Amo ergo sum

Hai un destino di coppia o solitario? Divieni ciò che sei!

Data diretta: 12 Gennaio 2024
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In questa nuova diretta, Selene si concentra sull’importanza di riconoscere e accettare la propria natura, evidenziando come ciascuno abbia un percorso individuale definito da specifiche caratteristiche, paragonabili agli animali come pappagalli, aquile o rondini. Questi simboli rappresentano diverse modalità di vivere e interagire nel mondo.

La difficoltà nell’accettare se stessi e il proprio destino è sottolineata come un ostacolo significativo verso la felicità e la realizzazione personale. L’essenza del messaggio è che lottare contro la propria natura impedisce di vivere pienamente e contribuisce a una battaglia interiore che non porta a una vittoria personale. È messa in evidenza l’importanza di vivere in armonia con se stessi, accettando le proprie imperfezioni e peculiarità come parte integrante del proprio essere.

Misteri antichi e riti sciamanici

Vi posso già annunciare che tornerò il 14 marzo; arrivo a Linate e vado direttamente in Galleria Vittoria Emanuele a Milano, alla libreria Rizzoli, dove farò la presentazione del mio nuovo libro. Di che cosa parla il mio nuovo libro? Non so se posso già spoilerare, però parla dei misteri pitagorici, eleusini, dionisiaci, orfici; parla della dieta che questi iniziati facevano prima della ierofania, prima della manifestazione della rivelazione della divinità e quindi parla di disintossicare l’organismo, disintossicare la mente, parla di rituali sciamanici perché poi, a tutti gli effetti, i rituali eleusini, orfici, dionisiaci erano rituali sciamanici, anzi richiamavano forse molto da vicino i rituali del tantrismo. Ci vuole, perché purtroppo non ne sappiamo molto, non è stato tramandato molto, ma quel che sappiamo è più che sufficiente per, eh, per sentire, per annusare come lupi nella foresta. È un libro che ha visto la collaborazione di più persone, ricercatori, studiosi e, insomma, poi piano piano vi dirò, vi dirò di più.

Comunque, il titolo di questa diretta è: “Hai un destino di coppia, hai un destino da single? Diventa ciò che sei“. Ciascuno di noi deve vivere in conformità con la propria natura, essere se stesso, ma comprendere la propria natura è difficile. Accettare la propria natura, che poi è il proprio destino, è ancora più difficile. Nessuno può vincere la partita, nessuno può essere felice, nessuno può realizzarsi nella vita combattendo contro se stesso. E per questo sento la necessità di fare questa diretta, perché ho notato, tra gli immaginalisti e non solo, che ci sono tanti bellissimi, meravigliosi pappagalli tropicali colorati.

Sono appena stata in Costa Rica e tutte le mattine, tutte le sere, vedevamo passare nel cielo due coppie di bellissimi pappagalli tropicali coloratissimi, straordinari. La coppia vola fianco a fianco. I due pappagalli rimangono proprio vicinissimi, hanno un volo parallelo straordinario e stanno tutta la vita insieme. Per tutta la vita volano in coppia. Quindi, vedo tra gli immaginalisti tanti bei pappagalli tropicali, però poi vedo anche delle rondini.

La rondine, come sapete, è un animale da stormo, veramente più che da branco è un animale da stormo. Ci sono quelli che hanno necessità di vivere insieme agli altri. Per esempio, adesso c’è un’ondata tra gli immaginalisti di necessità di andare a vivere nei boschi, in campagna, di isolarsi, però non fa per tutti e, infatti, qualcuno che l’ha fatto è andato a vivere nel bosco. Poi adesso sente l’esigenza di tornare in città perché si sente troppo solo.

Comprendere e accettare la propria natura

C’è chi ha una natura da rondine o da volatile da stormo e quindi deve stare nello stormo e ha bisogno, insomma, della presenza degli altri. Poi c’è chi invece ha una natura da aquila. L’aquila deve volare da sola. Ora, il punto drammatico per l’umanità è che i pappagalli vorrebbero essere aquile, anche le rondini vorrebbero essere aquile, ma l’aquila non vuole volare da sola tutta la vita, non vuole questo destino di solitudine e quindi, a sua volta, vorrebbe essere un pappagallo o una rondine.

