Nel panorama della filosofia e della psicologia contemporanea, il concetto di “visione immaginale” emerge come una prospettiva affascinante e profondamente trasformativa. Lontano dall'essere una mera fantasia o un'illusione, l'immaginale si configura come un regno intermedio, una dimensione di realtà che si manifesta attraverso le immagini e che detiene un potere intrinseco sulla nostra percezione e sulla nostra esistenza. Questo approccio, radicato in antiche tradizioni orientali e ripreso da pensatori occidentali, ci invita a riconsiderare la natura della realtà stessa e il nostro ruolo nella sua creazione.
Le radici orientali e il neologismo di Henry Corbin
Il termine “immaginale” fu coniato dal filosofo e orientalista Henry Corbin, che lo introdusse per tradurre la visione delle filosofie orientali a matrice tantrico-sciamanica, come il buddhismo esoterico e il sufismo islamico. Corbin, in particolare, ha esplorato il concetto di mundus imaginalis ('alam al-mithal), un mondo intermedio tra il sensibile e l'intelligibile, dove le immagini non sono mere rappresentazioni mentali, ma entità reali e cognitive. Questa dimensione è accessibile attraverso l'immaginazione attiva, una facoltà che, una volta liberata dalle distrazioni dei sensi corporei, può percepire e configurare una realtà concreta e soprasensibile. Per Corbin, l'immaginazione è il currus subtilis, il veicolo dell'anima, che permette la trasmutazione degli stati spirituali interni in eventi visionari. Egli sottolinea la differenza tra l'immaginale e l'immaginario, quest'ultimo spesso inteso come irreale o fantastico, mentre l'immaginale possiede un proprio valore noetico e cognitivo, essendo il luogo di manifestazioni simboliche primarie e irriducibili. La sua visione si contrappone a una concezione troppo razionalistica dell'immaginazione, che ha portato alla sua svalutazione in Occidente.
James hillman e la psicologia archetipica
In Occidente, il concetto di immaginale è stato ripreso e sviluppato dallo psicoanalista James Hillman, fondatore della psicologia archetipica. Nel suo libro Il sogno e il mondo infero, Hillman definisce l'anima come «l'atto stesso dell'immaginare». Secondo la sua visione, il risveglio consiste nel prendere consapevolezza che tutto ciò che accade nella nostra vita, sia di giorno che di notte, è un sogno. Questa pratica si allinea con gli insegnamenti dell'antica alchimia, del sufismo e dello yoga sciamanico himalayano, proponendo un meraviglioso stato di equilibrio tra gli opposti: la consapevolezza del vuoto come sostanza reale di tutte le cose e l'immagine della vita nella carne come simbolo irrinunciabile della capacità di darsi e di amare. La visione immaginale riconosce che vita e morte si potenziano a vicenda, e che il visibile e l'invisibile si spiegano l'uno attraverso l'altro.
Il percorso dell'immaginalista: smaterializzare, depersonalizzare, deletturalizzare
L'Associazione di Nonterapia e l'Imaginal Academy (l'Accademia degli Immaginalisti), fondate in Svizzera con il sostegno di James Hillman, promuovono un percorso verso il risveglio interiore. Secondo Hillman, è la mente razionale, la grande «letteralizzatrice», a ostacolare questo cammino. Il lavoro dell'immaginalista consiste nel smaterializzare, depersonalizzare e deletteralizzare la realtà. Questo processo coincide con il cammino spirituale di qualsiasi tradizione culturale, trascendendo particolarismi e diversificazioni tra religioni. Il percorso immaginale è universale e offre importanti benefici psicologici, spirituali, sociali, migliorando le condizioni di vita e il benessere generale.
La consapevolezza e gli OMI: One Minute Immersion
Lo strumento fondamentale di questa pratica è la consapevolezza, potenziata da meditazioni quotidiane. Gli immaginalisti le chiamano OMI, acronimo di One Minute Immersion. Le OMI sono pratiche che permettono di intraprendere la via, partendo dai limiti della mente ordinaria e razionale verso una più ampia e creativa. Hillman la definiva «pensiero del cuore», mentre l'autore del testo la definisce «mente poetica». Attraverso la pratica quotidiana delle OMI, è possibile scoprire e ampliare la propria mente poetica, uno strumento potente per affrontare la quotidianità in modo nuovo, creativo e vincente, e per raggiungere i propri obiettivi.
