“Io mi sentivo sempre fuori posto”, scrive nel suo nuovo libro dal Diario di una sciamana ed edito Piemme.
“Nessuno dei valori della laboriosa Monza mi calzava”, continuava, “il lavoro sicuro, una bella casa, la messa domenicale… In un certo senso sapevo che un giorno quei principi sarebbero finiti nel cestino della carta straccia”. Il racconto continua mettendo al centro la figura del padre, l’unico in famiglia che le aveva potuto mostrare un certo tipo di affetto. In questa solitudine inizia il dialogo interiore fra Selene e la natura, come le foglie, che definiva “leggendarie” e che la affascinavano così tanto. “Sognavo di sposare un principe”, prosegue, “sognavo di diventare importante, ma dimenticavo di precisare a me stessa come e in quale campo”.
Alla sua rubrica dedicata al nuovo libro e su Oubliette Magazine, Selene dedica altre parole più profonde riguardo al dolore vissuto a causa del “sentirsi fuori dalla propria vita è costante, lo si sente sin da piccoli ma spesso capita che la famiglia di appartenenza e l’ambienta in cui si vive rendano molto complesso l’ascolto del proprio malessere”.


