Amo ergo sum

Hai veramente accettato fino in fondo questa tua incarnazione?

Data diretta: 9 Febbraio 2026
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Muladhara, il primo chakra, il chakra radice, è collocato nel pavimento pelvico, nell’area del perineo, ed è associato all’elemento Terra, al colore rosso, a quel vortice di luce che pulsa alla base del corpo e che molti di noi, ahimè, non hanno mai davvero imparato a sentire. Perché il primo chakra non è semplicemente un punto energetico del corpo: è la soglia, il luogo metafisico in cui l’anima, entrando nella dimensione incarnata, incontra per la prima volta tutto il peso e tutta la meraviglia dell’esistere qui, in questa carne, in questa storia, in questo tempo.

Argomenti cardine della diretta sul primo chakra

  • Chakra radice, soglia iniziatica, elemento terra
  • Il permesso di incarnarsi fino in fondo
  • Il rapporto con gli antenati come missione transgenerazionale
  • Lo shock del nascere e la sua memoria nel corpo
  • L’esilio incarnativo e i suoi segnali
  • La spiritualità come fuga quando il primo chakra non è iniziato
  • La guarigione come restituzione di territorio all’istinto
  • Il sì totale alla terra come fondamento di ogni cammino

L’incontro con la stirpe

La domanda che dobbiamo porci quando ci avviciniamo a questa dimensione è una sola, ma richiede un coraggio enorme: mi do davvero il permesso di essere qui? Non solo di esserci fisicamente, perché quello è ovvio, siamo tutti incarnati, ma di esserci con consenso, con un sì pronunciato fino in fondo, senza riserve, senza quella parte di noi che continua a guardare altrove, a sperare in un’altra vita, in un altro momento, in un altro corpo.

Quando l’anima si incarna, il primo incontro che compie non è con il mondo esterno, ma con la stirpe, con il sangue di chi è venuto prima. E gli antenati, prima ancora di essere persone realmente esistite in un tempo lineare, sono immagini, sono simboli di una missione che l’anima si assume nel momento stesso in cui tocca la terra. Questo vuol dire che quando lavoriamo sul primo chakra non stiamo lavorando solo su noi stessi, stiamo raccogliendo un testimone che qualcuno prima di noi ha portato e che noi dobbiamo ora portare più lontano. Nella tradizione sciamanica gli avi guerrieri, i Batori come li chiamano gli sciamani mongoli e siberiani, sono alleati fondamentali in questo lavoro: sono lì, presenti, pronti a sostenerci nella lotta contro le paure e le resistenze al darsi. Connettersi a loro non è un atto nostalgico, è un atto di potere.

Molte persone vivono tutta la vita in questo limbo, in questo esilio incarnativo in cui il corpo è vissuto come un peso, il denaro come una colpa, la fatica come una punizione e il piacere come un pericolo. Sono persone che si svegliano ogni mattina già in ritardo su se stesse, sempre con la sensazione che la vita vera stia per cominciare, domani, dopo, quando finalmente. Ma quel momento non arriva mai, perché non può arrivare finché non si pronuncia quel sì totale e incondizionato alla terra. La confusione tra spiritualità e fuga è il segnale più chiaro di un primo chakra non iniziato: usare la luce per non guardare l’ombra, usare il simbolo per evitare il corpo.

Dal punto di vista sciamanico, Muladhara è la prima e imprescindibile soglia iniziatica. È da lì che tutto deve partire, è lì che il cammino vero ha inizio. La guarigione del primo chakra è restituzione di territorio all’istinto, il risveglio di quell’animale antico, non addomesticato e non morale che dorme alla base del corpo. Senza quella radice, senza quell’ancoraggio profondo nella dimensione incarnata, qualsiasi percorso spirituale rischia di diventare una fuga elegante, una bella storia raccontata a se stessi per non dover guardare in faccia la realtà. Come una pianta senza radici: basta il primo vento per buttarla giù.

Guarda la diretta sul primo chakra su Youtube.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco