I nat sono i Signori della Natura e gli spiriti degli avi nella tradizione animista del Myanmar. In un sentire animista ogni elemento della natura ha il suo nat, il suo spirito, e quindi nella cultura birmana delle origini i nat sono innumerevoli e ogni individuo può scegliere il nat, cioè lo spirito da venerare e al quale unirsi nella vita. I nat sono alleati potenti in ogni processo di trasformazione profonda lungo il cammino verso la libertà.
I nat sono il prodotto di una filosofia naturale che mostra una radice universale. Tibeto-birmani, indiani, arabi, egiziani, buddhisti, induisti, alchimisti, tantrici e sciamanici, i nat sono un po’ di tutto, raggruppando insieme culti dei misteri di varie etnie e popoli, i quali indubbiamente hanno radici comuni. Non pensiate, dunque, di essere lontani da loro o non li sentiate distanti da voi! Essi rappresentano le molteplici forze della psiche umana.
Il legame dei nat con gli avi è nel loro carattere sciamanico e animistico. Per le tribù animiste, ancora oggi presenti nella foresta birmana, vi è una connessione stretta fra nat, antenati e spiriti. Gli spiriti che lo sciamano della tribù evoca con il proprio tamburo sono avi e gli avi sono nat, ovvero forze, tendenze presenti nella psiche umana. Nessun processo di guarigione può avvenire per lo sciamano se non al cospetto degli avi, nessuna decisione importante può essere presa senza interrogare prima gli spiriti, dal momento che luna e sole stessi sorgono e tramontano per rendere omaggio ai nat, i Signori della Foresta.
Il concetto dei nat fa parte di quella istintiva coscienza animista che mette l’anima umana in contatto con le forze che muovono l’esistenza cosmica. È una conoscenza innata e individuale, socialmente condivisa in modi poetici attraverso i racconti dei miti.
Nelle culture animiste di ogni parte del globo, gli spiriti – che vivono negli alberi – sono gli avi.
Fu il re Anawrahta (1044-1077), fondatore del Primo impero birmano, a dare al culto dei nat una forma storica.
Quando il re Anawrahta si convertì al buddhismo theravada e lo rese la religione nazionale, sostituendolo all’induismo, tutte le statue degli dei indiani insieme a quelle dei nat birmani vennero messe in un tempio dedicato al dio Visnu che fu chiamato “la prigione dei nat”. Anawrahta proibì il culto degli dèi indiani e dei nat. Tuttavia, nonostante l’ordine reale, il culto animista continuò a prosperare tra il popolo.
L’imperatore dovette rendersi conto che la sua politica repressiva non solo non era efficace contro l’animismo, ma, anzi, rischiava di fomentare ribellioni nei confronti del buddhismo theravada. Così annullò il suo precedente divieto riguardo al culto dei nat. Tuttavia limitò il numero dei nat ufficialmente accettati a 37 e mise loro a capo il nat Thagyá-min che è una rappresentazione dell’antico dio Sakka, il dio Indra dell’induismo, il quale, secondo la mitologia tradizionale buddhista, rese omaggio al Buddha su incarico di tutti gli dèi indù. Così i nat divennero così seguaci del buddhismo.
I nat birmani, sono personaggi un tempo realmente esistiti in questo mondo, dotati di forze e abilità straordinarie, sono risultati inaccettabili al mondo in virtù dei loro poteri eccezionali e sono stati condannati a una morte ingiusta che li ha resi spiriti. Essi vivono sul Monte Popa, una montagna di origine vulcanica che sorge al centro di una vasta foresta.
La foresta è la dimora dei nat perchè la loro forza è selvaggia, la loro filosofia è naturale e la loro storia poetica.
Tratto da Le Carte dei Nat e le Costellazioni Familiari. Uno strumento per parlare con gli antenati
I nat vivono sul monte Popa, analogamente agli dèi del pantheon greco che dimorano sul monte Olimpo. Il monte Popa, la dimora dei nat, è un luogo altro, oltre i confini del tempo e dello spazio, un luogo dell’anima nel quale trovano posto le forze selvagge e naturali che la società patricentrica del potere giudica inaccettabili, perchè troppo libere, non addomesticabili, troppo vicine al paradiso delle origini.
I nat, sono spiriti, archetipi, potenti forze naturali che abitano la psiche umana, come la Bellezza, il Vero Amore, la Dedizione, la Potenza di Lavoro e il Compimento dell’Opera, la Morte, la Giustizia Naturale.
Ogni nat è portatore di un mito, una narrazione che aiuta a trasvalutare, ad uscire dalla prospettiva dell’io per entrare in un mondo più vasto. I nat vivono oltre la Grande Soglia e “vedono il mondo a testa in giù”, quindi conducono chi li incontra a ribaltare la prospettiva della visione.Per loro l’asse del mondo non è verticale, tipico di una struttura gerarchica, ma orizzontale, come nello stato di natura, nel quale non esistono bene e male, giusto e sbagliato, e tutti gli opposti danzano insieme per creare bellezza.
Il fine dei nat è quello di aiutarci a ricordare e ritrovare lo stato naturale, una dimensione di consapevolezza che ci appartiene per diritto di nascita, un mondo di assenza di giudizio, armonia, equilibrio dinamico tra gli opposti e Bellezza.
Inoltre i nat sono tutti imparentati tra loro e costituiscono una famiglia. Per questo motivo e per il fatto di essere, nella tradizione animista del Myanmar, gli spiriti degli avi sono di grande aiuto nell’ambito della psicogenealogia e delle costellazioni familiari ad approccio immaginale.





