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Data diretta: 28 Settembre 2023
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Nel corso di questa diretta del 28 febbraio 2023, Selene e Michaela si concentrano su un nuovo appuntamento con Le Carte dei NAT. Viene estratto il NAT 19, il Signore del Gioco d’Azzardo, legato all’accettazione e sull’attenzione consapevole senza giudizio. La meditazione guidata da Selene sarà sull’aumento della consapevolezza, grazie all’elaborazione di un’immagine di natura scelta dall’ascoltatore. La pratica è utile per affrontare il tema della dipendenza dall’azzardo e altre forme di dipendenza: potrai trasformare la relazione con le tue esperienze e la fragilità in forza.

Si parla di azzardo come metafora della vita, dove la consapevolezza può ridurre il rischio e aumentare la libertà personale. Viene evidenziata l’importanza di scegliere consapevolmente tra un cammino spirituale, che accetta e integra le sfide come opportunità di crescita, e un approccio terapeutico più tradizionale, che tende a evitare o anestetizzare il dolore. La discussione si estende all’effetto dei nostri antenati e della psicogenealogia sulle nostre tendenze e comportamenti attuali, sottolineando come la consapevolezza e l’accettazione possano influenzare positivamente la nostra vita e le nostre scelte.

Nat 19: Il Signore del Gioco d’Azzardo

Michaela: Allora, Signore del Gioco, era il figlio di un re di Pagan, città in cui venne inviato per sedare una rivolta. Invece di compiere il suo dovere, si fermò a scommettere ai combattimenti con i galli. Come conseguenza di questa sua inadempienza, venne condannato a una morte atroce. È raffigurato sul trono di loto in abiti regali, nell’atto di incalzare la spada che brandisce nella mano destra, repressa, incompresa, tradita, l’anima selvaggia si trasforma in una grave minaccia.

Selene: Questa è una carta di avvertimento per quanto riguarda il gioco d’azzardo e il rischio, in senso molto ampio. Quando ci assumiamo dei rischi, dobbiamo fare attenzione quando esce questa carta. Specialmente se la carta è rovesciata e abbiamo una tendenza al rischio, come per esempio il gioco d’azzardo. Il rischio proviene dai nostri antenati o meglio, dato che i nostri avi sono da vederci come immagini dell’anima, se questo archetipo dell’azzardo è presente nel mito che mettiamo sulla scena del vita vivendo, molto probabilmente proietteremo immagini di antenati che hanno azzardato, che hanno avuto questa tendenza ad azzardare e con conseguenze nefaste.

Quindi, dobbiamo osservare attentamente se c’è questa presenza in noi e nella nostra stirpe. Il gioco d’azzardo può manifestarsi sotto tante forme. Per esempio, si può azzardare con il compagno, la compagna. Alcuni non si sentono sufficientemente amati. Allora, azzardano, fanno finta di lasciare il compagno o la compagna, sperando che lui, lei, poi faccia la scena più drammatica, del tipo “No, non lasciarmi, ti darò più attenzione”.

Può essere che succeda, può anche essere che non succeda, può anche essere che il compagno, la compagna, sentendosi lasciato, attraverso un momento di grande crisi decide di interrompere la relazione. Perchè non ha intenzione di stare con qualcuno di così instabile: l’azzardo è nel far finta di lasciarti per vedere se ottengo ad avere più attenzione da te. Quale sarà il risultato? Ci riuscirò, vincerò, mi darai più attenzione davvero, oppure ti arrabbierai al punto che sarai tu, poi, alla fine, a lasciarmi?

Esistono tanti modi per azzardare: vado a un colloquio di lavoro e mi viene richiesta una lingua straniera che conosco a malapena. Scrivo nel questionario che la conosco bene, invece, pensando che magari non sarà necessario utilizzarla.

Vivere sull’orlo dell’azzardo

Attraverso spesso la dogana per tornare in Svizzera, quando vado in Italia per eventi e seminari. Alla dogana ti chiedono sempre se hai qualcosa da dichiarare. Magari rispondi di no, perchè sei stanco e vuoi ripartire subito. Però se poi ti chiedono di aprire il baule e dentro ci hai messo la spesa, cosa che non ricordavi fino a un attimo prima, ecco che compi l’azzardo.

Ci sono tanti modi per azzardare, no, vado a un colloquio di lavoro e mi è richiesta una lingua straniera che so a malapena. Scrivo nel questionario che la so bene, tanto, forse non me la chiederanno, azzardo è così via, no arrivi. Io passo molto spesso la dogana e perché vivo in Svizzera. Allora, vado spesso in Italia e sai quando poi torni indietro, non devi aver fatto la spesa perché sei fatto la spesa, la devi dichiarare, dogana. Però, tante volte uno non c’ha voglia di dichiarare, non tanto per non pagare la tassa, ma quanto perché è tardi e sera, è stanco, non c’ho voglia di stare lì con il doganieri, di andare dentro a dichiarare. Allora, credo che avere qualcosa da dichiarare, tu gli dici.

Supponiamo che tu sia in ritardo, vai veloce. Forse c’è un autovelox, un radar, forse non c’è; è un azzardo. A parte che è sempre un rischio andare veloce perché, superando il limite, si rischia la vita propria e quella degli altri. Insomma, è un brutto azzardo, però tanti lo fanno. Tutto questo per dire che ci sono infiniti modi di rischiare in ogni momento, ogni istante della vita.

Quando suona la sveglia al mattino e pensi “Ah, resto a letto altri 10 minuti”, anche questo può essere un azzardo; poi potresti arrivare in ritardo a un appuntamento, oppure no.

La nostra vita è continuamente un azzardo perché non abbiamo piena consapevolezza. Se riuscissimo ad avere questa consapevolezza, allora la vita non sarebbe così tanto un azzardo. Per avere quella consapevolezza necessaria a evitare di vivere continuamente in una condizione di rischio, è fondamentale meditare e praticare. Il mio maestro, il venerabile Gata Thera, maestro di meditazione, diceva che la mente è un oggetto estremamente instabile. Nello yoga si dice che la mente è come una scimmia che salta incessantemente da un ramo all’altro senza mai fermarsi. Il mio maestro sosteneva che è instabile e che, per intensificare la consapevolezza, è necessario stabilizzare la mente, e questo si fa con la meditazione e anche con lo yoga. La parola “yoga”, se ci pensi, deriva dalla radice “yuj”, che era il giogo usato per legare i buoi ai cavalli al palo. Quindi, lo yoga serve a domare la mente, a legarla a un punto fisso, a stabilizzarla e a tenerla ferma perché, riuscendo in questo, si risvegliano nella nostra coscienza tantissime doti, talenti, capacità.

Tra questi doni c’è un aumento della consapevolezza che ti permette di prevedere come andranno le cose, per cui vivi una vita in cui l’azzardo è molto inferiore, molto meno, perché sei più consapevole delle conseguenze delle tue azioni, come svegliarti 10 minuti dopo, guidare più veloce in autostrada, dire di no al tuo fornitore, fingere di lasciare il partner solo per avere una prova d’amore. Se sei consapevole, sai già quali saranno le conseguenze di tutti questi azzardi. Ecco, se sei consapevole, azzardi di meno.

La Consapevolezza Riduce l’Azzardo

Praticare è fondamentale per raggiungere questa consapevolezza; bisogna imparare a identificare la mente. Il mio maestro sosteneva che se una persona riesce a mantenere la mente focalizzata su un unico oggetto di contemplazione per almeno tre minuti, la sua consapevolezza aumenterà notevolmente, riducendo di molto l’azzardo nella sua vita. Questo perché l’azzardo è inversamente proporzionale alla consapevolezza. “Cosa ne pensi, Micaela?” “No, stavo riflettendo sulla definizione di azzardo; quindi, entrano in gioco anche tutte le forme di manipolazione. Come dicevi a proposito del lasciare un partner per innescare in lui o lei una reazione, in qualche modo c’è anche un tentativo di creare una realtà.”

Una realtà più favorevole rispetto a quella desiderata. Certamente, l’azzardo è il tentativo di creare una realtà più favorevole, ed è per questo che rischiamo. In ogni momento della nostra vita, rischiamo nel tentativo di creare una realtà più favorevole, ma “più favorevole” rispetto a cosa?

Rispetto alla situazione attuale. Nel gioco, ad esempio, il giocatore rischia il proprio denaro sperando di aumentarlo, di vincere. Tutti giocano per vincere, nessuno gioca per perdere. Pertanto, tutti azzardano nel tentativo di creare una realtà migliore rispetto a quella in cui si trovano. Questo si chiama azzardo perché il giocatore, colui che rischia, non sa se riuscirà a creare questa realtà migliore o meno.