Insomma, è difficile trovare quella persona che si conosce, ha compreso il proprio destino e l’ha accettato, l’ha incluso totalmente e quindi riesce ad essere se stessa fino in fondo, senza dispiacersi di ciò che è e quindi senza lottare contro se stessa. Perché capite che il pappagallo che vuole diventare aquila, che vuole essere aquila, che vuole volare in alto come un’aquila, deve lottare contro la sua stessa natura. Ugualmente, l’aquila che vuole essere pappagallo, perché non vuole stare da sola, per diventare pappagallo, per volare fianco a fianco con qualcuno come fa il pappagallo, deve forzare la propria.

La rondine che ha la natura dello stormo, se non vuole più volare in stormo, deve forzare la propria natura. Quindi, alla fine, le persone lottano contro se stesse, lottano contro la loro stessa natura, ma questo non può portarle alla realizzazione e alla felicità. E la vita del pappagallo è bellissima, certo. Chi non vorrebbe volare fianco a fianco, in un volo parallelo con qualcun altro, e tutta la vita avere quest’altro che ti affianca nel volo e non essere mai solo? Bellissimo, certo. Però il pappagallo tropicale coloratissimo rischia di essere catturato dalla rete del cacciatore e di essere messo in gabbia perché vola troppo basso. La rondine vola in stormo: chi non vorrebbe avere sempre una squadra, uno stormo con sé? Certo, bellissimo. Però poi lo stormo ti crea anche un sacco di problemi, a volte le rondini sviluppano il complesso di sentirsi sfruttate, usate dallo stormo. Essere aquile è bellissimo: voli altissimo, sei potentissimo, libero, ma sei solo. Chi non vorrebbe volare in alto come un’aquila? Ma chi è disposto ad accettare un destino di solitudine?

Pensa invece a chi nasce scarrafone, mi scrivono. Gli scarrafoni hanno una società molto complessa. Sono intelligentissimi e dimostrano una grande intelligenza cooperativa. Paragonerei gli scarrafoni alle rondini; anche loro vivono in branco o in stormo. Non lo so, per le rondini si dice stormo, per gli scarrafoni cosa si dice? Comunità, insomma, ecco.

Quindi, certo, tra i pappagalli, le rondini e le aquile, poi ci sono tantissime variabili che si riflettono in tanti tipi di volatili, compreso gli scarrafoni. Però, diciamo che a grandi linee possiamo riassumere tutto in queste tre grandi macro-categorie.

Bellezza e imperfezione della vita

Ecco, la difficoltà principale è quella di accettare se stessi. La vita è wabi-sabi, come spiego bene nel mio libro: “Wabi Sabi, la bellezza della vita imperfetta“. Certo, la vita è imperfetta, e noi dobbiamo trovare la bellezza nella nostra imperfezione. Se siamo aquile, siamo potenti e voliamo alto, ma l’imperfezione sta nella solitudine. Se siamo pappagalli, siamo bellissimi, coloratissimi, siamo sempre affiancati da qualcuno, condividiamo tutta la nostra vita con qualcuno, non siamo mai soli, è bellissimo, ma l’imperfezione è che voliamo basso, è che il cacciatore ci può catturare e ci può costringere per tutta la vita in gabbia. La rondine è bellissima, vive in stormo, e com’è bello poter collaborare con gli altri, avere un team, una squadra. Anche gli scarrafoni ce l’hanno, però, noi non siamo animali né insetti, siamo umani e quindi vivere nel team, nella squadra, è difficile, comporta un sacco di controindicazioni; possiamo sviluppare la sensazione di essere manipolati, usati. E questa è l’imperfezione della vita da aquila, da rondine.

Ognuno di queste tre opzioni, che poi si declina in tantissime sotto-opzioni, ha il suo bello e ha la sua tremenda imperfezione. Ecco che il cammino wabi-sabi ci insegna ad accettare l’imperfezione e a comprendere che la bellezza della vita è proprio nell’imperfezione. La vita è bella proprio perché è imperfetta; è proprio l’imperfezione che ci consente di vivere emozioni, che ci aiuta a sciogliere attaccamenti e paure. Noi vediamo solo il lato bello delle cose, e quello brutto vorremmo fuggire. Ma è proprio il lato cosiddetto brutto, dalla nostra mente, che invece è un’altra forma più intensa di bellezza. È proprio quel lato lì che ci aiuta ad evolvere.

Se tu sei un pappagallo, un vero pappagallo tropicale coloratissimo, l’aspetto imperfetto non c’è perché voli fianco a fianco col tuo amore tutta la vita, ma non ti preoccupi della rete del cacciatore perché non sai che esiste, se non nel momento in cui vieni catturato; perciò, la tua vita è perfetta. Se sei una rondine, voli in stormo, sei felice. La tua vita è perfetta. Non si fa il problema: “Ah, ma adesso forse gli altri mi usano, mi manipolano”. No, vola in stormo, punto. L’aquila vola alto nella sua potenza, è sola, ma l’aquila vera, non l’aquila “umana”, non si fa il problema della solitudine. Quella è la sua natura e la esprime. È solo l’uomo aquila, l’uomo pappagallo, l’uomo rondine che si fanno il problema, perché fa i confronti, paragoni.

E quindi, poi, alla fine, si crea il problema: un’aquila che guarda i pappagalli e dice: “Ah, però, dai, quelli lì che vanno in coppia. Io invece sono qui da sola”, oppure un pappagallo che va in coppia guarda in alto la rondine e dice: “Ah, va, quella là, però come vola in alto, non può essere catturata dalla rete del cacciatore”, oppure la rondine non dice: “Vabbè, ma hai visto una rondine che si preoccupa che il suo stormo possa manipolarla o usarla?” No.

La continua evoluzione dell’essere umano

L’essere umano, a differenza di tutte le altre creature, è imperfetto; ha una vita in cui ha sempre la sensazione di insicurezza, di instabilità, di non essere giusto, di non essere mai abbastanza. E tutte queste sensazioni, incessantemente, costituiscono dentro di lui una pulsione, una spinta continua ad evolvere, perché solo nell’essere umano c’è questa sensazione di imperfezione che costituisce una continua spinta verso il cambiamento, il miglioramento, la trasformazione. Perché, l’essere umano, l’uomo, non è una creatura definitiva, come tanti grandi maestri ci hanno indicato, primo fra tutti Sri Aurobindo.

L’uomo non è una creatura definitiva; la natura ha previsto qualcosa dopo l’uomo, e Aurobindo l’ha proprio chiamato “l’uomo dopo l’uomo”, il “dopouomo”; a volte lo chiamava anche il “superuomo”. Ma sicuramente, se noi lo guardiamo da vicino, noi non possiamo non renderci conto che l’uomo non è, per la natura, una creazione definitiva; è un’opera d’arte in fieri, sulla quale ancora la natura ha addosso le mani e ancora la sta forgiando, la sta plasmando. L’essere umano non è definitivo. Ecco perché vive con questa sensazione di essere sempre, mai abbastanza, imperfetto, non al posto giusto, non definitivo. L’uomo ha una continua e costante sensazione di instabilità nella propria vita. “Sono aquila. L’aquila è stabile nel suo essere aquila. L’uomo, no. Sono aquila, però che tristezza questo destino di solitudine, vorrei essere un po’ pappagallo. Sono pappagallo, sì, però che tristezza questo destino di volo basso, sempre vorrei essere un po’ aquila. Sono rondine. E vabbè, però, questa instabilità, questa imperfezione, questa sensazione di non essere giusto, di non essere abbastanza, è indice del fatto che l’uomo non è una creatura definitiva.”

Accelerazione evolutiva: alimentazione e consapevolezza

Per vivere appieno la nostra bellezza, dobbiamo partire dalle basi, ovvero dall’alimentazione. Tu sei quello che mangi. Quindi, non bevete alcool. Ragazzi, io ormai sono 20 anni che lo dico, sono stata attaccata, derisa in tutti i modi. “Eh, ma un bicchierino, cosa vuoi che sia? Anzi, fa bene.” Non è per niente vero. L’altro giorno leggevo con mio figlio una rivista scientifica in tedesco che mostra gli ultimi risultati. Anche la scienza ormai testimonia che tutto quello che si dice, il bicchierino al giorno non fa male, anzi fa bene, non è vero niente. L’alcol fa male, c’è una correlazione elevatissima tra il consumo anche di una minima quantità d’alcol e una più elevata casistica di tante forme di cancro, come il cancro al seno, ai testicoli, e bla bla bla. Ma prima che si arrivi al cancro, c’è tutto un periodo di offuscamento, obnubilamento della coscienza. Le sostanze tossiche, ragazzi, obnubilano la coscienza, la consapevolezza, la chiarezza di visione.

Quindi, al mattino, fatevi un calice di acqua tiepida e limone, come ho qui io, acqua tiepida e il limone. Tè, cicoria, tè bianca. Insomma, ci sono tante alternative. Mangiate cibi integrali, non consumate grassi, state attenti anche con gli oli. Noi italiani, intendo, abbiamo la mania dell’olio a crudo, buonissimo, bellissimo, però è molto Yin e quindi crea uno squilibrio tra lo Yin e lo Yang. Bisogna cercare di essere più equilibrati. Intanto leggete “Il Cibo del Risveglio” e poi, a metà marzo, precisamente il 12 marzo, esce questo nuovo libro che parlerà di alimentazione e iniziazione ai misteri. Ho collegato, come facevano gli antichi, l’alimentazione e l’iniziazione ai misteri. Queste due cose messe insieme aiutano moltissimo quella che Sri Aurobindo chiamava accelerazione evolutiva. Che cos’è questa accelerazione evolutiva? Quello che la natura fa e farebbe in miliardi di anni, attraverso lo yoga, e lo yoga è anche una vita sana, alimentazione sana, iniziazione, un vero yoga è un yoga iniziatico, esoterico. Ecco, attraverso lo yoga, quello che la natura fa e farebbe in miliardi di anni, noi lo possiamo fare in una sola vita. Questa è l’accelerazione evolutiva di cui parlava Aurobindo.

Io veramente ci spendo felicemente la mia vita in questo, nell’aiutare voi, gli immaginalisti, ad accelerare, ad aiutare la natura ad accelerare questo processo evolutivo, questo processo attraverso il quale la natura plasma dall’uomo il superuomo, dall’uomo attuale all’uomo dopo l’uomo. Questo passo non può compierlo la natura da sola. L’uomo deve partecipare coscientemente, volutamente. Se tutti i passi precedenti la natura li ha fatti da sola, quest’ultimo, il passo che va dall’uomo attuale al superuomo, non può essere un passo operato unicamente dalla natura, dalla Grande Madre. Bisogna che l’uomo partecipi coscientemente, volutamente. Proprio perché l’uomo, a differenza di tutti gli altri passi fatti in precedenza dalla natura, rappresenta il livello della coscienza di sé.

Equilibrio e consapevolezza nel percorso evolutivo

Allora, se l’uomo rappresenta il livello della coscienza di sé, è chiaro che deve partecipare attivamente, coscientemente, consapevolmente a questo processo di forgiare dall’uomo il superuomo. Cos’è che dici, Francesco? Rinunciare all’alcol? Sono d’accordo, ma sulla rinuncia dell’olio, no. Io non ho detto di rinunciare all’olio, ho detto di rinunciare all’alcol e ho detto di stare attenti all’eccessivo consumo di grassi e oli, anche quegli oli vegetali che sono tanto rinomati come l’olio d’oliva nella nostra cultura mediterranea. Stare attenti a non farne un eccessivo consumo perché l’olio è Yin, specialmente a crudo. L’uomo attuale è soggetto a un forte squilibrio Yin, e se vogliamo riparare a questo e equilibrare lo Yin e lo Yang dentro di noi e intorno a noi, dobbiamo stare attenti a non sbilanciare troppo il nostro organismo.

E le rinunce creano distacchi dolorosi, nuove scelte implicano cambiamenti ma sempre in positivo, senza abbandonare o rinunciare a nulla. Sì, Fabrizio, infatti la parola rinuncia non mi piace per niente. Infatti, io non l’ho usata; in principio, ripetevo quello che ha detto, quello che ha scritto Francesca: non consumare alcol non è una rinuncia. Quando consumi alcol, rinunci a qualcosa: rinunci alla tua consapevolezza, alla lucidità di visione, alla chiarezza, all’equilibrio Yin e Yang del tuo organismo, rinunci a una solidità, a una pace, a una calma interiore e, poi più in là, rinunci anche alla tua salute. Quindi, non consumare alcol non è una rinuncia; consumare alcol è una rinuncia per chi vede a 360°. Perché bisogna vedere le cose, gli aspetti positivi ma anche quelli negativi di un’azione, vero? Altrimenti facciamo come le aquile che guardano i pappagalli e li invidiano perché dicono: “Ah, guarda quelli che volano in coppia tutta la vita. Io invece sono sola lassù in cielo. Mi piacerebbe anche a me avere un compagno, una compagna come loro.” Però non vedono l’altro aspetto del pappagallo, cioè che lui vola basso e che quindi può essere facilmente catturato dalla rete dei cacciatori e tenuto in gabbia anche tutta la vita.

Sostenibilità e consapevolezza nel processo evolutivo

Certamente, c’è tutto un indotto economico da considerare. Anche la produzione di vino, di alcol, è molto importante; è un’industria. Ma non è che noi possiamo ammalarci per sostenere l’industria. No, mi sembra che l’abbiamo già fatto abbastanza, le nostre generazioni e le generazioni precedenti alle nostre ne hanno fatte tantissime di queste cose sbagliate. Insomma, un po’ così, ipnotizzati da quello che si dice per consumare, consumare, consumare. Dobbiamo stare molto attenti a quello che consumiamo. Dobbiamo percorrere un sentiero iniziatico, un sentiero di consapevolezza, di conoscenza di noi stessi e di inclusione di ciò che siamo, un sentiero di forza e di potenza, e non un sentiero di indebolimento. In questo modo, consapevolmente, noi possiamo sostenere la natura nel processo che plasma dall’uomo il dopouomo e accelerarlo, accelerare moltissimo questo processo. In modo tale da realizzare, qui in questa vita, in questo corpo, quello che la natura, lasciata a sé stessa, prenderebbe miliardi di anni a realizzare. Tanto la natura miliardi di anni ce li ha, vero? Per lei, il tempo è diverso da come lo percepiamo noi.

Lavorare sull’ombra per l’evoluzione personale

Dobbiamo vivere sulla base di quella che è la nostra natura, perché se trascorriamo la nostra vita a combattere contro noi stessi, in quanto non ci piacciamo e vogliamo essere qualcos’altro, qualcun altro, non riusciremo mai, non solo a essere felici e realizzati, ma proprio nemmeno lontanamente potremmo immaginare di aiutare la natura in questo processo di forgiare, nel nostro corpo, nella nostra vita, nella nostra mente, l’uomo dopo l’uomo. Se vogliamo consapevolmente aiutare la natura a fare questo, dobbiamo, primo, accettare ciò che siamo, riconoscere la nostra natura, riconoscere la nostra natura e includere ciò che siamo, consapevoli che ciò che siamo ha sempre un lato positivo in luce e un lato in ombra, un lato maschile e femminile, un lato solare e un lato lunare, e dobbiamo includerli entrambi. Il lato solare è facile da includere: “Sono un’aquila, volo alto. Questo è il lato solare, bellissimo, lo includo.” Il lato lunare è più difficile da includere: “Ok, volo alto, però resto sola per tutta la vita, non ho il compagno che mi vola a fianco.” Ecco, quando consideriamo il lato lunare della faccenda: “Sono un pappagallo, ho qualcuno che mi vola a fianco tutta la vita, in coppia, che bello! Sì, però c’è l’altro lato, posso cadere nella rete dei cacciatori, e posso quindi essere messo in gabbia.” Oppure: “Sono rondine, volo in stormo. Che bello, ho sempre un team con me, sì, ma c’è l’altro lato, posso essere manipolata, posso essere usata.” Quando vedo l’altro lato, quello in ombra, quello lunare, ecco, devo essere pronta a dire a me stessa.

Questo è ciò che mi aiuta, questo è ciò attraverso cui io posso sciogliere attaccamenti e paure. Sono un pappagallo. Che bello, volo sempre a fianco di qualcuno. L’altro lato, quello scuro, ho paura di essere presa nella rete dei cacciatori. Ecco, questa è la paura che devo vedere, devo affrontare e devo risolvere, sciogliendo i miei attaccamenti, le mie limitazioni. Sono aquila. Che bello, volo alto, ma l’altro lato, quell’oscuro, sono sola. Ecco, è questo che devo affrontare, la paura della solitudine, e scioglierla. Sono rondine. Che bello, ho sempre un team con me, volo in stormo. L’altro lato, quello scuro, però, posso essere manipolata e usata. Bene, ecco, questa è la paura che devo affrontare, sciogliendo attaccamenti, resistenze, paure. È sul lato scuro che devo lavorare, perché è quel lato oscuro che mi consente il salto evolutivo.

Quell’emozione, la solitudine, la paura di essere catturato, la sensazione che gli altri mi usino, mi dà delle emozioni: di rabbia, di tristezza, di fragilità. Grazie a questa emozione che coltiverò in me, grazie a questa emozione che porto in me con molto amore, scioglierò il mio attaccamento, scioglierò la mia paura e aiuterò la natura a forgiare l’uomo dopo l’uomo nel mio corpo, nella mia mente, nella mia vita. Ecco, questo è il processo che deve fare l’immaginalista. È un processo che richiede un’iniziazione, che richiede un cammino esoterico, spirituale. Quindi, cosa consiglio agli immaginalisti? Sicuramente di lavorare su tutti i livelli, a cominciare da quello che mangi, da quello che bevi, e poi di fare un percorso, un percorso iniziatico, un percorso esoterico che ti aiuti a confrontarti con il tuo lato in ombra e a sciogliere attaccamenti e paure. Cosa dici, Maria Luisa? Essere in coppia indica, come lato oscuro, l’essere traditi. Esattamente, Maria Luisa, anche questo. Ci sono tanti lati oscuri. Ma è lì, è proprio il lato oscuro, che poi è il lato femminile, lunare, notturno, che ci può permettere il salto evolutivo. Ecco perché il femminile va tanto rivalutato, ma non semplicemente il femminile in quanto donna, il femminile a 360°, in quanto lato oscuro.

Riflessione su natura e lato oscuro per l’evoluzione personale

Bene, allora vi lascio con questo compito: chiedetevi, “Ma io, la mia natura, che natura è? Pappagallo? Aquila? Rondine? Qual è il mio lato scuro?” E questo lato scuro, che emozione mi dà? Poi, includi l’emozione, accogli l’emozione e senti che questa emozione ti aiuta a sciogliere delle resistenze mentali, degli attaccamenti, delle paure e, in questo modo, aiuti la natura, la grande madre, a forgiare nel tuo corpo, nella tua mente, nella tua vita, l’uomo dopo l’uomo.

Sarà un anno bellissimo, il 2024. Insieme lo trascorreremo insieme con le dirette, con le scuole dell’immagine all’academy, con tante tante iniziative che stiamo mettendo in campo. Io spero di vedervi tutti, se non in presenza, almeno online durante il 2024, e di andare avanti con tutti voi a evolvere fino a un grado di autorealizzazione e di felicità così intenso da poter accendere, come torce, e illuminare il lato oscuro di questo mondo che ne ha tanto bisogno.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco