, anziché con il favore delle divinità naturali.
– Il mito del risparmio, del trattenere e dell’accumulare: il denaro non è espressione dell’abbondanza naturale, ma un mezzo per fronteggiare ansie e paure, si fonda sul principio del trattenere e non del lasciar fluire.
– Il mito della separazione: l’aspetto dell’abbondanza (Demetra) risulta distinto e separato da quello del destino familiare, sociale e culturale (Gea). In verità per essere nell’abbondanza bisogna partire dal proposito di fare qualcosa di utile alla comunità, si deve tenere conto del karma che ci ha fatti nascere in un determinato contesto socio-culturale. Per esempio, se sono Italiano non posso non considerare tutti i secoli di storia e di bellezza che l’Italia si porta alle spalle, non posso non comprendere lo spirito della tradizione nel mio operare e comunicare. Ogni popolo comunica attraverso valori, simboli, immagini diverse, se si vuole avere successo nel lavoro che si svolge bisogna tenerne conto. Il tuo clan familiare, inoltre, influenza molto il tuo progetto di vita. Non essere consapevole dell’influsso che i tuoi avi hanno sulla tua vita, ti rende vittima di questo influsso che finisce per muoverti come una marionetta, contro la tua volontà. La consapevolezza dell’eredità psicologica profonda che ci è stata lasciata dal clan familiare ci consente di utilizzare l’enorme patrimonio di speranze, aspettative, sogni irrealizzati e destini incompiuti a nostro favore, come forze, anziché subirli come pesi inconsci.
– Infine il mito della separazione agisce distaccando l’abbondanza (Demetra) dall’invisibilità e dall’oscurità della dimensione infera, sotterranea (Cton) che è anche creatività ed emotività, allora si creano lavori e ruoli sociali che non tengono conto della libera espressività, delle emozioni, delle passioni, ma sono meramente finalizzati a produrre profitto.
Il fatto è che l’abbondanza, Demetra, separata da Gea e Cton non funziona. Per produrre abbondanza è necessario essere consapevoli.
Consapevolezza delle doti e delle aspirazioni ereditate dal clan familiare.
Consapevolezza del proprio retroterra culturale, storico e geografico.
Consapevolezza dell’ombra, poiché proprio la nostra ombra è la custode del nostro più grande potere.
Consapevolezza dell’importanza di riconquistare il potere del denaro per metterlo nelle mani della Madre.
Per secoli l’umanità ha sfruttato la natura, considerandola un oggetto materiale. Oggi le persone che sentono di avere un compito spirituale non devono indietreggiare di fronte al potere del denaro ritenendolo di importanza secondaria o addirittura considerandolo “sporco”. Riconquistare il potere del denaro al fine di rimetterlo nelle mani della madre è un compito affidato agli eroi del risveglio.
Questa riconquista non può avvenire con le medesime modalità, mentalità e leggi attraverso le quali l’abbondanza è stata perseguita sfruttando e spogliando il pianeta. Sono necessari nuovi strumenti, che non sono semplicemente mezzi meccanici. Il passaggio da una economia del petrolio a una economia ecologica richiede un cambiamento profondo del metodo di pensiero e di percezione della realtà, altrimenti, con tecnologie diverse continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto. Chi ci dice che le tecnologie che oggi consideriamo ecologiche non risultino inquinanti e distruttive tra cinquanta, cento anni?
Dire che il potere del denaro va riconquistato per essere messo nelle mani della Madre non significa che le persone che oggi hanno il denaro siano da ritenere “cattive”. Questo è un errore che spinge a indietreggiare di fronte alla conquista del potere del denaro ritenendolo una cosa “sporca” o semplicemente non interessante , inutile o non idoneo a chi persegue obiettivi spirituali.
Riconquistare il potere del denaro significa innanzitutto cambiare metodo di pensiero e fondare la propria ricchezza su di una abbondanza data dalla natura anziché sottratta alla natura. Riconquistare il potere del denaro e vivere nell’abbondanza significa anche ritrovare una relazione armonica con l’anima del mondo, con il proprio corpo, con il cibo, con il sonno e con tutte le espressioni della vita fisica. Chi riesce a fare questo oggigiorno è un eroe del risveglio.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco