Il Nat 16, il Signore dell’Albero Sacro, l’arcano della Foresta
Questa carta indica la necessità di prendere rifugio in una dimensione interiore, meditativa e naturale, rappresentata dalla foresta.
La mia formazione ha più a che vedere con le foreste che con le aule delle Università. Sia dopo il liceo, sia dopo la laurea, ho avuto bisogno di trascorrere numerosi anni tra i boschi.
Terminato il liceo classico, a soli diciannove anni, mi sono trasferita nell’isola di Sri Lanka, dove ho intensamente praticato lo yoga, lo sciamanismo e la meditazione buddhista. Per circa sei anni ho frequentato un tempio della foresta sotto la guida del Venarabile Gata Thera e con la dolce presenza del Reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero.
Nell’eremitaggio della foresta dormivo in una grotta. Ci svegliavamo alle quattro del mattino, la foresta era ancora buia. Sedevamo dinnanzi all’albero della Bodhi (il ficus benjamin), l’albero sotto cui si è illuminato il Buddha) e praticavamo la meditazione seduta, poi ricevevamo gli insegnamenti dal maestro, quindi con una ramazza di saggina pulivamo il percorso del cankamana, la meditazione camminata. Quest’utlimo non era più lungo di cinque metri, era in terra battuta e andava ripulito dalle foglie. Io tenevo pulito anche quello del maestro.
Quindi prendevamo la colazione e poi andavamo al fiume a lavarci. Non raramente incontravamo gli elefanti che erano scesi a bere e dovevamo aspettare che se ne andassero prima di avvicinarci all’acqua.
Dopo il bagno era in momento dello studio. Leggevamo il Dhammapada, un testo parte del Canone Pali, che, secondo la tradizione, contiene le parole pronunciate dal Buddha. A me era stato concesso di leggerlo in versione inglese.
Quindi io e Sumanaloka ci raccoglievamo ai piedi del maestro per ascoltare i suoi insegnamenti sui brani che avevamo letto. Poi c’erano lavori da fare come pulire la dispensa, la cucina, andare prendere acqua al pozzo o tagliare la legna.
Avevamo sempre molte provviste, troppe. I fedeli che vivevano nei villaggi ai margini della giungla, specialmente nei giorni di luna piena -.che in Sri Lanka sono feste ufficiali- attraversavano la giungla per arrivare da noi e ricevere da Gata Thera gli insegnamenti sulla meditazione e le benedizioni. In quelle occasioni ci portavano in dono ogni genere di provviste. I buddhisti praticanti hanno molto a cuore la donazione agli eremiti. Il problema di noi tre asceti che vivevamo nella giungla non era di cosa nutrirci, ma semmai come redistribuire il cibo in eccesso. Non di rado durante i pomeriggi ci capitava la visita di qualche ragazzino dei villaggi vicini a cui regalavamo molte provviste.
Prima del pranzo ci impegnavamo in un’altra sessione di meditazione. Pranzavamo tra le ore undici e le dodici del mattino. Dopo mezzogiorno non ci era più consentito mangiare. Questa regola è rispettata da tutti i monaci eremiti buddhisti ed è considerata una delle più importanti insieme a poche altre: non possedere beni materiali, praticare la meditazione l’ascesi e la castità, vivere unicamente delle offerte dei fedeli.
Dopo pranzo praticavamo la meditazione camminata (cankamana, in pali) quindi ricevevamo eventuali visite: ragazzini a cui donavamo cibo, fedeli che chiedevano medicine o rituali – Gata Thera e Sumanaloka erano profondi conoscitori dell’arte dell’ayurveda e producevano portentosi rimedi per ogni genere di malattie servendosi delle erbe, delle cortecce, delle radici, delle bacche e dei fiori del bosco. Quando i problemi dei fedeli non riguardavano la salute, ma, per esempio, la casa, il lavoro, i soldi, il maestro allestiva un rituale notturno nei pressi dell’albero della Bhodi, che costituiva il punto centrale del nostro tempio nella giungla.
Durante rituale o puja, Gata Thera offriva agli spiriti della foresta chicci e semi, acqua, incenso e medicine ayurvediche che lui stesso aveva preparato. Poco pirma che il sole tramontasse, gettava nella foresta queste sostanze in direzione degli ultimi raggi rosso fuoco del sole. Poi, al primo avanzare della notte inotnava il canto di un lunghissimo mantra in lingua pali con il quale chiedeva agli spiriti ai quali aveva donato le offerte di aiutare la tal persona della quale scandiva bene nome, cognome e data di nascita.
Prima di andare a letto rileggevamo il Dhammapada e praticavamo la meditazione serale.
Quando ho lasciato lo Sri Lanka e sono tornata in Italia mi sono laureata in psicologia e poi ho fondato Voyages Illumination, una associazione che organizza viaggi nei luoghi più mistici del pianeta (www.voyagesillumination.com). Da allora non ho mai smesso di viaggiare, portando con me gruppi di persone nelle steppe, sugli altipiani, nei deserti e nelle foreste per incontrare, monaci, sciamani, mistici ed eremiti che vivono una vita molto diversa da quella comune, in piena armonia con la natura.
Io credo che la nostra civiltà abbia qualcosa di importante da imparare da queste persone.
Da oltre vent’anni, il mio campo base, come lo chiamo io, la casa dove vivo quando non sono in viaggio, si trova nella Svizzera di lingua italiana al limitare di un bosco. Il mio giardino confina con il bosco e spesso cervi, volpi e cinghiali vengono fin sulla soglia di casa.
Io non posso pensare alla mia vita senza il bosco. Quando devo andare in città per un convegno o per la presentazione di un libro, porto sempre il bosco con me in un piccolo ramo che io definisco la mia “bacchetta magica”. Se ho bisogno di connettermi con lo spirito del bosco, tengo il ramo tra le mani, se no è sempre nella mia borsa.
In tutti questi anni ho imparato molto sulla connessione con il bosco. Ho appreso come il bosco può guarire l’uomo e come può contribuire a realizzare i suoi obiettivi. Oggi insegno alle persone, anche a quelle che vivono in città, a stare in contatto con la natura. È possibile portare la natura in città e contattare gli spiriti della natura anche stando nella propria casa.
È importante in ogni momento rimanere sempre in una dimensione meditativa, anche quando si è in piena attività, ad esempio in viaggio in autostrada o all’autogrill. Meditare bevendo un tè verde all’autogrill e avere sempre bene presente che tutto è solo come se fosse vero, tutto è come sogno, è immagine, proiezione, miraggio. Ripetere a se stessi più volte durante l’arco del giorno “sto sognando” è ritrovarsi nella “dimensione della foresta” anche se si è in un’auto su di un’autostrada.
La “dimensione della foresta” è la dimensione meditativa in cui tutto trova la giusta luce. Quando ti ripeti “sto sognando”, dopo un po’ sai perché stai sognando proprio questo mondo, questa epoca, questo popolo, questa civiltà. Infatti potresti sognarti in un mondo di uomini primitivi o di spiriti famelici o di indiani d’America o di mistici medioevali. Questa conoscenza, il sapere perché sei proprio qui e non altrove, non è razionale, ha a che fare con il tuo karma, è un sapere del cuore che ti aiuta a incarnarti sempre più intensamente nel tuo corpo, nella tua vita e nel tuo mondo.
È importante essere qui con piena consapevolezza e attenzione, perché questo mondo è l’immagine che l’anima ha scelto per compiere la propria missione. Non esiste un mondo migliore o peggiore, ma ciascuno deve essere presente nel proprio mondo con tutto se stesso, comprenderlo, riuscire ad amarlo e riuscire a realizzarsi proprio in questo mondo, solo così potrà liberarsi.
Ogni aspetto del mondo che si pretende di rifiutare ci tormenta, ogni aspetto del mondo che, invece, si comprende e si conquista ci libera. In ciò aiuta il riuscire a trascorrere le proprie giornate in una dimensione meditativa, in uno stato naturale. Più sei nel mondo con amore e consapevolezza e più puoi essere libero dal mondo. Questo è quello che indica la carta numero 16. Questa carta ti ricorda di passare la tua giornata in uno stato meditativo, ripetendo più volte a te stesso: “so che sto sognando”!