Questo avviene perché manca la consapevolezza. Avendo più consapevolezza, si conosce in anticipo il possibile esito delle proprie azioni. Di conseguenza, l’azzardo diminuisce poiché si prevede il risultato delle proprie azioni prima che esse si verifichino. Quando la consapevolezza è elevatissima, si raggiunge la libertà: ci si libera dal Karma, si arriva al Nirvana, alla liberazione in vita. Secondo il buddismo Mahāyāna, questa condizione può essere trovata anche nel Samsara.

### Superare la debolezza: un cammino verso la forza

La libertà in vita, secondo i Terrana, è possibile ma instabile. Comunque, si può raggiungere un grado di libertà elevato nel travadere, chiamato nirota, anche in vita. Non è stabile, ma è possibile arrivarci quando la consapevolezza è elevatissima. Questo rappresenta il cammino del risveglio, il percorso spirituale per intensificare la consapevolezza. Pensando al gioco d’azzardo, si riflette su come esso sia anche una forma di dipendenza. E, in questo discorso, entra in gioco anche la dipendenza affettiva. Certamente, tutte le forme di dipendenza assomigliano all’azzardo, proprio perché sono un sintomo di debolezza della consapevolezza. Senza consapevolezza, c’è debolezza, una debolezza che porta, ovviamente, alla dipendenza.

La dipendenza affettiva, così come ogni forma di manipolazione, è sempre una manifestazione malata, in senso lato, non necessariamente patologico. È una riflessione che fa pensare. Ad esempio, aspettative non realistiche possono giocare un ruolo significativo in questo processo. Noi rischiamo perché ci aspettiamo un miglioramento della condizione attuale, ma questo desiderio di cambiamento è in realtà un’espressione di debolezza. Il debole non accetta mai la condizione attuale e vuole sempre cambiarla, mentre il forte accetta l’evento così com’è, non desiderando cambiarlo ma volendo essere all’altezza dell’evento che si presenta.

Questa distinzione tra il forte e il debole non è popolare, ma rappresenta due tratti della nostra coscienza. A ciascuno di noi spetta la decisione su quale dei due puntare e coltivare. Ci sono persone che portano rancore verso l’infanzia o i genitori, a causa di mancanza d’amore o manipolazione, cresciuti forse con genitori narcisisti. Questi individui possono crescere con un desiderio di vendetta, il cui esito migliore, purtroppo, sembra essere il fallimento nella propria vita, per mostrare ai genitori il loro fallimento. Questi comportamenti deboli, mirati a ferire il genitore attraverso la propria debolezza, devono essere superati.

Questi residui karmici, l’immagine dei genitori, dei fratelli, o delle figure familiari, vengono plasmate dai venti del nostro karma. Se hai avuto esperienze negative in famiglia e provi un senso di rivendicazione che ti porta a farti del male, questo è karma. È essenziale superare queste immagini per non rimanere prigionieri delle immagini dell’infanzia per tutta la vita, continuando a manifestare debolezza, azzardando e fallendo continuamente, fino a diventare dipendenti dall’azzardo.

Diventare forti significa risolvere le immagini dell’infanzia e persino quelle del concepimento. L’immagine biologica del nostro corpo è un’immagine karmica che dipende dal nostro karma al momento di entrare nell’utero. Secondo la tradizione legata al Bardo Thodol, o il Libro Tibetano dei Morti, e la tradizione dello yoga, a seconda del nostro karma, manifestiamo l’immagine di un corpo dotato di meriti e grazie, o di un corpo privo di questi. Tuttavia, possiamo cambiare questo destino fermando i venti del karma.

### Cambiare la prospettiva: la forza nella fragilità

Qualsiasi cambiamento è possibile; non c’è nulla che ci costringa o ci obblighi. Possiamo cambiare qualsiasi cosa modificando la relazione che abbiamo con essa. Se abbiamo un corpo con delle fragilità strutturali, possiamo trasformare queste fragilità in punti di forza cambiando la nostra relazione e il nostro giudizio su di esse, traslando e modificando tutti i valori. Non possiamo cambiare il corpo, ma possiamo cambiare tutti i valori attraverso i quali viviamo il corpo e, di conseguenza, alla fine cambiamo la funzione stessa del corpo.

Pensate a persone che hanno fatto della loro particolarità fisica un punto di forza, come attrici e personaggi molto celebri considerati bellissimi, tra cui Marilyn Monroe e Tom Cruise, che nonostante non siano alti, hanno trasformato questa caratteristica in un tratto distintivo di forza. Questo dimostra come un tratto del corpo, comunemente valutato in modo negativo, possa diventare un punto di forza se cambiamo la relazione con esso.

Anche la relazione con esperienze personali difficili, come avere una madre narcisista, può essere trasformata. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo cambiare la relazione che abbiamo con esso: perdonando, ringraziando, benedicendo e riuscendo ad amare, vedendo in queste figure una proiezione della nostra anima, immagini volute al fine di permetterci di sciogliere attaccamenti, paure e resistenze all’amore. Amare una madre che ti ha amato è facile; amare una madre narcisista richiede uno sforzo maggiore, ma se ci riusciamo, facciamo un salto evolutivo enorme.

Cambiando la relazione con le nostre esperienze, ci mettiamo in una posizione di forza che aumenta la nostra lucidità e consapevolezza. Se siamo deboli, tendiamo sempre a fuggire e a proteggerci, e la nostra consapevolezza ne risente. Rafforzandoci, invece, possiamo vedere le cose così come sono, senza fuggire. Con l’aumento della forza, cresce la consapevolezza. Questo processo inizia trasvalutando tutte le relazioni e le immagini dell’infanzia, rinforzandosi e progredendo nella consapevolezza. Questo grande lavoro ci porta a essere così consapevoli da non dover mai azzardare.

### La consapevolezza elimina la necessità di azzardare

Non avere bisogno di azzardare perché si è consapevoli. Non so se ho spiegato bene il processo che porta a non avere bisogno di azzardare. “Micaela, secondo te l’ho spiegato benissimo. È tutta una questione di consapevolezza, di capire il valore di quello che si sta facendo e quindi di rispondere con la pratica della meditazione, perché riesce a calmare la mente. E, come dicevi, bastano 5 minuti per fissare un oggetto e cercare di calmare la mente, un esercizio questo.” Sicuramente, sì, la pratica della meditazione è uno degli strumenti più sani e utili per fermare la mente senza perdersi nel turbine di domande sul perché mia madre era così, mio padre era così, la mia infanzia è stata così. Ma il mio compagno… effettivamente tutto parte da noi stessi, quindi sono assolutamente d’accordo sul fatto che è sempre e solo una questione di consapevolezza.

Dirselo, dire “Ok, è così, è così, SV parte”, per dirla con Pirandello, e quindi è l’atto che fai nei confronti di te stesso, anche l’onestà che hai nei confronti di te stesso nel dire “Ok, è così. Lo so, adesso pacifico tutto e vado avanti.” Certo, è vero che a volte alle persone piace indugiare sui limiti, piace indugiare nel dare la colpa agli altri, non assumendosi la propria responsabilità. Invece, a me ha incoraggiato molto quello che hai detto poco fa, e cioè a me, come Micaela, e cioè il fatto che possiamo cambiare tutto. Qualunque cosa possiamo cambiarla, anche solo sapere questo mi incoraggia tantissimo e mi dà un nuovo slancio alla giornata, perché è vero che possiamo cambiare qualunque situazione.### Oltre la struttura: la scelta di forza o debolezza

Infatti, possiamo cambiare qualunque situazione. Quando si parla di essere forti o deboli, questo dà fastidio perché molte persone pensano che si tratti di una condizione strutturale di nascita, immutabile. Ma è sempre una scelta, in ogni istante, una scelta che rinnoviamo a causa della relazione con le immagini fondamentali come padre, madre, fratello maggiore, fratello minore, sorella maggiore, sorella minore, figlio, figlia, compagno o compagna. Soprattutto la relazione con le figure fondamentali, che sono madre e padre, le quali la psiche proietta in tutti gli altri. Ogni istante della nostra vita decidiamo se essere forti o deboli. Siamo deboli per un senso di vendetta nei confronti di queste immagini, e siamo forti perché ci siamo liberati. Tuttavia, in ogni istante, possiamo decidere la nostra condizione perché possiamo cambiare la relazione, il valore, il significato della relazione che abbiamo avuto con i nostri genitori e, quindi, smettere di essere vittime.

Purtroppo, il paradigma terapeutico è stato propagato ad oltranza e oggi è visto come l’unico modo per affrontare disagi, disturbi, e problemi. Il paradigma terapeutico non mette mai in discussione i valori perché è funzionale al sistema; essendo un prodotto del sistema, non può mettere in discussione il sistema stesso. Invece, il cammino spirituale mette in discussione il sistema, non l’anima. Il modello terapeutico mette sempre in discussione l’anima e tutte le sue immagini perché noi abitiamo le immagini dell’anima. Quindi, se l’anima proietta l’immagine di un genitore narcisista, il paradigma terapeutico mette in discussione quell’immagine dell’anima come negativa e quindi ha degli effetti negativi. Di conseguenza, il paradigma terapeutico si esprime con una tendenza ad anestetizzare le conseguenze dolorose di quella immagine negativa del genitore narcisista.### Accogliere piuttosto che anestetizzare: il cammino spirituale verso l’accettazione

Dobbiamo anestetizzare le conseguenze della nostra relazione con quell’immagine? Questa è la terapia. Il cammino spirituale, invece, non mette mai in discussione l’immagine dell’anima. Se l’anima ha manifestato l’immagine di un genitore narcisista, io la accolgo, accetto e includo. Questa immagine e il mio obiettivo è essere all’altezza di queste immagini, non anestetizzare la sofferenza che deriva dalla presenza di un’immagine di questo tipo, perché non la considero negativa. Non posso considerarla negativa; è un’immagine dell’anima. Quindi, ha il suo perché di esistere, la sua funzione, che è quella di aiutarmi a sciogliere attaccamenti, paure e resistenze all’amore. Cioè, è quella di portarmi a essere in grado di perdonare e di amare un genitore narcisista. Perché, come dicevo prima, amare un genitore che ti ha amato è facile, ma amare un genitore narcisista è un grande salto evolutivo. Bisogna sciogliere molte resistenze all’amore per riuscire ad amare un genitore narcisista.

Quindi, il cammino spirituale è esattamente l’opposto del modello terapeutico. Il modello terapeutico filtra l’anima e le sue immagini attraverso le categorie diagnostiche, mettendo in discussione le immagini dell’anima, non i valori attraverso i quali queste immagini vengono filtrate. Il cammino spirituale, invece, mette in discussione i valori, che sono poi valori sui quali si fonda la civiltà, il sistema, non le immagini dell’anima. È chiaro che il modello terapeutico è funzionale al sistema, mettendo in discussione l’anima, non il sistema, non i valori su cui si fonda il sistema. Il modello spirituale, invece, è un atto di grande ribellione e di rivoluzione perché mette in discussione i valori sui quali si fonda il sistema, mai le immagini dell’anima.### Scegliere tra il sacro e il profano: i due cammini

Quindi, come mi diceva il mio maestro, il venerabile Gass Tastiera, i due cammini sono opposti e non si possono percorrere entrambi simultaneamente perché ci si spacca le gambe. O si prende la strada spirituale del sacro o si opta per quella del modello terapeutico, che è desacralizzata. È chiaro che poi c’è questo a che fare con il modello di riferimento: il modello terapeutico, il modello spirituale non ha a che fare con la singola persona. Ci sono tantissimi che si definiscono, o amano farsi definire, terapeuti ma che, pur tuttavia, hanno abbracciato il sacro. E oggi, fortunatamente, ci sono sempre più terapeuti che sanno vedere e sentire il sacro perché l’hanno trovato dentro di loro. Quindi, non ha a che fare con l’individuo ma con il modello, diciamo, il modello generale: il modello terapeutico desacralizzato e il modello spirituale sacro sono due cammini opposti.

Allora, se noi abbiamo delle dipendenze, date dall’azzardo in qualsiasi campo della vita, anche qui di fronte a questo noi possiamo scegliere: come affronto la mia dipendenza dall’azzardo? Con un modello terapeutico desacralizzato o con un cammino sacro, spirituale? È una scelta, non puoi sceglierli entrambi perché vanno in direzioni opposte. Quindi, devi scegliere o l’uno o l’altro. Chiaramente, il modello terapeutico desacralizzato oggi è propagandato ad oltranza. Quindi, sarà molto più facile incontrare quello che non è il cammino sacro. E per incontrare il cammino spirituale, devi svegliarti presto alla mattina, essere qui nelle dirette alle 7, per esempio. È vero, è un impegno, come tutte le cose. “Senti, allora facciamo una meditazione.”

Dai, facciamo questa meditazione che riguarda proprio l’aumento della consapevolezza. Prego di assumere una postura che esprime nobiltà e dignità, e questo si fa mantenendo dritta la colonna vertebrale. Perciò, potete mettervi a gambe incrociate oppure seduti sulla sedia nella posizione del faraone, con la colonna vertebrale ben eretta e il mento vicino al torace. Chiudete gli occhi.

Allora, proviamo a stare con gli occhi chiusi oppure teneteli leggermente socchiusi con lo sguardo puntato all’infinito senza mettere a fuoco quello che vedete. Evocate un’immagine che vi piace, un’immagine che vi dà gioia senza sforzo. Per esempio, se avete un cagnolino o un gattino, evocate l’immagine del vostro cagnolino o del vostro gattino. L’animale domestico è per eccellenza l’immagine di qualcosa di amorevole che, però, non produce sforzo. L’immagine del compagno o della compagna, per quanto l’amate, pur tuttavia, porta con sé un carico emotivo molto pesante, molto forte. Quindi, è più leggera l’immagine di un animale domestico, oppure di un paesaggio che vi piace molto, un fiore, il vostro albero migliore amico, una montagna che vi piace o l’immagine della Luna. I buddisti Shingon fanno questa meditazione sull’immagine della Luna. Io ne parlo nel mio libro “Wapi Sapi”, che contiene la descrizione di questo tipo di meditazione come viene fatta dai monaci Shingon sulla luna piena o sulla stella del mattino.### Trova il tuo centro: la pratica della meditazione focalizzata

Quindi, scegli l’oggetto della tua meditazione: può essere un gatto, un cane, una montagna, un albero, un luogo di natura che conosci molto bene, una piccola parte di questo luogo, un angolo, o la luna piena. Adesso, per qualche minuto, cerchiamo di mantenere la mente fissa su questa immagine che abbiamo scelto. Cerca di essere consapevole senza giudizio. Ti succederà che la tua mente si sposti. Appena te ne accorgi, la prendi e la riporti sull’oggetto della concentrazione.

Semplicemente cerca di mantenere la tua mente fissa sull’oggetto prescelto. Anche il corpo dovrebbe restare immobile perché, ovviamente, se il corpo si muove, anche la coscienza si muove. Quindi, teniamo da questo momento il corpo immobile e la mente fissa sull’oggetto che abbiamo scelto.

Prendiamo un respiro profondo ora e riapriamo semplicemente gli occhi. Usciamo dalla meditazione. E siamo stati qualche minuto, e non so fino a che punto siete riusciti a mantenere la mente concentrata su un oggetto, però avrete visto come la mente continuamente divaga. Allora, la devi prendere e riportare, prendere e riportare continuamente. Vero, assolutamente. Io ho seguito il tuo consiglio, ho pensato alle mie gatte e, ovviamente, dovevo riportare continuamente la mente alle mie gatte. È stato un esercizio utile, lo farò sempre adesso, a mantenere la mente fissa su un oggetto. È difficilissimo, ma è utile. Questo esercizio di pensare a qualcosa, o a qualcuno che ti è caro, e quindi riportare sempre l’asticella al centro, sempre al centro, fino a che non ti stabilizzi in qualche modo.

È un virtuosismo, però poi è vero che la mente si dilata, si rilassa e trova il suo equilibrio. Bene, anche oggi ci ha insegnato qualcosa di importante. Grazie a te, grazie a tutti voi di essere stati qui. Ci vediamo domenica a Lubrisia, a Brescia, e poi in tanti altri appuntamenti successivi che trovate sempre sul calendario degli eventi sul mio sito. Serena Carloni Williams ti abbraccio, Micaela. Abbraccio tutti noi. Ci vediamo stasera su Twitter. Ricordatevi che stasera io, Michela, alle 19, siamo su Twitter per una diretta davvero molto interessante. Parliamo di come si può utilizzare i social per fare una rivoluzione, cosa che, d’altra parte, noi stiamo facendo. Vero? Grandissima. Ciao, buona giornata. Se lei è buona giornata a tutti. Ciao.

Immagine di Morgan K Barraco

Morgan K Barraco