In sintesi, la visione immaginale non è un invito a fuggire dalla realtà, ma a comprenderla in una dimensione più profonda e ricca di significato. È un percorso che ci spinge a superare i limiti della percezione razionale per abbracciare una realtà più vasta, dove le immagini non sono solo rappresentazioni, ma veri e propri portali verso la conoscenza di sé e del mondo. È un invito a vivere in un equilibrio dinamico tra il tangibile e l'intangibile, tra il visibile e l'invisibile, riconoscendo la natura onirica dell'esistenza e il potere trasformativo della nostra immaginazione.
L'Ottavo Clima
L’Ottavo Clima (Na-koja-Ābād, “la terra del non-dove”) è un concetto sviluppato dal filosofo e orientalista Henry Corbin per indicare un mondo intermedio e reale, che si colloca tra il mondo sensibile (corporeo) e quello intelligibile (puro intelletto).
È un luogo immaginale, non immaginario, accessibile non con la fantasia, ma con quella che Corbin chiama “immaginazione attiva” (imaginatio vera), una facoltà spirituale che permette di percepire archetipi, figure sacre, e realtà simboliche in modo diretto.
In questo Ottavo Clima, l’anima può incontrare:
- l’Imam Nascosto nella tradizione sciita
- i compagni celesti
- le città di luce (come Hurqalya)
- santuari invisibili, isole verdi, e visioni interiori di verità spirituale
Il suo “spazio” non è segnato da coordinate geografiche, ma da stati dell’essere e gradi di consapevolezza.
Paralleli con altre tradizioni visionarie
- Bardo tibetano – Buddhismo Vajrayāna
Cos’è: lo stato intermedio tra morte e rinascita (o tra ogni fase della coscienza).
Come si accede: pontaneamente dopo la morte o tramite meditazioni yogiche.
Similitudini: anche qui le immagini archetipiche (divinità, luci, mandala) non sono allegoriche ma reali in un altro piano. Come l’Ottavo Clima, il Bardo è reversibile, simbolico, esperibile. - Mondo degli Archetipi – Carl Gustav Jung
Cos’è: la regione dell’inconscio collettivo popolata da immagini originarie (Anima, Ombra, Sé…).
Come si accede: mediante sogni, visioni, immaginazione attiva.
Similitudini: Jung stesso distingue tra fantasia e immaginazione attiva, intendendo quest’ultima come via iniziatica verso la totalità dell’essere. L’Imam Nascosto è una figura che può coincidere con il Sé archetipico. - Sukhāvatī – La “Terra Pura” di Amitābha – Buddhismo Mahāyāna
Cos’è: aradiso occidentale generato dalla compassione di Amitābha.
Come si accede: per fede e meditazione. È uno spazio sottile ma reale, dove progredire fino al risveglio completo.
Similitudini: come l’Isola Verde dell’Ottavo Clima, è un mondo simbolico, luminoso, puro, che nutre e protegge l’anima.
Tavola comparativa
| Elemento | Ottavo Clima (Corbin) | Bardo Tibetano | Jung – Archetipi | Sukhāvatī (Buddhismo) |
| Natura | Immaginale, reale ma non sensibile | Stato intermedio mentale | Inconscio collettivo | Terra sacra ultramondana |
| Accesso | Immaginazione attiva | Morte / meditazione | Sogni / visioni / simboli | Devozione e visualizzazione |
| Figura centrale | Iniziazione spirituale | Liberazione karmica | Individuazione/td> | Amitābha |
| Funzione | Spazio-tempo | Funzione dell’anima e del desiderio | Reversibile, visionario | Simbolico Eternità compassionevole |
| Linguaggio | Simboli, visioni, topografia sacra | Luci, mantra, archetipi | Mitologemi interiori | Loti, gemme, melodie celesti |
| Elemento | Ottavo Clima (Corbin) | Bardo Tibetano | Jung – Archetipi | Sukhāvatī (Buddhismo) |
Convergenze profonde
Tutte queste tradizioni affermano che:
- esiste un mondo interiore-reale, che non è né mera fantasia né allucinazione
- l’accesso richiede un cambiamento dello stato di coscienza
- le immagini non sono “immaginazioni” ma forme originarie che rivelano il senso ultimo dell’essere
- il cammino dell’anima è iniziatico, trasformativo e reale