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Dire la verità o non dire la verità?

Data diretta: 29 Gennaio 2024
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In questa diretta del 29 gennaio 2024, Selene ci parla di come la verità sembra sfuggirci tra le dita, nel mondo frenetico di oggi. Possiamo trovare un argomento che tocca le corde profonde dell’esistenza umana: la natura della verità. Ci immergeremo nei meandri della percezione e della realtà, esaminando come la cultura, i valori e la spiritualità plasmano ciò che consideriamo “vero”. Attraverso un viaggio che abbraccia narrazioni personali e collettive, ci interrogheremo sull’influenza dell’osservatore sulla realtà osservata, sfidando l’idea di una verità oggettiva e immutabile.

Selene condivide durante la diretta riflessioni nate dall’esperienza personale, arricchite da anni di studi e vita in Oriente, che l’hanno portata a confrontarsi con diverse interpretazioni della verità, in contesti culturali lontani da quello occidentale. Questo approfondimento ci porterà a considerare come la verità possa essere un concetto fluido e soggettivo, influenzato dalla prospettiva di chi ha il potere.

Il concetto di verità: l’importanza della narrazione personale

Sono felice di fare questa diretta con voi. Ho un argomento molto interessante di cui parlare e, come sempre ultimamente, siete stati voi della Meditation Family a chiedermi di trattarlo. Parliamo di verità e di che cosa significhi davvero. Cioè, quando qualcuno si chiede “Devo dire la verità o non devo dire la verità di fronte a questa cosa?”, dovrebbe chiedersi in realtà “Ma che cos’è la verità?”. Diamo per scontate tante cose: la cultura, l’insieme dei valori. Tuttavia, riflettiamo per un momento su tutto questo da una prospettiva spirituale.

La realtà è narrazione, è immaginazione. Noi abitiamo le nostre immagini: l’anima è l’atto stesso di immaginare. Quest’anima che immagina e manifesta tutti gli eventi della nostra vita non è un soggetto individuale; l’anima è l’anima del mondo. Tu stessa, tu stesso sei l’anima del mondo e quindi tu abiti le immagini dell’anima del mondo, che sono le tue immagini. Abiti le tue immagini: tutto è immagine, sogno, apparizione. Non esiste una realtà oggettiva indipendente dalla tua facoltà di osservarla. Come ben sappiamo, anche in virtù di una legge fisica, l’occhio dell’osservatore modifica ciò che viene osservato.

Dunque, che cos’è la verità? La verità è ciò che tu hai percepito, ciò che hai sentito, che hai toccato con mano. I sensi – toccare, vedere, udire, odorare, gustare – sono operazioni mentali e, quindi, tu nel toccare, nel sentire, nel vedere ci metti del tuo, qualcosa che proviene dalla tua mente.

Perciò, se tu dici qualcosa, se riporti qualcosa che hai toccato con mano, quella cosa può essere considerata la verità oppure è ancora una tua sensazione, dal momento che toccare è un’operazione mentale. La tua mente sceglie tra un’infinità di possibilità che cosa toccare, che cosa percepire veramente. Già questo concetto di verità è molto relativo, perché non esiste una verità ultima. La verità è che non esiste una verità ultima. Quindi, già quando ci interroghiamo sul fatto “Devo dire la verità o non devo dire la verità?”, dovremmo sapere che non esiste una verità ultima.

Esperienze di Vita e Insegnamenti dall’Oriente

Come sapete, perchè l’ho scritto in numerosi libri, ho vissuto diversi anni in Oriente e, a soli 19 anni, sono andata in Sri Lanka. Ero al seguito di una compagnia italo-srilankese fondata da due italiani, un gioielliere di Firenze e un costruttore edile di Caserta, che volevano edificare un villaggio turistico italiano nel sud dello Sri Lanka. Sono stati anni meravigliosi in cui ho imparato tantissimo, grazie al fatto che ho conosciuto il mio maestro di yoga, Michael Williams, che mi ha iniziata al grande sentiero dello yoga sciamanico. In seguito ho conosciuto il mio maestro di meditazione, il venerabile Gata Thera. Ho praticato meditazione, ho studiato il Buddhismo, quindi sono stati anni di formazione importantissimi. Però, ho avuto anche a che fare con i lavori di edificazione di questo villaggio turistico, in cui dovevamo interagire con diversi personaggi locali dello Sri Lanka: il capocantiere, l’ingegnere, il costruttore edile dello Sri Lanka, il socio locale, perché allora, non so se anche oggi è ancora così, gli stranieri non potevano investire nello Sri Lanka senza avere un socio locale di maggioranza.

All’epoca il socio locale di questo villaggio turistico si chiamava Felix Gregori e faceva il contabile. Quindi avevamo a che fare con il socio locale, avevamo a che fare con gente da cui ci approvvigionavamo i materiali da costruzione, il legno, i chiodi, perché per un certo periodo Eugenio e Antonio hanno delegato tutto a un costruttore edile, poi hanno scoperto, o perlomeno pensato, che li stesse imbrogliando. Allora hanno deciso di andare avanti con i lavori da soli, anche sfruttando il fatto che lì la mano d’opera costava pochissimo, a quei tempi. Per quanto riguarda me, dovevo andare per conto loro a comprare i materiali. Ricordo che Antonio mi diceva di comprare i bidet e dato che non si trovavano in Sri Lanka, li ho importati dal Regno Unito. Ho importato i lavandini, le assi per il water, il piano doccia. Insomma, avevo a che fare con tutte queste persone che si occupavano di import-export di materiali da costruzione, avevo a che fare con le leggi, con le banche, con tutte queste cose. Vi potete immaginare.

Ho notato una cosa, che nello Sri Lanka le persone non erano così tanto ancorate al dire sempre la verità come noi, come nella nostra mentalità occidentale. Il concetto di dire la verità era diverso in Sri Lanka rispetto a qui in Occidente. Dopo quei 6 anni in Sri Lanka, ho viaggiato anche moltissimo per il mondo, lo sapete, addirittura ho creato un tour operator, Voyageillumination, che ancora oggi porta in giro per il mondo, nei luoghi più mistici del pianeta, gruppi di persone all’incontro con i maestri spirituali che sono nel mondo.

Sono stata anche diverse volte in India e vi ho trascorso svariato tempo.

L’Influenza del Potere sulla Percezione della Verità

Così ho constatato che il concetto di dire la verità in India e in Sri Lanka è diverso rispetto a quello che abbiamo qui in Occidente. L’impressione iniziale di un occidentale, di un italiano, nel rapportarsi con queste persone è che non dicano la verità come la intendiamo noi; non ti dicono le cose come stanno. Mi ricordo la frase tipica di Eugenio e di Antonio: “Non dicono mai le cose come stanno, non dicono mai la verità.” È vero, il concetto di dire la verità varia da Paese a Paese, quindi questo concetto di verità è un problema culturale, relativo alla cultura nella quale ti trovi.

Durante quei periodi, studiavo moltissimo Buddhismo e Yoga, leggevo tanti autori; i miei preferiti erano Sri Aurobindo e Osho. Tra i miei appunti ho ritrovato una frase che non so se sia di Osho o di Aurobindo, ma questa frase dice: “Per il pensiero indiano, ogni cosa è soltanto un espediente per la meditazione. Non ci preoccupiamo che sia vera o falsa, ci preoccupiamo della sua utilità nel trasformare l’uomo.”

Antonio ed Eugenio, i due italiani che costruivano questo villaggio, interpretavano questa frase in questo modo: “Gli indiani non ti dicono ciò che è vero, ma ti dicono quello che presumono che tu debba sentirti dire.” È un concetto diverso di verità. Dopo aver premesso che non esiste una verità oggettiva, perché l’occhio dell’osservatore modifica tutto ciò che viene osservato, abbiamo compreso che la verità può essere vista sotto diverse prospettive culturali e filosofiche.

Premesso che tutto è sogno, immagine, narrazione, proiezione, si comprende che il concetto di una realtà vera o di una verità assoluta è illusorio, ed è un concetto prevalentemente occidentale. Noi occidentali siamo ipnotizzati dal senso di oggettività delle cose, inculcato dalla convinzione che ciò che accade sia oggettivamente vero per tutti. Tuttavia, la verità è spesso plasmata dai vincitori. La storia ci insegna che è il vincitore a narrare gli eventi, quindi la storia non rappresenta la verità assoluta, ma il racconto degli eventi dalla prospettiva di chi ha trionfato.

Quando ci viene chiesto di “dire la verità”, quello che ci viene realmente chiesto è di raccontare gli eventi “nel modo giusto”, cioè in modo che corrisponda alla visione del vincitore, di colui che detiene il potere. La richiesta di verità non mira a una verità oggettiva, perché una tale verità non esiste; ciò che viene richiesto è una narrazione che si allinea alla prospettiva di chi ha il potere.

Prima di giudicare altre culture per la loro presunta incapacità di “dire la verità”, dobbiamo riconoscere che la verità è influenzata dalla prospettiva di chi ha il potere. In contesti interculturali, come l’esperienza di costruire un villaggio turistico, si può scoprire che le differenze nelle narrazioni non derivano da una mancanza di onestà, ma da diverse interpretazioni di ciò che è considerato “vero”. Le reazioni di disappunto, come quelle di chi osserva che “non dicono la verità”, riflettono spesso un confronto con sistemi di valori e prospettive diverse sulla realtà.

Prima di affermare che gli altri non dicono la verità, chiediti cosa sia realmente la verità.

Il ruolo della meditazione nella trasformazione personale

Questa riflessione diventa ancora più significativa quando riguarda il dialogo interiore, quello tra te e te stesso. Non dialoghiamo solo con gli altri, ma anche e soprattutto con noi stessi. Su una base culturale, potremmo sentirci obbligati a dire la verità a noi stessi, ma se continuiamo a farlo, finiamo per raccontare la nostra storia dalla prospettiva del potere, rimanendo marionette prevedibili e manipolabili.

Perciò, è fondamentale liberarsi da questo concetto di verità come indottrinamento. Riflettiamo su un pensiero che ho annotato nel mio quaderno di appunti 40 anni fa, ormai ingiallito. Non sono certa se sia di Aurobindo o di Osho, ma recita: “Per il pensiero indiano, ogni cosa è soltanto un espediente per la meditazione. Non ci preoccupiamo se sia vera o falsa, ci preoccupiamo della sua utilità nel trasformare l’uomo”. Questo dovrebbe essere l’approccio nel dialogo interiore: non raccontarti ciò che credi sia accaduto o ciò che i tuoi sensi ti dicono sia successo, ma piuttosto concentra la tua narrazione sulla trasformazione personale.

Quello che hai toccato, annusato, visto o sentito non è ciò che dovresti raccontarti, perché ciò rappresenta la prospettiva della tua mente. Abbiamo stabilito che i sensi sono operazioni mentali. Se ti racconti ciò che hai visto, sentito o toccato, stai già narrando gli eventi dalla prospettiva del potere, diventando di fatto un burattino. Dovresti raccontare la storia come se fosse un mezzo per la meditazione, senza preoccuparti se sia vera o falsa, ma concentrandoti sulla sua utilità nella tua trasformazione.

Come dico spesso, raccontiamoci le cose da una prospettiva che ci aiuta. Un coach immaginalista, un counselor immaginalista o un maestro di yoga sciamanico sono figure che dovrebbero assisterti in questo processo, trasformando il tuo racconto da una presunta verità di ciò che è accaduto in un racconto che favorisce la tua evoluzione e crescita. Il maestro di yoga sciamanico, come il life coach e il counselor immaginalista, è colui che aiuta i propri clienti a cambiare la prospettiva della loro storia.

La storia di Laura

Come esempio, di solito racconto la storia di Laura, perché è davvero significativa.

Il protagonista è Alexei, che svolge una funzione simile alla mia, assistendo i suoi allievi e clienti, i quali, a loro volta, fanno lo stesso con i propri allievi. Alexei è uno sciamano e mio amico che vive sull’isola di Olkhon, nel cuore del Lago Baikal. Come fondatrice di Voyageillumination, porto gruppi di persone in luoghi spiritualmente significativi del pianeta per incontrare figure come Alexei. Durante una di queste visite, una ragazza del gruppo, Laura, si disperò raccontando di una vita difficile, segnata da una relazione opprimente con la madre che non le aveva permesso di vivere liberamente, influenzando negativamente la sua salute e i suoi studi, fino a causarle un cancro. Tuttavia, vedeva la sua malattia come un percorso verso la guarigione e la spiritualità.

Alexei, al tramonto, utilizzò il suo tamburo per invocare gli spiriti degli antenati guerrieri di Laura, spiegando che le difficoltà della sua nascita e la restrizione materna erano prove imposte dai suoi antenati per rafforzarla. Sottolineò che il cancro era una risorsa attivata per indirizzarla verso la spiritualità. Trasformando la storia di Laura, Alexei le permise di vedere la sua vita da una prospettiva completamente diversa.

Questa è l’essenza dell’approccio usato nell’Imaginal Academy, dove attraverso lo yoga sciamanico, il counseling e il coaching, trasformiamo e restituiamo le storie dei nostri clienti in modi che li aiutano a vedere la loro vita sotto una nuova luce. Creiamo condizioni di estasi interiore, utilizzando tecniche di sciamanesimo, che è noto per essere la pratica dell’estasi, come descritto nel libro “Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi” di Mircea Eliade. Questo processo di trasformazione avviene in uno stato ampliato di coscienza, essenziale per cambiare la percezione della propria storia.

La pratica: un invito alla sperimentazione e alla crescita

In uno stato ampliato di coscienza, fondamentale per il vero cambiamento, ci liberiamo dall’ipnosi della cosiddetta verità imposta dal potere, o dalla Matrix, che cerca di conformare la nostra percezione della realtà a ciò che desidera. La meditazione funge da autoipnosi o de-ipnosi, mentre lo yoga sciamanico offre rituali potenti e tecniche efficaci per accedere a uno stato di coscienza espanso, permettendo la trasformazione della nostra storia. È in questo stato che possiamo riformulare la nostra storia in maniera che favorisca la nostra evoluzione. La vera “verità” dovrebbe essere ciò che ci aiuta maggiormente a evolvere, non necessariamente ciò che è accaduto in maniera oggettiva, poiché nulla esiste in forma oggettiva; ogni realtà è soggettiva.

Per passare da una versione della nostra storia all’altra, non possiamo agire da soli; abbiamo bisogno di figure come lo sciamano, il cantastorie, il pifferaio magico, o lo storyteller moderno. Nella nostra cultura, termini come il pifferaio magico o il cantastorie possono avere connotazioni negative, probabilmente perché tutto ciò che promuove la libertà viene considerato pericoloso. Queste figure, invece, sono cruciali nel guidarci a cambiare la narrazione della nostra vita, permettendoci di abbracciare ciò che è veramente “vero” per noi: ciò che è maggiormente utile alla nostra evoluzione. Quello che è oggettivamente accaduto rappresenta la “verità” del potere o del sistema, ma non necessariamente ciò che facilita la nostra crescita personale. Ti lascio con questa riflessione sulla natura della verità e sul potere della trasformazione narrativa.

Esplora il potere della sperimentazione e della narrazione personale prendendo in considerazione un evento del tuo passato che la tua mente considera limitante, fonte di sofferenza, errore, o per cui ti senti in colpa. Prova a essere il poeta della tua vita, raccontando l’evento in una nuova luce. Se trovi difficoltà, ricorda che l’Immaginal Academy è qui per aiutarti.

Abbiamo molte opportunità per trasformare la verità che riteniamo assoluta in quella più utile alla nostra evoluzione. Unisciti a noi in questa grande avventura della coscienza, una vera rivoluzione.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco