Nella diretta dell’8 febbraio 2024, Selene sottolinea l’importanza del rapporto con il denaro nel percorso spirituale e di sviluppo personale, contrariamente alla percezione comune che lo vede come un elemento negativo. Citando Sri Aurobindo, SCW evidenzia come ignorare o disprezzare il denaro sia un errore, poiché può diventare uno strumento per la crescita personale. Le immagini non pacificate del passato, considerati traumi secondo le teorie psicologiche, limitano la nostra capacità di vivere una vita prospera.
Diventa necessario superare queste barriere per immaginare e realizzare un futuro libero. Secondo la visione sciamanica e Buddhista, va promosso un superamento dell’Io e delle sue costrizioni mentali attraverso la pacificazione del passato. L’approccio binario del mondo, che divide tutto e tutti in termini duali come bene/male, giusto/sbagliato, buono/cattivo, ci allontana dal cammino spirituale. Il primo passo da compiere? Accettare il denaro come energia, spirito e utilizzarlo come strumento verso la libertà e la prosperità. In un cammino spirituale non si esclude la ricchezza, ma la si considera parte integrante delle esperienze di vita.
Esplorare il legame tra denaro e crescita personale
Desidero continuare a parlare del nostro rapporto con il denaro, perchè è un tema che suscita grande interesse. Attraverso questa relazione con il denaro, emergono tutte le nostre questioni spirituali, profonde, inconsce e psicologiche. Quindi, elaborare la nostra relazione con il denaro è un modo molto utile per lavorare su noi stessi. Come diceva il grande yogin Sri Aurobindo, è un grave errore ignorare la relazione con il denaro, relegandola a qualcosa di sporco che non ha nulla a che vedere con il percorso spirituale. Al contrario, anche il denaro può essere uno strumento per il nostro sviluppo personale.
Uno dei principali ostacoli alla conquista della prosperità e dell’abbondanza, che sono in realtà valori naturali, dato che la natura stessa è spontaneamente prospera e abbondante, è avere alle spalle immagini non pacificate del nostro passato. Le immagini turbate, o ciò che in terapia si definiscono traumi, creano una fissazione psichica con il passato, limitando la nostra capacità di immaginare un futuro libero da questi vincoli. Questi traumi, o immagini non pacificate, necessitano di essere risolti per non rimanere ancorati a un passato doloroso.
Nella visione sciamanica, a differenza di quella terapeutica, non si parla di trauma, in quanto tale concetto presuppone l’esistenza di un “Io”, di un’individualità che è stata traumatizzata. Questa prospettiva è adeguata in un contesto terapeutico focalizzato sul rafforzamento dell’Io, ma non in uno spirituale o sciamanico, dove l’obiettivo è superare l’Io. Secondo la filosofia Buddhista, l’Io è un’illusione, una gabbia che limita la nostra vera essenza. Come poeticamente espresso da Borges, nessun uomo è qualcuno, ma tutti sono parte di un unico essere libero e immortale. Questa visione dell’individualità come illusione, ci libera dalla nostra costruzione mentale limitante, ricordandoci che non siamo separati dal resto dell’universo.
In tutte le tradizioni spirituali del mondo, dal sufismo islamico allo shaktismo induista, dal cristianesimo esoterico al Buddhismo, si trova questo principio di non-dualità. L’esperienza spirituale mira quindi a superare l’Io. Non a curare l’individuo ma a pacificare l’immagine o l’evento perturbato, trattandolo come un’entità spirituale da armonizzare, non come un problema individuale da risolvere.
Ecco la grande e immensa distinzione tra l’esperienza terapeutica e l’esperienza mistica, spirituale e sciamanica. Le immagini perturbate del passato vincolano la psiche, che si ritrova intrappolata in un loop, in una continua ripetizione di quell’evento non risolto. Questa ripetizione costante di un dio adirato, cioè perturbato che non è stato pacificato, fa sì che la psiche debba impiegare un’enorme quantità di energia. Questo rappresenta uno dei principali ostacoli al raggiungimento della prosperità e dell’abbondanza, essendo uno dei vincoli più gravi che mantengono gli individui dentro il ciclo della privazione e della sensazione di penuria.
Ostacoli alla prosperità: come il passato non pacificato limita la nostra capacità di realizzazione
La soluzione, tuttavia, è semplice e naturale. Il problema è che gli esseri umani sono prigionieri della mente razionale, e ciò che è naturalmente semplice diventa per loro enormemente difficile. La soluzione consiste nel pacificare le immagini del passato, poiché gli eventi passati sono perturbati e sono chiusi nella gabbia della mente razionale, del giudizio mentale. Prendere un evento, un’entità, uno spirito, un nume, un dio, e chiuderlo nella gabbia della razionalità, del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, del vero e del falso, del vantaggio e dello svantaggio, della morale, lo perturba e lo sconvolge, mantenendoci vincolati al passato. Questo è l’ostacolo maggiore al raggiungimento della prosperità e dell’abbondanza.
L’equazione naturale è semplicissima: non riusciamo a raggiungere uno stato naturale di prosperità a 360 gradi — abbondanza non solo economica, ma anche di idee, affetti, creatività, salute — perché siamo vincolati a un passato perturbato. Dobbiamo pacificare l’evento perturbato, perché l’entità, lo spirito, il dio, è perturbato poiché l’abbiamo chiuso nella gabbia del giudizio mentale. Fondamentalmente, dobbiamo liberarci, andare oltre il bene e il male. Questa è l’esperienza spirituale e la via per la guarigione spirituale e la conquista della prosperità: andare oltre il bene e il male, il vero e il falso, il giusto e lo sbagliato. Comprendere che tutto ciò che ci accade è un espediente, un simbolo. Viviamo in un mondo simbolico; la parola “simbolo” deriva dal greco “sym” (“συμ”, insieme) e “ballo” (“βάλλω”, gettare, mettere), indicando ciò che unisce.
Riconoscere che tutti gli eventi che ci accadono sono simboli significa che servono a riunirci all’unità. Non esiste quindi un evento buono o cattivo, giusto o sbagliato, vantaggioso o svantaggioso: tutti gli eventi sono strumenti, simboli per riunirci alla divinità. Solo acquisendo questa visione possiamo pacificare integralmente il nostro passato, risolvendo tutti gli ostacoli che ci impediscono di essere prosperi e di vivere una vita pienamente prospera.
E invece siamo ancora qui a discutere su ciò che è giusto o sbagliato, vero o falso, bene o male. Ancora ci chiediamo se, come affermava il Buddha, esista la metempsicosi, la reincarnazione, mentre cristiani e musulmani sostengono l’esistenza di una sola vita, a differenza di buddisti e induisti che credono in molteplici esistenze. Che cosa è vero? Che cosa è falso? Che cosa è giusto? Che cosa è sbagliato? In realtà, questi sono solo espedienti, simboli, strumenti narrativi che permettono agli esseri umani di ritrovare la loro unione con la divinità. Alcune culture trovano più utile l’espediente delle molte vite, altre quello dell’unica esistenza. Ma alla fine, sono tutti simboli, narrazioni.
La vita è simbolo
Quello che viviamo quotidianamente è una narrazione, un simbolo, un espediente per riunirci alla divinità. Dobbiamo superare questa dicotomia di giusto e sbagliato, bene e male, che è spesso frutto di una morale utilitaristica usata per governare i popoli e che può portare alla violenza. Infatti, la guerra si basa su questi principi morali: “Io sono il buono, tu sei il cattivo, e ti distruggo perché rappresenti il male”. La guerra è intrinsecamente etica, moralistica.
Questo significa che l’etica e la morale sono concetti da superare. Non riesco a pensare a un inferno che non sia rappresentato dalla morale stessa. L’etica è l’inferno dell’umanità, il vero inferno. Se ci credi, trascorri la vita in questo inferno. La morale e l’etica sono espedienti, simboli, come tutto in questo mondo, e non bisogna aderire ciecamente a queste credenze. Avere meno credenze significa avere più elasticità mentale, essere capaci di superare la dicotomia del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, del vero e del falso, e questo apre la strada alla prosperità.
Quindi, se riusciamo a superare il bene e il male, possiamo guardare al nostro passato, a quell’evento traumatico che ci ha tanto coinvolto, e riuscire a pacificarlo, liberandolo dalla gabbia del giudizio, e dire all’evento, al dio: “Ti benedico, ti amo, ti perdono, ti ringrazio, e soprattutto ho fede in te. Se sei accaduto, riconosco la necessità del tuo esistere. Sei accaduto, ti riconosco come immagine dell’anima del mondo, quindi ho fede in te, nonostante la mente, con la sua morale, ti giudichi negativamente.”
Il Sigillo del Mago
Questa è la potenza del Sigillo del Mago, il simbolo che portiamo su anelli e ciondoli, rappresentato dalla lingua del drago con le tre stelle. Le tre stelle rappresentano le affermazioni “Ti benedico, ti amo, ti perdono, ti ringrazio”, perché ci sono eventi del passato che richiedono perdono, altri gratitudine, e l’amore è sempre centrale. Questa visione ci aiuta a pacificare le immagini del passato, liberando l’evento, il dio, dalla gabbia del giudizio mentale. È una prospettiva spirituale, sciamanica: non curiamo l’individuo traumatizzato ma liberiamo l’evento, pacifichiamo il dio. Questo ci dà accesso alla prosperità, liberandoci dalla necessità di restare vincolati al passato.
Fino a quando nel tuo passato avrai delle immagini non pacificate, sarà molto difficile raggiungere una vera prosperità. E con prosperità intendo un benessere a 360 gradi, non solo economico, ma anche di idee, creatività, affetti e salute. Dopotutto, i soldi da soli non valgono nulla senza una visione o creatività. Se non hai un progetto o un ideale, i soldi diventano solo un peso.
Quindi, dobbiamo essere capaci di osservare la nostra vita e il mondo con discernimento, ma senza giudizio. Discernimento e giudizio sono due concetti molto distinti: discernere significa avere una visione profonda, vidarshana come dicono i buddisti Theravada, ma nell’osservare non giudichiamo, vipassana, ovvero abbiamo una comprensione che va oltre il giudizio. Il mio maestro di meditazione, il venerabile Gata Thera, nella foresta dove ho trascorso sei anni, mi insegnava sempre questo concetto con il gesto di vidarshana, vipassana. Una delle immagini più vivide che ho è quella delle sue mani, segnate dall’età, che compivano questo gesto.
Trovo che questa sia la grande difficoltà nel raggiungere la prosperità e, in generale, nella vita di oggi: riuscire a discernere senza giudicare, ma semplicemente comprendendo e includendo. Questa è la sfida maggiore, quello che impedisce alle persone di accedere alla prosperità e all’abbondanza. Per conquistare la prosperità, devi essere altamente creativo, avere molte idee, e anche se 99 su 100 potrebbero essere sbagliate, quella centesima potrebbe essere quella giusta. Se non hai l’energia per generare tutte queste idee, non potrai mai raggiungere la prosperità. Devi quindi aver pacificato il passato, liberandolo dalla gabbia del giudizio mentale, per liberare la tua energia e non restare bloccato, consentendoti così di avere l’energia e l’elasticità mentale necessarie per visualizzare cento idee. Se rimani intrappolato nella gabbia del giudizio mentale, mancherai sia di energia che di flessibilità mentale e rimarrai bloccato, sempre vittima delle circostanze, senza trovare soluzioni. Lamentarsi senza trovare soluzioni non serve a nulla.
Non è corretto affermare che questo mondo sia ingiusto, sbagliato o negativo. Al contrario, il mondo è lo strumento, l’espediente che può offrirci la libertà e successivamente la prosperità. Vivere in questo mondo come prigionieri delle privazioni è assurdo, considerando che è proprio il mondo a fornirci i mezzi per ottenere libertà e prosperità. La libertà, dialetticamente parlando, è libertà da qualcosa, il che presuppone l’esistenza di un mondo che di per sé non è libero. Il mondo ci consente di raggiungere la libertà proprio perché presenta limitazioni, e la prosperità perché è complesso e sfidante, stimolando la nostra creatività. La creatività, un elemento femminile, notturno e lunare, si conquista attraverso il viaggio nell’ombra, non è un elemento solare ma lunare. Quindi, l’oscurità del mondo è essenziale per stimolare la nostra creatività e, attraverso di essa, raggiungere la prosperità.
Il giudizio e la dualità
Il problema nasce quando si cade nella trappola del giudicare ciò che è giusto o sbagliato, bene o male, e nell’idea di voler cambiare il mondo. Il mondo non ha bisogno di essere cambiato; è già adeguato così com’è. Ciò che possiamo fare è cambiare la nostra situazione personale, passando dalla privazione alla prosperità, ma l’idea di cambiare il mondo in sé è un errore. Questa percezione del mondo come sbagliato o negativo ci impedisce di raggiungere la prosperità. Pertanto, è importante evitare una mentalità complottista, che vede solo la negatività nel mondo e giudica continuamente, legandosi a una condizione di vittimismo e privazione.
Per conquistare la prosperità, è fondamentale pacificare due relazioni: quella con il nostro passato e quella con il mondo. Entrambe devono essere completamente armonizzate. Finché c’è anche solo un elemento, nel nostro passato o nel mondo, che evoca il nostro giudizio e ci impedisce di vedere la meraviglia o la magia, non potremo mai raggiungere una vera prosperità a 360 gradi. Ci sarà sempre qualcosa che ci manca, anche se la mancanza, in sé, è un’esperienza femminile ricca e parte della bellezza della vita. Tuttavia, sentirsi privati è diverso; è un inganno della mente.
Quindi, è essenziale immergersi profondamente nelle nostre relazioni con il passato e con il mondo, osservandole in profondità (vidarshana) e poi comprendendole e accettandole pienamente (vipassana).
La meditazione
Vi suggerisco di praticare il vidarshana, ovvero guardare in profondità la vostra vita a 360 gradi e chiedervi: in quale aspetto o sfera della mia vita provo un senso di privazione? Dove mi sento privato? Cosa mi manca? Fate un elenco. Alcuni si sentono privati del denaro, vivendo in una costante penuria economica; altri dell’affetto, sentendosi soli o abbandonati; ci sono quelli che si sentono privati della salute, malati; o della creatività, i cui giorni sembrano tutti uguali, incapaci di creare qualcosa di nuovo o di fantasia.
Chiedetevi di cosa vi sentite privati. Osservate in profondità, attraverso il vidarshana, la vostra vita e riflettete su quali aspetti vi sentite privati. Può essere il riconoscimento, per esempio, sentire che nonostante il duro lavoro non si viene riconosciuti. Identificate in quali aspetti della vostra vita sentite la privazione, ovvero la mancanza di abbondanza o prosperità. Qui c’è qualcosa da guarire, indicando che c’è una perturbazione.
Chiedetevi quale evento del passato o quale aspetto del mondo non avete ancora completamente accettato. Dietro questa sensazione di privazione c’è probabilmente un evento del passato o un aspetto del mondo che non è stato pacificato. Per quanto riguarda il passato, solitamente, se il senso di privazione è nella sfera affettiva, ciò deriva da una perturbazione nelle relazioni affettive passate. Se riguarda il denaro, potrebbe derivare da una perturbazione nelle relazioni economiche passate, personali o familiari. Se la privazione è nel campo del riconoscimento, significa che c’è stata una perturbazione nel passato, personale o ancestrale, riguardante il riconoscimento. Riguardo al mondo, la questione può essere più complessa, ma mantenendo aperta la domanda, la risposta arriverà.
Osservate il vostro passato e quello dei vostri antenati, che fungono da specchi per comprendere meglio voi stessi, e identificate dove risiede questa privazione. Qui troverete eventi e immagini perturbate da pacificare, possibilmente con il Sigillo del Mago: “Ti benedico, ti ringrazio, ti perdono, ti amo, ho fede in te”. Infine, chiedetevi quale aspetto del mondo non avete ancora completamente incluso e accettato, applicando il vipassana, una comprensione che va oltre il giudizio mentale.
Questo compito è decisamente più arduo e richiede spesso la guida di un maestro. È necessario il potere purificante del rituale e l’iniziazione, poiché questa comprensione può essere difficile. Ad esempio, se una persona si sente in penuria di affetto a causa della solitudine, come nel caso di una donna che non riesce a trovare un compagno a causa di un’immagine passata del maschile associata alla violenza, è chiaro che la sua psiche eviterà qualsiasi immagine maschile, vivendo così in privazione di affetto e compagnia. Andare a pacificare immagini di violenza del passato, nella nostra vita o in quelle dei nostri antenati, è molto complesso senza la guida di un maestro, poiché ciò implica un salto oltre il concetto di bene e male, richiedendo una profonda comprensione, inclusione, accettazione, una vipassana profonda.
Tuttavia, per raggiungere una condizione di prosperità a 360 gradi, è necessario compiere questo percorso. Senza di esso, rimarrete sempre legati a qualche forma di penuria in un aspetto o in un’area della vostra vita, avvertendo costantemente una sensazione di privazione. Il mondo, con la sua prole, le discipline e le scienze che partono dall’io e mirano al rinforzo delle categorie dell’io, non può aiutare in questo superamento. Solo il percorso spirituale può offrirvi la vera prosperità.
Voglio concludere sfatando il mito che vede il percorso spirituale e la ricchezza come direzioni opposte. Non è vero. Anche se al mistico la ricchezza può non interessare, ha comunque la capacità di essere ricco in qualsiasi momento della sua vita. Pensate a Siddhartha di Hermann Hesse: ha conosciuto sia la totale povertà che la ricchezza, la solitudine e l’amore di una donna, oltre all’ascesa spirituale. Ha vissuto tutte queste esperienze perché il vero mistico è colui a cui tutte le porte sono aperte, senza preclusioni. Questa è la vera condizione di prosperità: una condizione naturale in cui tutte le porte vi sono aperte. La scelta di attraversare una porta piuttosto che un’altra è vostra, ma questo non significa che tutte le porte non vi siano aperte. Questa è la condizione del mistico, una condizione di prosperità a 360 gradi che vale la pena conquistare in questa vita, perché non ha senso vivere nella privazione.
Allora, pratichiamo così: vidarshana, guardiamo in profondità nella nostra vita per identificare le aree in cui sentiamo penuria o privazione. Osserviamo il nostro passato per scoprire se ci sono immagini perturbate legate a questa sensazione di privazione e cerchiamo di pacificarle. Poi, esaminiamo la nostra immagine del mondo per vedere cosa è perturbato e cerchiamo di andare oltre il bene e il male, sviluppando una profonda comprensione, un’inclusione che è vipassana, comprendendo profondamente al di là dei filtri e dei veli del giudizio mentale.
Siate prosperi!
Uno sguardo al Giappone…
Potete trovare il video su Dasha in Costa Rica sul mio canale YouTube, Selene Calloni Williams. Andate a vederlo. Per quanto riguarda i viaggi, purtroppo per il Giappone è rimasto solo un posto per il viaggio che faremo questa primavera. Quindi, se qualcuno di voi è interessato, vi prego di scrivere immediatamente alla segreteria, all’indirizzo scw@selenecalloniwilliams.com.
È l’ultima occasione per venire in Giappone con noi perché, dopo, per un po’ di tempo non organizzeremo più viaggi lì. Nel nostro progetto Voyageillumination, ci concentriamo su una destinazione per un certo periodo, esplorandola da tutti gli aspetti mistici e spirituali. In Giappone, viviamo insieme agli yamabushi e al maestro Hoshino, facendo esperienze pratiche meravigliose. Poi, cambieremo meta; penso che in futuro torneremo in Grecia o in Bhutan, mete che abbiamo accantonato negli ultimi anni per concentrarci sul Giappone. Quindi, questa è l’ultima occasione per fare questo viaggio in Giappone con noi.





